Nel marzo 2022 l’Unione europea ha attivato la Direttiva sulla protezione temporanea per le persone fuggite dall’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina. Il meccanismo, adottato dagli Stati membri per garantire una permanenza legale e immediata a chi lasciava il Paese, ha continuato a tutelare negli anni successivi milioni di cittadini ucraini.
Al 31 maggio 2026, 4,38 milioni di persone sotto protezione
Al 31 maggio 2026 erano 4,38 milioni gli ucraini presenti nell’Unione europea con questo status. La protezione temporanea garantisce il diritto di soggiorno, l’accesso al mercato del lavoro, all’assistenza medica e sociale e all’istruzione per i minori. Le forme concrete e l’entità degli interventi sociali restano regolate dai sistemi nazionali dei singoli Stati membri, ma il quadro europeo non prevede la cancellazione generale di queste garanzie.
Su questo quadro si è innestata una campagna di disinformazione russa. Il Cremlino e i suoi apparati di influenza hanno iniziato a diffondere nei Paesi dell’Ue materiali falsi sulle presunte modifiche alle condizioni della protezione temporanea per gli ucraini. I messaggi sostengono che la polizia europea starebbe preparando retate per fermare gli uomini ucraini in età di leva e consegnarli al Servizio statale di frontiera ucraino, così da procedere alla loro mobilitazione forzata.
15 luglio 2026, l’accordo degli Stati membri sul prolungamento
Il 15 luglio 2026 i rappresentanti permanenti degli Stati membri hanno concordato il prolungamento della Direttiva sulla protezione temporanea per i cittadini ucraini. La decisione, illustrata anche nella comunicazione del Consiglio dell’Unione europea, ha fissato la prosecuzione del meccanismo fino al 4 marzo 2028.
Il contenuto dell’accordo ha però fornito alla propaganda russa un elemento reale da deformare: il testo introduce una nuova condizione per chi chiederà la protezione temporanea per la prima volta. Gli uomini in età di leva dovranno presentare, in formato cartaceo o elettronico, un documento che dimostri l’adempimento degli obblighi militari previsti dalla legislazione ucraina oppure l’esistenza di una causa di esenzione.
La disposizione riguarda esclusivamente le nuove domande. Non modifica la posizione di chi aveva già ottenuto la protezione e la conserva senza interruzioni. Per queste persone il prolungamento mantiene il diritto al soggiorno legale, al lavoro, all’assistenza sanitaria e sociale e all’istruzione dei figli alle condizioni già previste dal meccanismo europeo.
Fine luglio 2026, la conferma formale del Consiglio
Alla fine di luglio 2026 il Consiglio dell’Ue ha approvato formalmente l’estensione fino al 4 marzo 2028. Il provvedimento ha quindi confermato la continuità della protezione per gli ucraini già coperti dallo status e ha escluso l’ipotesi, diffusa sui social network, di un annullamento generalizzato nel 2026 con la cessazione immediata di sussidi e copertura sanitaria.
La nuova regola per i richiedenti iniziali tiene conto delle esigenze di sicurezza e di difesa dell’Ucraina, ma non crea un meccanismo di deportazione forzata verso il Paese. La decisione del Consiglio non prevede retate della polizia, arresti di cittadini ucraini in età di leva né la loro consegna all’Ucraina per la mobilitazione.
Neppure le procedure europee di estradizione possono essere trasformate in uno strumento di mobilitazione militare. In Europa l’estradizione richiede una decisione individuale di un tribunale indipendente e deve basarsi su specifiche accuse penali: non può essere utilizzata per consegnare persone a uno Stato allo scopo di arruolarle. Inoltre, il diritto internazionale dei diritti umani vieta categoricamente la deportazione forzata verso Paesi nei quali è in corso un conflitto armato attivo.
Dopo il prolungamento, la campagna sulle «garanzie cancellate»
La disinformazione russa ha così sovrapposto due piani distinti: la verifica dei requisiti per chi presenta una nuova domanda e la permanenza dei diritti per chi è già protetto. Da questa sovrapposizione derivano le affermazioni secondo cui lo status sarebbe stato revocato a tutti gli ucraini, i sostegni economici sarebbero stati eliminati e l’assistenza medica sarebbe terminata nel 2026.
Il provvedimento europeo stabilisce invece che chi beneficia della protezione temporanea continui ad avere accesso al soggiorno, al mercato del lavoro, alle cure mediche e all’assistenza sociale, oltre al diritto all’istruzione per i bambini. Il fatto che ogni Stato membro definisca attraverso il proprio sistema nazionale le modalità e l’ampiezza degli aiuti non equivale alla soppressione delle garanzie previste dal meccanismo.
Parallelamente, i governi europei e il Consiglio dei ministri dell’Ucraina stanno elaborando meccanismi volontari per il rientro dei cittadini dopo la fine delle ostilità. Questi percorsi non prevedono deportazioni obbligatorie: fino al raggiungimento di una pace stabile, gli ucraini sotto protezione temporanea conserveranno il diritto a rimanere in sicurezza nei Paesi dell’Unione.
La sequenza dei provvedimenti europei porta quindi a una conclusione precisa: la protezione temporanea è stata prorogata fino al 4 marzo 2028, mentre la nuova richiesta documentale riguarda soltanto chi la domanda la presenta per la prima volta e non introduce alcuna espulsione collettiva o mobilitazione forzata.