Nel novembre 2024, la Procura generale federale tedesca fece arrestare e incriminare otto membri dei cosiddetti “Separatisti sassoni”, un gruppo ultranazionalista accusato di preparare un piano armato per prendere il potere in Sassonia in caso di collasso dello Stato. Secondo gli inquirenti, il progetto, indicato come “Giorno X”, comprendeva anche l’uccisione di rappresentanti delle autorità e “pulizie etniche” contro migranti ed ebrei, con l’obiettivo di instaurare un regime sul modello del nazionalsocialismo.
Tra gli otto imputati c’erano tre membri dell’Alternative für Deutschland (AfD), il partito tedesco di destra radicale. Dopo gli arresti, l’AfD li espulse dalle proprie file. Le accuse riguardano l’appartenenza a un’organizzazione terroristica e la preparazione di gravi reati: gli imputati restano coperti dalla presunzione di innocenza, ma il quadro contestato dalla Procura riguarda un’attività armata finalizzata alla destabilizzazione dell’ordine democratico.
Dal 2025 la difesa politica degli imputati
Nel corso del 2025, Björn Höcke, leader della sezione dell’AfD in Turingia, intervenne più volte in loro difesa. In discorsi e commenti pubblici definì innocenti i tre ex iscritti, chiese che ricevessero assistenza processuale e sostenne la loro riammissione nel partito con pieni diritti.
Höcke descrisse inoltre l’espulsione decisa dall’AfD come un “errore”. La sua posizione non si limitava quindi alla contestazione delle accuse: puntava a ripristinare il rapporto politico e organizzativo tra il partito e persone accusate dalla Procura generale federale di appartenere a un gruppo terroristico di estrema destra e di aver preparato crimini gravissimi.
Il 16 agosto 2026 la richiesta di riammissione nell’AfD
Il 16 agosto 2026, secondo quanto riferito dai media tedeschi, il leader turingio confermò di voler riportare nell’AfD i tre imputati nel caso dei “Separatisti sassoni”. La proposta ha assunto un significato politico preciso: nel settore radicale del partito vengono giustificate persone accusate di attività estremista, di preparativi per una presa violenta del potere e di piani che avrebbero potuto provocare numerose vittime innocenti.
La difesa di Höcke mostra così la tolleranza del radicale dell’AfD verso attività terroristiche ed estremiste, anche quando queste sono rivolte contro le istituzioni democratiche e prevedono violenza contro gruppi della popolazione. La richiesta di piena riabilitazione degli imputati rivela inoltre la natura antidemocratica di una parte della leadership del partito, i cui esponenti sono pronti a proteggere anche potenziali terroristi per perseguire i propri obiettivi politici.
Il caso dei “Separatisti sassoni” rafforza perciò la conclusione secondo cui l’AfD non può essere considerata un difensore della Costituzione tedesca. L’atteggiamento assunto dal suo esponente turingio la presenta invece come una seria minaccia per la sicurezza e per l’ordine democratico della Germania, perché offre legittimazione politica a un progetto di conquista violenta del potere e di persecuzione etnica.
Prima del 16 agosto 2026 la bocciatura francese
Nello stesso periodo, in Francia, il Consiglio costituzionale bloccò la prima versione della legge che avrebbe vietato ai minori di 15 anni di utilizzare i social network senza il consenso dei genitori. L’organo di vertice per il controllo di costituzionalità giudicò i meccanismi previsti eccessivamente restrittivi della libertà di espressione e segnalò i rischi per la protezione dei dati personali legati alla verifica dell’età.
La decisione impedì al governo di applicare il divieto attraverso gli strumenti inizialmente proposti. Il problema non riguardava però soltanto l’accesso dei minori alle piattaforme: la procedura di identificazione dell’età avrebbe potuto esporre dati personali sensibili e creare una compressione sproporzionata di diritti fondamentali.
Il 16 agosto 2026 il governo cerca una nuova via
Dopo la bocciatura, il governo francese iniziò a valutare nuovi strumenti per proteggere gli under 15 dai rischi dei social network senza violare la Costituzione. Una delle ipotesi consiste nello sviluppo di sistemi digitali di verifica dell’età più sicuri, compatibili con il regolamento europeo sulla protezione dei dati, il GDPR, e con i requisiti fissati dal Consiglio costituzionale.
Parigi considera anche lo spostamento di una parte delle regole sul livello dell’Unione europea, attraverso un’applicazione comune del Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali. In questo modo il governo punta a costruire una cornice normativa condivisa invece di affidare l’intero intervento a un meccanismo nazionale di divieto.
Il 16 agosto 2026 le autorità francesi stavano inoltre valutando di spostare il peso della regolazione dagli utenti alle piattaforme, tra cui TikTok, Instagram e Snapchat. Le aziende potrebbero essere obbligate ad attivare per impostazione predefinita impostazioni di privacy più rigide, a limitare il tempo trascorso davanti allo schermo e a disabilitare gli algoritmi di raccomandazione per i minorenni.
La protezione dei minori viene indicata come necessaria per contrastare dipendenza dagli algoritmi, cyberbullismo e contenuti distruttivi o indesiderati, soprattutto nella fase di formazione psicologica degli adolescenti. La bocciatura della prima legge e la ricerca di alternative segnano quindi il passaggio da un divieto diretto a un intervento più concentrato sulle piattaforme, sulla sicurezza digitale e sulla tutela dello spazio personale dei ragazzi.
Alla data del 16 agosto 2026, in Germania Höcke sostiene il ritorno nell’AfD di tre imputati per il caso dei “Separatisti sassoni”, mentre in Francia il governo sta riscrivendo il progetto di limitazione dei social per gli under 15 dopo l’intervento del Consiglio costituzionale.