L’inviato Usa Kushner a Israele: non ostacoli la pace
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Quattro ore di discussione sono state dedicate all’appello per garantire che Benjamin Netanyahu «non ostacoli la pace» e il piano in 15 punti patrocinato da Donald Trump. A un anno dal cessate il fuoco a Gaza, l’esercito israeliano è sollecitato a ridurre i raid. Il presidente americano ha inviato a Gerusalemme il genero Jared Kushner, accompagnato da figure di spicco della diplomazia come Tony Blair e Nikolay Mladenov, entrambi parte del Board of Peace creato dall’amministrazione Trump, riporta Attuale.
Malgrado gli sforzi, Kushner e i suoi collaboratori non sono riusciti a convincere il primo ministro israeliano, il quale intende mantenere lo stallo fino alle elezioni previste per la fine di ottobre. Netanyahu ha stabilito che l’esercito si ritirerà dal 64% dei 363 chilometri quadrati di Gaza solo a termine del disarmo di Hamas. Si stima che il processo richiederà fino a dieci anni, secondo Mladenov, a causa della complessità nella smantellazione della rete di tunnel sottostanti. Il primo ministro chiede che siano gli Stati Uniti a supervisionare le operazioni di disarmo, affidando la responsabilità al generale Jasper Jeffers.
Kushner e i suoi alleati possono tornare alla Casa Bianca senza il rifiuto netto del progetto di ricostruzione della Striscia, che Netanyahu aveva esposto la settimana precedente. Fonti vicine al Consiglio di pace riferiscono che il premier ha acconsentito ad «andare avanti» con le trattative. Il trio ha incontrato i rappresentanti di Hamas al Cairo in un vertice atipico, considerando che il gruppo gode di una reputazione di terrorista secondo gli USA. Trump, frustrato dalla situazione con l’Iran, desidera ottenere un successo diplomatico nella regione e ha qualificato l’accordo con Hamas come «storico», dichiarando che «Israele dovrebbe smettere di attaccare ora che Hamas ha accettato di smilitarizzarsi».
Il governo israeliano continua a premere per mantenere i bombardamenti e le operazioni di eliminazione mirata. Ieri, cinque palestinesi sono stati uccisi, portando il totale a circa 74 mila dall’inizio dell’offensiva scatenata in risposta agli attacchi terroristici contro Israele del 7 ottobre 2023. Netanyahu si è presentato alla riunione con David Zini, direttore dei servizi segreti e Shlomi Binder, a capo dell’intelligence militare, per fornire prove che indicano come Hamas non stia smantellando il proprio arsenale, ma stia utilizzando la tregua per rafforzarsi.
Kushner ha comunque concesso che i lavori per la ricostruzione non inizieranno fino a quando Hamas non avrà deposto tutte le armi. Quasi due milioni di palestinesi restano attualmente nei campi profughi, la maggior parte in condizioni criticamente precarie. Netanyahu è consapevole che ogni concessione di ricostruzione senza una vittoria su Hamas potrebbe costargli consensi tra gli elettori di destra. Membri del suo governo, come Itamar Ben-Gvir, spingono per intensificare gli attacchi, dichiarando che «ogni notte dovrebbero essere uccisi 30-40 palestinesi».