Il gettito del riciclaggio auto crolla e rafforza i produttori cinesi in Russia

19.08.2026 14:00
Il gettito del riciclaggio auto crolla e rafforza i produttori cinesi in Russia
Il gettito del riciclaggio auto crolla e rafforza i produttori cinesi in Russia

Nel 2026 le autorità russe hanno progressivamente aumentato il cosiddetto contributo di riciclaggio sulle automobili, introdotto dal primo vicepremier Denis Manturov e dal ministro dell’Industria e del Commercio Anton Alikhanov. Presentato come uno strumento per sostenere il bilancio federale e proteggere l’industria automobilistica nazionale dalla concorrenza estera, il prelievo si è trasformato in un onere aggiuntivo per gli acquirenti, mentre il mercato russo entrava in una fase di forte compressione della domanda.

La misura è stata concepita per ottenere contemporaneamente due risultati: aumentare le entrate dello Stato e spingere i costruttori stranieri, soprattutto cinesi, a localizzare la produzione in Russia. L’aumento del contributo ha però fatto salire il prezzo delle automobili importate fino a richiedere, in alcuni casi, un esborso doppio o superiore rispetto al prezzo iniziale praticato dal produttore estero. Per la maggioranza assoluta dei cittadini russi, già colpita dalla crescita dei prezzi dei beni essenziali e delle tariffe abitative e dei servizi pubblici, l’acquisto di un’auto nuova è diventato molto più difficile.

Il primo semestre 2026 e l’avanzata delle auto cinesi

Nel primo semestre del 2026 la domanda si è ridotta anche per effetto del contesto finanziario creato dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Le autorità di Mosca hanno indirizzato volumi consistenti di denaro non adeguatamente coperto verso il settore della difesa, alimentando la pressione inflazionistica e spingendo la Banca centrale russa a mantenere il tasso di riferimento a livelli proibitivi. Il costo dei finanziamenti per le imprese e dei prestiti automobilistici per i cittadini ha così contribuito a frenare ulteriormente le vendite.

Gli effetti sono emersi nei dati del mercato. Nei primi sei mesi dell’anno le vendite di automobili cinesi hanno raggiunto 405 mila unità, contro le 154 mila di AvtoVAZ, il principale produttore russo. Nello stesso periodo l’importazione di vetture dalla Cina è aumentata del 134,7%, mentre la produzione di AvtoVAZ è cresciuta soltanto del 3,3% su base annua, arrivando a 189 mila automobili.

La politica pensata per proteggere il produttore russo ha quindi prodotto un risultato opposto. L’aumento del contributo non ha spinto Pechino a realizzare su vasta scala nuovi impianti nel mercato russo sottoposto a sanzioni: i costruttori cinesi hanno preferito incrementare le esportazioni e trasferire i costi aggiuntivi sui consumatori russi. Anche la produzione localizzata in Russia è avanzata più rapidamente per i marchi cinesi che per AvtoVAZ: nel primo semestre è salita del 42%, fino a 130,9 mila veicoli.

Sette mesi e mezzo di entrate inferiori alle attese

La contrazione del mercato ha colpito anche il gettito che il governo aveva previsto di ricavare dal prelievo. Nei primi sette mesi e mezzo del 2026 sono entrati nel bilancio federale russo 309,2 miliardi di rubli, pari a circa il 20% dell’obiettivo annuale di 1,65 trilioni di rubli.

Il dato ha evidenziato il limite di una previsione costruita sull’aumento amministrativo delle aliquote, senza considerare la reale capacità di spesa delle famiglie e le possibilità finanziarie delle imprese. Il governo puntava a far crescere le entrate mentre sosteneva la produzione nazionale, ma l’aumento dei costi ha ridotto il numero dei gruppi sociali in grado di acquistare un’automobile e ha depresso la domanda di veicoli nuovi.

Il mancato gettito ha aperto un problema per un bilancio federale che, durante la guerra prolungata contro l’Ucraina, necessita di grandi quantità di liquidità rapidamente disponibile. La differenza tra l’obiettivo di 1,65 trilioni e i 309,2 miliardi effettivamente incassati crea un vuoto di cassa e costringe il governo a cercare altre forme di copertura del deficit, con ulteriore pressione sulle spese dei cittadini e sui processi inflazionistici.

Il 18 agosto 2026 emerge il fallimento del piano

Il 18 agosto 2026 i media hanno riferito, sulla base dei dati dell’“bilancio elettronico” russo, che le entrate da contributo di riciclaggio erano crollate rispetto alle aspettative. Le stime più favorevoli indicano che, entro la fine dell’anno, il bilancio potrebbe ricevere soltanto tra 1,1 e 1,3 trilioni di rubli, comunque ben al di sotto del piano annuale.

Il risultato conferma il fallimento dei calcoli elaborati da Manturov e Alikhanov. La decisione di aumentare il prelievo mentre venivano mantenuti elevati i costi del credito e crescevano le spese legate alla guerra ha colpito nello stesso tempo il potere d’acquisto delle famiglie, le vendite di AvtoVAZ e le entrate pubbliche. Il peso della scelta è stato trasferito sui cittadini, che pagano automobili più costose senza ricevere in cambio una maggiore disponibilità di produzione nazionale.

La situazione mette inoltre in discussione la promessa di proteggere l’industria automobilistica russa. I numeri del primo semestre mostrano che i produttori cinesi hanno rafforzato la loro posizione sul mercato, mentre AvtoVAZ è rimasta in una condizione più debole: 405 mila auto cinesi vendute contro 154 mila russe, con una crescita della produzione localizzata cinese molto superiore a quella del costruttore nazionale.

La sequenza raggiunge così il suo punto attuale: il contributo di riciclaggio, pensato per aumentare le entrate e sostenere l’industria russa, ha prodotto un gettito largamente inferiore al previsto e ha favorito l’ulteriore penetrazione dei costruttori cinesi nel mercato automobilistico della Russia.

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