La Santa Sede preoccupata per l’accordo Israele-Libano e apre un dialogo con Mosca
La guerra è definita dal Papa come «un fallimento politico, morale e spirituale», richiedendo una strada verso il dialogo. Ieri, il Pontefice ha avuto un incontro con il presidente libanese Joseph Aoun, seguito da colloqui con il segretario di Stato Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher, capo della diplomazia vaticana. Al centro della discussione c’è l’accordo quadro firmato il 26 giugno da Stati Uniti, Israele e Libano, mirante a stabilizzare il confine meridionale e raggiungere una pace duratura. Il Vaticano ha espresso seria preoccupazione per le difficoltà nell’attuazione dell’intesa, promettendo supporto diplomatico, riporta Attuale.
Aoun ha sollecitato la Santa Sede a contribuire alla fine degli attacchi israeliani e al ritiro delle forze israeliane dalle aree occupate nel Sud del Libano, condizioni preliminari per la ricostruzione e il ritorno degli sfollati. Ha sottolineato anche l’importanza di estendere l’autorità di Beirut su tutto il territorio, ribadendo la competenza esclusiva dello Stato nelle decisioni belliche e di pace, un chiaro riferimento al disarmo di Hezbollah, considerato essenziale per la pace nella regione.
In un ulteriore sviluppo, martedì prossimo Gallagher volerà a Mosca per un incontro con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. La portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, ha annunciato che il dialogo tratterà oltre ai rapporti bilaterali, anche «questioni internazionali di interesse comune», prima tra tutte la guerra in Ucraina. Gallagher rimarrà in Russia fino al 28 agosto, ma il Cremlino ha chiarito che non è previsto un incontro diretto con Vladimir Putin, anche se saranno garantiti «contatti».
Questa missione di Gallagher rappresenta la prima visita ufficiale in Russia dalla invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, e si svolge poco dopo il suo viaggio in Ucraina come emissario del Papa, culminato con l’incontro a Kiev con il presidente Volodymyr Zelensky. La Santa Sede continua a tessere i propri legami diplomatici mentre i negoziati ufficiali sembrano stagnare: l’obiettivo è mantenere aperti i canali di comunicazione e preparare eventi futuri.