Un anno dopo la morte di Mariam Abu Dagga, emersi nuovi dettagli sui raid israeliani
Un anno dopo, il 25 agosto 2026, l’esercito israeliano è sotto accusa per i raid che hanno portato alla morte di Mariam Abu Dagga, fotoreporter dell’Independent Arabia, e di altri cinque giornalisti a Khan Younis. L’indagine avviata dal Independent mette in discussione la giustificazione dell’esercito, che aveva sostenuto di aver colpito una telecamera di Hamas. La realtà è che la telecamera apparteneva a Reuters e fu lasciata accanto al corpo di Hussam al-Masri, cameraman ucciso dal primo colpo. Dall’ottobre 2023, circa ventidue civili persero la vita in quel raid, tra cui anche Mohammed Salama di Al Jazeera e Ahmed Abu Aziz di Quds Feed, riporta Attuale.
Le ricostruzioni minute per minuto rivelano che la scala esterna dell’ospedale Al Nasser, utilizzata dai giornalisti per comunicare, era un luogo noto anche ai soldati israeliani, contrariamente a quanto sostenuto dall’esercito. Testimoni hanno parlato di prove di possibili crimini di guerra, mentre l’indagine interna è ancora aperta, senza che l’esercito fornisca dettagli sufficienti. Il Committee to Protect Journalists ha ufficialmente considerato l’uccisione di Mariam come un omicidio mirato, un attacco deliberato contro una professionista del settore.
Salma Kaddoumi, amica e collega di Mariam, ha condiviso il dolore e i ricordi dell’ultima notte trascorsa insieme, evidenziando il legame profondo tra le giornaliste di Gaza. Mariam ha iniziato a lavorare come reporter durante la Grande marcia del ritorno nel 2018 e ha affrontato sfide enormi nel documentare le crisi umanitarie, esprimendo preoccupazione per il racconto della sua vita e per la sicurezza dei suoi colleghi. Dodici giorni prima della sua morte, aveva assistito alla morte di Anas al-Sharif e di altri quattro colleghi, esprimendo la paura che anche lei-même potesse diventare una vittima.
Ghaith, il figlio di cinque anni di Mariam, ora vive negli Emirati con il padre. Mariam lo ha evacuato sperando in una breve separazione. Ha anche dovuto affrontare la perdita della madre malata di cancro e la distruzione della loro casa. In una dichiarazione straziante, il padre di Ghaith ha espresso il desiderio di vivere in pace, rifiutando la vendetta e cercando solo un futuro migliore per la sua famiglia.
La situazione in Gaza continua a essere critica: il Committee to Protect Journalists ha registrato almeno 207 giornalisti palestinesi uccisi dall’inizio della guerra, un numero senza precedenti in alcun conflitto dal 1992. In memoria di Mariam, è stato conferito postumo il International Press Freedom Hero Award, mentre il suo ritratto è stato presentato nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu dall’ambasciatore algerino, sottolineando la necessità urgente di proteggere i diritti dei giornalisti in situazioni di conflitto.