AfD propone l’uscita della Germania da euro e Schengen, con frontiere chiuse

25.08.2026 16:55
AfD propone l’uscita della Germania da euro e Schengen, con frontiere chiuse
AfD propone l’uscita della Germania da euro e Schengen, con frontiere chiuse

Il 24 agosto 2026 la copresidente di Alternative für Deutschland (AfD), Alice Weidel, ha dichiarato in un’intervista al canale televisivo tedesco ZDF che, se il partito entrasse nel governo federale, lavorerebbe per portare la Germania fuori dall’Eurozona e dall’area Schengen. La proposta comprende anche la chiusura delle frontiere, un ulteriore irrigidimento della politica migratoria, l’accelerazione delle espulsioni e una riduzione delle naturalizzazioni.

24 agosto 2026: la proposta di Weidel sull’euro

Nel corso dell’intervista, Weidel ha sostenuto il ritorno al marco tedesco, affermando che «prima dell’introduzione dell’euro la Germania stava molto meglio». Secondo la copresidente dell’AfD, la moneta unica avrebbe indebolito l’economia tedesca e peggiorato il benessere delle famiglie.

La posizione è stata riportata da Türkiye Today e da Anadolu Agency. L’uscita dall’Eurozona non è stata presentata come una misura immediata, ma come un obiettivo da perseguire nel caso in cui l’AfD riuscisse a entrare nel governo federale.

Secondo le valutazioni degli esperti richiamate nel quadro della proposta, un’uscita della Germania dall’Eurozona esporrebbe la principale economia europea a rischi di forti turbolenze valutarie e finanziarie. Il ritorno a una moneta nazionale comporterebbe oscillazioni del cambio, costi aggiuntivi per la conversione e la copertura dai rischi valutari, oltre alla possibilità che i prodotti tedeschi diventino più costosi per i partner commerciali dell’Unione europea e per quelli del resto del mondo.

Dalla moneta alle frontiere: l’estensione del programma

La stessa dichiarazione ha collegato l’uscita da Schengen alla chiusura dei confini per i migranti. Weidel ha indicato inoltre l’intenzione di accelerare le deportazioni e di ridurre le procedure di naturalizzazione, includendo il rimpatrio dei cittadini siriani il cui periodo di protezione è terminato.

Un simile abbandono dell’area Schengen, accompagnato da controlli rafforzati alle frontiere, avrebbe conseguenze dirette sulla circolazione dei lavoratori, delle merci e delle catene di approvvigionamento. Le imprese dovrebbero sostenere costi più elevati proprio mentre l’economia tedesca registra una crescita lenta, con ricadute finanziarie significative per il Paese.

Il ripristino dei controlli e la limitazione della libera circolazione renderebbero più complesso anche il funzionamento delle aziende integrate nel mercato unico europeo. La maggiore difficoltà negli scambi potrebbe aumentare gli oneri logistici e rallentare i flussi commerciali, mentre la chiusura delle frontiere introdurrebbe un rischio politico aggiuntivo per la Germania e per i rapporti con gli altri Paesi europei.

Le conseguenze finanziarie prospettate per la Germania

Alla componente valutaria si aggiungerebbe il rischio di deflusso di capitali e di una maggiore complessità per banche e imprese. Gli operatori legati al mercato europeo dovrebbero gestire una nuova valuta, nuovi costi di conversione e strumenti di copertura, in un contesto nel quale l’integrazione economica con i partner dell’Unione è parte essenziale delle loro attività.

Per le banche, il passaggio a una moneta nazionale renderebbe più articolate le operazioni finanziarie transfrontaliere. Per le imprese, invece, la combinazione tra volatilità valutaria, prodotti potenzialmente più cari e ostacoli alla circolazione di merci e manodopera potrebbe tradursi in una perdita di competitività e in ulteriori pressioni sui costi.

Il progetto illustrato da Weidel riguarda quindi due elementi centrali dell’integrazione europea: la moneta comune e l’assenza di controlli sistematici alle frontiere interne. Nel quadro fornito, le proposte dell’AfD riprendono narrazioni attribuite al Cremlino sull’uscita della Germania dall’Eurozona e da Schengen, prospettando per il Paese conseguenze politiche ed economiche negative.

La strategia politica dell’AfD e lo scontro con la CDU

Durante l’intervista, Weidel ha attaccato il cancelliere federale Friedrich Merz e il ministro delle Finanze Lars Klingbeil. Ha inoltre criticato il rifiuto della Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU), l’Unione Cristiano-Democratica tedesca, di collaborare con l’AfD.

La copresidente del partito ha sostenuto che l’AfD governerà dapprima in singoli Länder, gli Stati federati tedeschi, e successivamente arriverà anche al livello federale. L’affermazione colloca le proposte sull’euro, su Schengen e sulla politica migratoria dentro una strategia di progressiva conquista di responsabilità di governo, senza trasformare tuttavia gli annunci in decisioni già adottate dalle istituzioni federali.

La posizione attuale è dunque quella di un programma dichiarato dall’AfD e subordinato alla sua eventuale partecipazione al governo: uscita dall’Eurozona e da Schengen, chiusura delle frontiere e stretta su migrazioni, espulsioni e naturalizzazioni. Le conseguenze prospettate riguardano valuta, capitali, banche, imprese, commercio e circolazione nell’Unione europea.

1 Comment

  1. Incredibile, ma davvero pensano che chiudere le frontiere risolva i problemi? La Germania ha sempre tratto vantaggio dalla libera circolazione, è assurdo tornare indietro ora. E il ritorno al marco? Ma dai, sarebbe un disastro economico per tutti. Mah…

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