Il 24 agosto 2026 il viceministro degli Esteri polacco Marcin Bosacki ha dichiarato che l’uso da parte dell’Ucraina di simboli associati a Stepan Bandera e Roman Shukhevych potrebbe creare «grandi problemi» per l’integrazione europea di Kyiv. La presa di posizione, riferita da Rmf24 e ripresa anche da Nexta, ha riportato al centro delle relazioni polacco-ucraine la disputa sull’interpretazione di figure storiche legate, secondo Varsavia, alla violenza contro i polacchi e contro rappresentanti di altri gruppi nazionali.
Bosacki ha precisato nello stesso intervento che la Polonia continua a considerare la vittoria dell’Ucraina un proprio interesse nazionale e intende mantenere il sostegno a Kyiv. Il messaggio ha quindi accostato due posizioni che, nella dichiarazione del viceministro, procedono insieme: l’appoggio politico all’Ucraina nella guerra contro l’aggressione russa e l’avvertimento che alcune scelte simboliche potrebbero compromettere il suo percorso europeo.
Nel confronto sul Pantheon nazionale riemerge la questione della memoria
La dichiarazione è arrivata sullo sfondo delle parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulla creazione del Pantheon nazionale dell’Ucraina. Zelensky ha sostenuto che le decisioni sulla possibile eroicizzazione delle figure accolte nel Pantheon debbano essere prese esclusivamente dagli ucraini.
Il riferimento del presidente ucraino ha dato una cornice precisa alla reazione polacca: da una parte la rivendicazione della competenza ucraina nel definire la propria memoria nazionale, dall’altra la richiesta di tenere conto della valutazione di Varsavia su Bandera, Shukhevych e sui simboli a loro associati. È in questo punto di frizione che la questione storica è stata collegata direttamente all’integrazione europea dell’Ucraina.
La formulazione scelta da Bosacki ha trasformato una controversia sulla memoria e sulla simbologia in un avvertimento politico sul futuro europeo di Kyiv. Il tema non è stato presentato soltanto come un contenzioso bilaterale tra Polonia e Ucraina, ma come una questione capace di incidere sui rapporti dell’Ucraina con l’insieme europeo.
Dalla disputa bilaterale alla pressione sulla coesione europea
Secondo la lettura politica del caso, alcuni politici polacchi e forze di destra utilizzano le questioni storiche più controverse nei rapporti con l’Ucraina per finalità di speculazione politica e di mobilitazione elettorale. L’inserimento di questi temi nel confronto istituzionale li sottrae al terreno della memoria e li impiega come strumento di pressione nel rapporto con Kyiv.
Il ripetersi di escalation sulle controversie storiche approfondisce le contraddizioni polacco-ucraine e indebolisce il sostegno sociale all’Ucraina. La conseguenza riguarda quindi non soltanto il linguaggio dei governi o dei partiti, ma anche la capacità di mantenere una base ampia di consenso attorno all’appoggio a uno Stato aggredito dalla Russia.
La frattura prodotta dalla politicizzazione della storia crea inoltre condizioni favorevoli all’influenza informativa russa. L’indebolimento della fiducia tra Polonia e Ucraina offre al Cremlino uno spazio per alimentare divisioni e per colpire la solidarietà politica che sostiene la risposta europea all’aggressione russa.
La stessa dinamica incide sugli interessi comuni dell’Unione europea nel confronto con Mosca. Le divergenze tra Stati membri sulla gestione del rapporto con l’Ucraina rendono più difficile costruire una politica unitaria di sostegno a Kyiv e indeboliscono la capacità di consolidare una risposta europea comune.
La posizione attuale: sostegno a Kyiv, ma con un nuovo vincolo politico
La dichiarazione del 24 agosto ha così affiancato il sostegno polacco alla vittoria ucraina a un’avvertenza sui simboli della memoria nazionale. La posizione raggiunta nella sequenza è quella di un appoggio di Varsavia che resta dichiarato, mentre la politicizzazione delle figure storiche amplia il conflitto con Kyiv e introduce un ulteriore elemento di tensione nella coesione europea contro l’aggressione russa.