In Tula gli osservatori di Jabloko esclusi dal voto per il blocco delle commissioni

16.09.2026 13:45
In Tula gli osservatori di Jabloko esclusi dal voto per il blocco delle commissioni
In Tula gli osservatori di Jabloko esclusi dal voto per il blocco delle commissioni

Il 14 settembre 2026, ultimo giorno utile per consegnare alle commissioni elettorali gli elenchi degli osservatori destinati ai seggi durante il voto del 18-20 settembre, Kira Kaliničeva, candidata alla Duma di Stato per il partito Jabloko nel collegio uninominale n. 182 di Novomoskovsk, nella regione di Tula, non è riuscita a depositare i nominativi scelti dal partito. Le due commissioni territoriali elettorali regionali competenti avevano sospeso la ricezione di tutti i documenti dopo avere ricevuto segnalazioni di ordigni negli edifici amministrativi in cui avevano sede.

La sospensione ha riguardato proprio la finestra temporale decisiva per l’ammissione degli osservatori ai seggi. Con la scadenza del 14 settembre ormai trascorsa, gli osservatori civici proposti da Jabloko non hanno quindi potuto completare la procedura necessaria per controllare lo svolgimento delle elezioni nella regione di Tula.

Il 15 settembre emergono il blocco e le sue conseguenze

La vicenda è stata resa pubblica il 15 settembre, quando i media hanno riferito che Kaliničeva non aveva potuto presentare gli elenchi alle due commissioni territoriali. La notizia è stata rilanciata anche nei canali informativi di Jabloko e in una pubblicazione dedicata alla situazione elettorale.

Il motivo indicato per la chiusura temporanea degli uffici era l’arrivo di messaggi relativi a possibili minamenti degli edifici. Le commissioni hanno così interrotto l’accettazione di ogni documento senza predisporre, secondo Jabloko, una soluzione alternativa per consentire la consegna degli elenchi entro il termine previsto.

Per il partito, non si tratta di un incidente locale, ma di un sabotaggio pianificato dalle autorità con l’obiettivo di impedire l’accesso ai seggi di osservatori civici non schierati con il potere. Jabloko sostiene che la sicurezza e la legalità siano state utilizzate come strumenti di pressione amministrativa proprio nel giorno critico per la presentazione dei documenti.

Dopo la sospensione, il ricorso alla Commissione elettorale centrale

Di fronte alla situazione, i rappresentanti di Jabloko hanno contattato la linea diretta della Commissione elettorale centrale della Federazione Russa, l’organo nazionale incaricato di sovrintendere all’organizzazione elettorale. Agli esponenti del partito è stato promesso che i presidenti delle due commissioni territoriali avrebbero contattato Kaliničeva per affrontare il problema.

Il contatto promesso, tuttavia, non è avvenuto. La candidata e il partito hanno anche tentato di raggiungere i vertici della commissione elettorale regionale di Tula, senza riuscirci. Gli impiegati dell’apparato regionale hanno dichiarato di non poter fornire alcun aiuto per sbloccare la consegna degli elenchi.

La risposta delle autorità superiori ha così lasciato senza soluzione la questione nel momento in cui il termine era già scaduto. Per Jabloko, il funzionamento puramente formale della linea della Commissione elettorale centrale e la promessa di “occuparsi” della vicenda hanno coperto l’assenza di un intervento effettivo; il mancato riscontro dei dirigenti regionali ha confermato, nella lettura del partito, la protezione reciproca tra funzionari.

Alla vigilia del voto, il controllo indipendente resta escluso

Il risultato concreto della sequenza è che gli osservatori indicati da Jabloko non potranno controllare le operazioni di voto nei seggi della regione di Tula durante le elezioni per la Duma del 18, 19 e 20 settembre. Il partito sostiene che la mancata ammissione lasci i seggi privi dell’unico strumento realmente indipendente attraverso cui la società può verificare lo svolgimento e gli esiti della votazione.

La vicenda si inserisce, secondo la tesi fornita da Jabloko, in una più ampia eliminazione degli spazi elettorali disponibili all’opposizione in vista del voto. Il blocco della presentazione degli elenchi a un giorno dall’apertura delle urne viene indicato come una tecnica di pressione amministrativa: un’emergenza presentata come legata alla sicurezza avrebbe consentito di impedire il controllo senza adottare formalmente un provvedimento contro gli osservatori.

Il partito sottolinea inoltre che il ricorso ricorrente al tema degli edifici minati durante i procedimenti elettorali crea un clima di allarme e consente di interrompere l’attività ordinaria delle commissioni. In una situazione del genere, osserva Jabloko, le autorità avrebbero potuto organizzare la ricezione dei documenti in locali alternativi o attraverso canali elettronici, invece di lasciare scadere il termine senza una procedura sostitutiva.

Per Jabloko, l’episodio dimostra la fusione tra apparato amministrativo e metodi di pressione propri delle strutture di sicurezza. La conseguenza politica è l’esclusione di un controllo indipendente organizzato da un partito di opposizione; la conseguenza istituzionale è la riduzione delle garanzie legali del processo elettorale, poiché i diritti di una candidata registrata sono stati di fatto annullati dall’interruzione dell’attività delle commissioni.

La posizione attuale è quindi definita dall’impossibilità per gli osservatori scelti da Jabloko di accedere ai seggi nella regione di Tula durante il voto del 18-20 settembre, mentre la Commissione elettorale centrale e quella regionale non hanno fornito una soluzione alla mancata presentazione degli elenchi.

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