La Corte Suprema degli Stati Uniti autorizza modifiche al voto per corrispondenza prima delle elezioni di metà mandato
Lunedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha in parte autorizzato l’amministrazione del presidente Donald Trump a proseguire con i suoi piani per limitare il voto per corrispondenza prima delle elezioni di metà mandato, previste per il prossimo 3 novembre, riporta Attuale. Gli ultimi anni hanno visto Trump politicizzare l’argomento, sostenendo senza prove che il voto per corrispondenza conduca a frodi elettorali. Un ordine esecutivo emesso a marzo mirava a limitare e regolare ulteriormente questo metodo di voto, scatenando numerosi ricorsi in vari tribunali, culminati fino alla Corte Suprema.
Le incertezze sull’impatto delle modifiche potrebbero avere ripercussioni logistiche a livello locale o addirittura scoraggiare gli elettori. Anche nel caso in cui l’ordine esecutivo non entri in vigore, la confusione generata sta creando inquietudini tra le autorità locali.
L’ordine esecutivo di Trump include due novità significative. La prima prevede che il dipartimento della Sicurezza interna prepari “elenchi statali di cittadinanza” per identificare gli elettori idonei. Questi elenchi dovrebbero essere inviati a tutti gli stati, i quali sono tenuti ad utilizzarli per escludere dalle loro liste chi non possiede il diritto di voto. La casa Bianca sostiene che questa procedura sia necessaria per prevenire la partecipazione di immigrati senza diritto, sebbene problematiche di questo tipo siano rare.
I tribunali non hanno al momento ostacolato la creazione di tali elenchi; tuttavia, la seconda parte dell’ordine, che attribuisce all’USPS il potere di determinare a chi inviare e, soprattutto, a chi non inviare le schede elettorali, è più controversa. Nonostante il voto per corrispondenza sia un’opzione legittima in tutti gli stati, Trump ha costantemente affermato che è soggetto a frodi, nonostante lui stesso abbia votato per posta in Florida.
Il Suddivide la gestione del voto per corrispondenza, richiedendo agli stati di inserire i dati degli elettori “verificati” su un portale USPS, per assicurarsi che solo questi ricevano le schede. Inoltre, l’USPS dovrà aggiornare le procedure di voto, adottando nuove buste standardizzate e codici a barre univoci.
L’ordine consente anche all’USPS di non inviare schede a elettori che le hanno richieste negli stati che non attueranno le nuove norme, rendendo così difficile il voto per corrispondenza per i cittadini di stati probabilmente Democratici, a ridosso delle elezioni.
Il 21 agosto, l’USPS ha pubblicato una nuova versione del suo regolamento, che si adegua all’ordine esecutivo, specificando che l’attivazione avverrà solo in caso di approvazione da parte della Corte Suprema. La questione è attualmente bloccata da una sentenza della giudice del Massachusetts, Indira Talwani, che ha accolto una causa dell’American Civil Liberties Union, contestando la costituzionalità delle norme di Trump.
Inoltre, lunedì la Corte Suprema ha analizzato un’altra causa avanzata da stati Democratici per annullare le nuove norme, argomentando che esse causerebbero danni. La Corte, evitando di entrare nel merito, ha ritenuto la richiesta prematura, poiché presentata prima dell’uscita delle nuove normative.
Al momento, la Corte non ha stabilito quando si esprimerà definitivamente sulle nuove modalità volute da Trump, né se altre cause potrebbero bloccare nuovamente l’ordine esecutivo, utilizzando altri argomenti giuridici.