La Corte Suprema sostiene Trump sul voto per corrispondenza, ma la controversia continua

25.08.2026 13:25
La Corte Suprema sostiene Trump sul voto per corrispondenza, ma la controversia continua

Decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sulle Elezioni di Metà Mandato

A meno di tre mesi dalle elezioni di metà mandato, la Corte Suprema concede a Donald Trump una vittoria sul suo obiettivo di riformare il voto per corrispondenza. Con un’ordinanza non firmata, i giudici statunitensi hanno stabilito che gli Stati non possono, al momento, impedire l’implementazione della direttiva dell’amministrazione che intende introdurre nuovi controlli sulle schede inviate per posta, riporta Attuale.

La decisione della Corte non implica un riconoscimento della legittimità dell’intero progetto di Trump. Infatti, i giudici hanno chiarito che la questione fondamentale — ossia se l’amministrazione federale abbia realmente il potere di influenzare le modalità con cui gli Stati organizzano le elezioni — rimane irrisolta. Proceduralmente, molti giuristi della Corte Suprema affermano che gli Stati che hanno fatto ricorso non hanno dimostrato legittimamente di poter contestare la direttiva, poiché si tratta di una disposizione interna all’amministrazione federale non direttamente lesiva della loro gestione elettorale.

Al contrario, l’abrogazione dell’ordine avrebbe potuto provocare un danno irreparabile all’amministrazione Trump. La Corte infatti sottolinea che la direttiva «non disciplina le procedure di registrazione degli elettori» e non mina l’autorità degli Stati di definire le proprie regole elettorali. Tuttavia, il conflitto si concentra proprio su questo punto. L’ordine esecutivo firmato da Trump a marzo prevede che il Dipartimento della Sicurezza Nazionale elabori un elenco di cittadini aventi diritto al voto e stabilisce che il Postal Service accetti le schede elettorali solo da elettori presenti in quelle liste.

Questa procedura ha sollevato interrogativi significativi, poiché gli elenchi degli elettori non sono statici e possono variare a causa di trasferimenti, decessi e altre circostanze. Le organizzazioni per la difesa dei diritti elettorali avvertono che una lista nazionale rischierebbe di diventare rapidamente obsoleta, escludendo elettori legittimati a votare. La reazione legale è arrivata in primavera, con una coalizione di procuratori generali democratici che ha contestato l’ordine. A giugno, la giudice federale del Massachusetts, Indira Talwani, ha bloccato alcune disposizioni fondamentali, misura confermata a luglio da una corte d’appello federale, spingendo l’amministrazione a rivolgersi alla Corte Suprema.

I giudici d’appello hanno avvertito che l’iniziativa potrebbe provocare un intervento «senza precedenti» dei funzionari federali nelle elezioni statali, con il rischio di creare confusione e privare alcuni cittadini del diritto di voto. Questo è il punto su cui hanno insistito i tre giudici liberali della Corte Suprema che hanno votato contro la decisione. In particolare, Ketanji Brown Jackson ha criticato la maggioranza per non aver chiarito i termini in cui sarà possibile contestare l’interferenza dell’amministrazione federale nel processo elettorale.

La controversia quindi non è conclusa. Recentemente, Talwani ha emesso una nuova ingiunzione contro il tentativo dell’amministrazione di influenzare il sistema elettorale a livello nazionale, creando ulteriori tensioni in un contesto elettorale in rapida evoluzione. Dietro le dispute sul voto per corrispondenza, si cela una questione costituzionale più ampia: la Costituzione Americana assegna agli Stati un ruolo predominante nell’organizzazione delle elezioni, mentre al Congresso spetta il potere di legislatore. Il presidente, invece, non ha l’autorità autonoma di intervenire.

Trump ha costruito gran parte della sua retorica politica sull’idea di complicare il voto per corrispondenza, sostenendo di dover combattere le presunte frodi. Tuttavia, studi indicano che le frodi elettorali legate al voto per corrispondenza sono rare e non sufficientemente diffuse da alterare i risultati delle elezioni. Concomitantemente, la Casa Bianca sta cercando di spostare il dibattito sul piano legislativo. Trump ha fatto pressioni affinché i repubblicani approvino il Save America Act, proposta che introduca regole più severe per il voto, ma che non abolirebbe formalmente il voto per corrispondenza. Al Senato, il provvedimento non ha attualmente il supporto necessario per passare, secondo quanto riferito dal leader della maggioranza, John Thune.

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