Nella città di Rahat, alta affluenza elettorale: «Abbiamo vinto, ora ci ascoltino»

28.10.2026 23:55
Nella città di Rahat, alta affluenza elettorale: «Abbiamo vinto, ora ci ascoltino»

Nel deserto del Negev, dove il sole tramonta rapidamente, Ahmad, un giovane beduino di 24 anni, denuncia il sistematico abbattimento delle case nel suo villaggio, perpetrato dalle forze di sicurezza israeliane. Recentemente, le ruspe della polizia, sotto la direzione di Itamar Ben-Gvir, hanno demolito ottanta abitazioni e una moschea, etichettando queste strutture come abusive. «Siamo cittadini israeliani, paghiamo le tasse e studiamo, ma ci lasciano senza un tetto», afferma Ahmad, mentre si dirige verso il suo caffè preferito, Black, riporta Attuale.

I pastori del deserto

Poco distante, i minareti bianchi di Rahat si stagliano nel buio. Fondata nel 1972, la città è stata concepita per rinchiudere i beduini che da secoli percorrono queste terre. Oggi contano quasi ottantamila residenti, in uno dei centri più impoveriti di Israele, caratterizzato da case incomplete e strade deserte.

Demolizioni record

Con la nomina di Ben-Gvir a ministro della Sicurezza nazionale, il ritmo delle demolizioni ha raggiunto il picco. Il governo mira a svuotare i villaggi e liberare il territorio; Bezalel Smotrich ha dichiarato ambiziosamente di voler portare «un milione di ebrei in più» nella regione. Un barista locale commenta: «Questa volta abbiamo votato quasi tutti, perché con quel governo è diventato impossibile vivere».

L’affluenza a Nazareth

Martedì, l’85% degli elettori a Rahat ha partecipato alle elezioni, uno dei tassi più elevati mai registrati nelle città arabe. Questo segna un notevole incremento rispetto al 61% delle precedenti elezioni. Anche sua madre ha votato per la prima volta. A Umm al-Fahm, l’affluenza è passata dal 38% al 70%, e a Nazareth dal 48% al 70%. In un’elezione in cui hanno perso la maggior parte, gli arabi sono riusciti a ottenere 19 seggi, un record. Senza il loro supporto, Netanyahu non avrebbe la maggioranza, mentre Eisenkot non può governare senza di loro.

Il vecchio e il giovane

Al Black, l’atmosfera è di euforia. La fazione Ra’am, guidata da Mansour Abbas, si prepara a tornare al potere. Un amico di Ahmad esprime il desiderio di un’alleanza con Netanyahu, ma un anziano nella caffetteria riporta il suo amico alla realtà: «Sei pazzo. Netanyahu ha ucciso i nostri fratelli. Essere pragmatici va bene, ma è fondamentale mantenere la dignità».

Sogno di pace

A nord, ha prevalso la Lista unita, l’alleanza che raggruppa comunisti, nazionalisti e il partito di Ahmad Tibi, raddoppiando i seggi. Ayman Odeh, noto avvocato di Haifa, è un portavoce del fronte comune tra arabi ed ebrei. «La guerra a Gaza, i coloni e il razzismo ci hanno spinto verso il voto» afferma, sottolineando le difficoltà quotidiane vissute dalle comunità arabe. Ahmad evidenzia il pregiudizio subito: «A volte mi trattano da terrorista».

Le accuse del Likud

Ieri, il Likud ha accusato i partiti arabi di aver «rubato le elezioni», a cui Odeh risponde: «Senza di noi, Netanyahu avrebbe formato lo stesso governo fascista». Eisenkot, ex generale pro guerra, ha negato ogni possibilità di alleanza, dichiarando la sua intenzione di non voler i voti arabi. Odeh ha ventilato l’idea di offrire una rete di sicurezza in cambio di un’inchiesta sulla violenza e sui crimini a Gaza. «La lezione dell’Europa è chiara: quando il fascismo è al potere, è necessario costruire alleanze per fermarlo». Tre arabi su quattro concordano con Ahmad: «Abbiamo vinto, ora devono ascoltare la nostra voce. Non possono più fingere che non esistiamo».

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