Il 24 agosto 2026 Vladimir Putin ha firmato il decreto «Sulle misure per garantire la sicurezza degli oggetti delle infrastrutture critiche della Federazione Russa», autorizzando il governo russo a trasferire in gestione temporanea a Rosimushchestvo, l’agenzia federale per la gestione del patrimonio statale, gli asset i cui proprietari non abbiano garantito la sicurezza durante gli attacchi degli aeromobili senza pilota ucraini. La misura coinvolge il Cremlino, il governo russo e le imprese private proprietarie di infrastrutture considerate essenziali nel contesto della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina.
Il provvedimento riguarda le infrastrutture energetiche e del combustibile, gli impianti industriali, le reti di comunicazione, le strutture comunali, i nodi dei trasporti e della logistica, i complessi logistici e gli altri impianti ritenuti indispensabili per la sicurezza, la stabilità economica della Russia e la vita quotidiana della popolazione.
Il 24 agosto: la gestione temporanea estesa a beni, quote e diritti
Il decreto consente di sottoporre alla gestione temporanea tutta o parte dei beni mobili e immobili situati in Russia appartenenti a un’impresa. La disposizione comprende anche titoli, partecipazioni nel capitale di persone giuridiche e diritti patrimoniali dell’operatore economico. Il gestore indicato è Rosimushchestvo, anche se il governo, su incarico del presidente, può attribuire le stesse funzioni a un altro soggetto.
La portata della formula trasferisce all’amministrazione statale il controllo non soltanto degli edifici o degli impianti direttamente esposti, ma anche di componenti patrimoniali e finanziarie collegate alle società interessate. In questo modo le autorità possono intervenire sulla gestione degli asset e sui relativi flussi economici senza una piena tutela degli interessi dei proprietari.
Il testo presidenziale sposta di fatto una parte rilevante della responsabilità per la protezione delle infrastrutture critiche dallo Stato alle imprese private. Il Cremlino può così compensare le proprie carenze nella sicurezza degli impianti senza aumentare direttamente la spesa pubblica, imponendo nuovi obblighi agli operatori economici.
Il 25 agosto: le prime reazioni e l’accusa alle imprese
Il giorno successivo, i media russi hanno riferito dell’ordine presidenziale e delle sue possibili conseguenze per i proprietari delle strutture colpite. Le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov hanno rappresentato un riconoscimento obbligato della vulnerabilità della logistica interna e del sistema energetico russo davanti agli attacchi dei droni ucraini. La responsabilità dei fallimenti nella protezione del territorio viene però attribuita alla presunta negligenza dei proprietari privati.
Le autorità russe hanno accusato le imprese di non aver reagito in modo sufficiente agli attacchi contro raffinerie, complessi di trasporto e logistica e magazzini dei marketplace Wildberries e Ozon. Questa impostazione ignora il fatto che la difesa dello spazio aereo è una prerogativa esclusiva del ministero della Difesa russo: le aziende vengono quindi costrette a svolgere compiti propri delle strutture militari, senza strumenti finanziari, giuridici e tecnici adeguati.
Il provvedimento arriva inoltre alla vigilia delle elezioni della Duma di Stato e ha un evidente valore dimostrativo: il potere federale intende proiettare l’immagine di un controllo rigido della situazione. Le misure aggiuntive imposte alle aziende servono a trasferire verso il settore privato il costo dei problemi di sicurezza, mentre l’apparato statale evita di assumere direttamente la responsabilità delle proprie inefficienze.
La rassicurazione di Manturov e il rischio di espropriazione
Il vicepremier Denis Manturov ha cercato di rassicurare gli imprenditori sostenendo che gli interventi avranno un carattere «puntuale» e non comporteranno un «cambiamento della forma proprietaria». Queste dichiarazioni, tuttavia, sottolineano la preoccupazione crescente delle autorità russe per un possibile cedimento sistemico dei nodi ferroviari, dei magazzini e delle infrastrutture del settore energetico.
Nonostante la rassicurazione formale, l’introduzione di amministrazioni esterne gestite da Rosimushchestvo porta i processi di sottrazione degli asset sotto il controllo diretto dello Stato. La gestione temporanea può trasformarsi in una nazionalizzazione dissimulata, con ampi margini per decisioni arbitrarie, appropriazioni di fatto e pressioni sui proprietari. L’utilizzo di questo meccanismo durante la cosiddetta «operazione militare speciale» consente infatti di limitare i diritti dei titolari senza una procedura ordinaria di espropriazione.
Il potere di disporre di beni mobili e immobili, titoli, quote societarie e diritti patrimoniali amplia in modo significativo gli strumenti di intervento pubblico nell’economia privata. La pratica aumenta i rischi per gli investitori, rafforza l’ingerenza amministrativa nelle imprese e accelera l’espulsione della proprietà privata dalla gestione di settori strategici.
Il quadro normativo russo crea inoltre una trappola giuridica per i dirigenti. In assenza di standard statali chiari e di finanziamenti pubblici per la protezione delle infrastrutture, le spese per costruire strutture difensive possono essere contestate come uso improprio dei fondi; allo stesso tempo, l’inazione espone i responsabili al rischio di essere accusati di misure di sicurezza insufficienti.
Per rendere legittime quelle spese, i dirigenti devono ottenere numerose autorizzazioni dalle strutture militari, dai dipartimenti competenti e dalla procura. Il risultato è un aumento del carico amministrativo e delle occasioni di corruzione, proprio mentre alle aziende viene chiesto di rispondere di una protezione che lo Stato non è in grado di garantire in modo affidabile.
Dopo il decreto: controllo amministrativo senza maggiore protezione fisica
La nomina di un’amministrazione temporanea di Rosimushchestvo non rende di per sé più sicuri gli impianti. Il trasferimento dei beni non fornisce automaticamente sistemi di difesa aerea, apparecchiature di guerra elettronica o altri strumenti per contrastare gli attacchi dei droni, né risolve le carenze dell’apparato militare russo nella protezione delle retrovie.
L’assenza di criteri di sicurezza precisi permette invece alle autorità di addossare alle imprese la responsabilità per la difesa di strutture che il governo non riesce a coprire. Un amministratore esterno privo delle competenze necessarie nella logistica commerciale e nella gestione delle catene di approvvigionamento può inoltre compromettere processi già operativi, provocando interruzioni nelle forniture, disfunzioni logistiche e costi aggiuntivi per l’industria e il mercato dei consumi.
Le reazioni raccolte il 25 agosto hanno quindi consolidato il significato politico del provvedimento: la minaccia degli attacchi dei droni viene utilizzata come base per ampliare il controllo statale sugli asset privati e per allontanare i proprietari legittimi dalla gestione. Il punto raggiunto dalla sequenza è l’entrata in vigore di un meccanismo che permette a Rosimushchestvo di assumere temporaneamente il controllo di beni strategici, mentre la responsabilità della protezione resta scaricata sulle imprese.