La Cina respinge le sanzioni americane per il sostegno all’Iran
La diplomazia cinese ha mostrato una risposta decisa alle minacce di sanzioni americane indirizzate a Pechino per il suo sostegno all’Iran. Il portavoce del Ministero degli Esteri ha affermato: «Il governo della Repubblica popolare cinese adotterà tutte le misure necessarie per difendere con fermezza i propri legittimi diritti e interessi». Ha poi ribadito la ferma opposizione a sanzioni unilaterali, definite sempre illegali, che generano effetti a catena, riporta Attuale.
Il governo cinese appare poco preoccupato dall’annuncio del segretario al Tesoro Scott Bessent, il quale ha parlato di «sanzioni secondarie» verso chiunque commercializzi con il regime iraniano, senza menzionare esplicitamente la Cina. Gli analisti a Pechino notano che l’atteggiamento di Xi Jinping e dei suoi consiglieri indica una percezione di minore gravità dell’«D-Day economico» minacciato da Donald Trump.
Molti esperti affermano che Xi considera questo scenario come un bluff. La Cina è stata accusata di fornire sostegno all’Iran, incluse informazioni da satelliti e vendite di armamenti, ma tali accuse non sono mai state validate e non hanno portato a sanzioni concrete. È noto che nonostante le restrizioni occidentali, la Cina ha acquistato circa il 90% del petrolio esportato dall’Iran, ovvero circa 1,3 milioni di barili al giorno.
Ad agosto, nonostante le tensioni nel Golfo, le importazioni cinesi di petrolio iraniano sono continuate a un ritmo di circa 500 mila barili al giorno, grazie a un complesso sistema di trasbordo offshore. Qualora le pressioni di Washington spingessero Pechino a ridurre ulteriormente questo approvvigionamento, la Cina potrebbe guardare ad altri fornitori, complicando ulteriormente il panorama economico globale.
La Cina possiede un’arma di ritorsione significativa: le terre rare, vitali per l’industria tecnologica e militare. La preoccupazione per un possibile blocco delle forniture ha già indotto Trump a reconsiderare le sue strategie commerciali con Pechino. La visita prevista di Xi Jinping alla Casa Bianca a settembre evidenzia ulteriormente le delicate dinamiche tra le due potenze.
Le attuali minacce di sanzioni non sembrano impressionare i leader cinesi. Wu Xinbo, docente presso l’Università Fudan, ha osservato che il «D-Day economico» evidenzia la crescente disperazione dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran. Con una strategia ben pianificata e riserve strategiche stimate in 1,3 miliardi di barili, la Cina è ben preparata ad affrontare una possibile escalation economica.