Scandalo in Corea del Sud: La polizia riapre 310mila casi di persone scomparse in seguito all’arresto di un agente per falsificazione delle prove
La polizia della Corea del Sud ha annunciato il riesame di 310mila casi di persone scomparse archiviati, dopo l’arresto di un agente accusato di aver falsificato prove per chiudere le indagini su due persone successivamente trovate morte. Questo caso ha suscitato un ampio dibattito sulla gestione dei casi di adulti scomparsi, criticata da molti, riporta Attuale.
La controversia è iniziata lunedì con il ritrovamento del corpo di Jang Mi-ran, 37 anni, a circa 400 metri dalla sua abitazione sull’isola di Jeju. La denuncia di scomparsa era stata presentata dal fidanzato il 15 maggio, e il caso aveva attirato molta attenzione mediatica. La polizia ha ipotizzato che Jang non sia stata assassinata, tuttavia, si è scoperto che il fascicolo sulla sua scomparsa era stato archiviato solo due ore e mezza dopo la denuncia. L’agente coinvolto, noto con il cognome Bu, ha dichiarato di aver chiuso il caso dopo aver ricevuto una conferma telefonica da Jang, che affermava di essersi allontanata volontariamente da casa.
Tuttavia, indagini successive hanno indicato che Jang era probabilmente morta tra il 12 e il 13 maggio, prima della denuncia. Non è emersa alcuna prova della telefonata tra lei e Bu, il quale è stato quindi arrestato. Tre giorni prima, un altro uomo la cui scomparsa era stata denunciata a luglio e gestita da Bu era stato rinvenuto morto. Altri due corpi di persone scomparse sono stati scoperti sull’isola di Jeju nello stesso periodo, non legati a Bu.
In seguito a questi eventi, la polizia di Jeju ha annunciato un piano di riforma e la creazione di una squadra speciale per gestire i casi di persone scomparse. La situazione è stata riconosciuta come sintomo di un problema strutturale più ampio. In un’affermazione pubblica, il ministro dell’Interno, Yun Hojung, si è scusato e ha confermato la necessità di una riforma nel modo di gestire tali casi. Il presidente Lee Jae-myung ha chiesto un piano di riforma a livello nazionale per affrontare la situazione.
Nel 2025, le denunce di scomparsa in Corea del Sud, un paese con 51 milioni di abitanti, hanno superato le 70mila unità (in confronto, in Italia le denunce nello stesso anno sono state poco più di 25mila, su una popolazione di 60 milioni). Il 89% delle denunce è stato archiviato nelle prime 24 ore e il 99,7% entro un mese. La maggior parte delle persone scomparse è ritornata a casa volontariamente, ma 931 casi archiviati hanno portato alla scoperta di adulti morti, senza collegamenti a incidenti o crimine violento.
Critiche sono emerse da parte della società civile e politica, indicando che la polizia disponga di pochi strumenti per cercare un adulto scomparso, portando a trascurare molte denunce.
In Corea del Sud, secondo la legge, solo i bambini e le persone con disabilità o malattie neurodegenerative possono giustificare un’indagine effettiva da parte della polizia. Solo in questi casi gli agenti possono utilizzare dati di localizzazione telefonica, inviare allerta di emergenza e confrontare il DNA con quello dei familiari. Gli adulti sono categorizzati come “scappati” e non come scomparsi.
Negli ultimi 12 anni, dieci proposte di legge miranti ad ampliare la definizione di «persona scomparsa» sono state presentate, senza successo. Tali progetti sono spesso avviati a seguito di eventi che colpiscono l’opinione pubblica, ma vengono rapidamente archiviati. Uno dei primi disegni di legge, presentato nel novembre 2015, è stato sostanzialmente respinto dopo pochi minuti di discussione nella sottocommissione competente. Durante l’attuale legislatura, avviata nel 2024, sono stati proposti cinque disegni di legge, senza esiti concreti.
Le ragioni della stagnazione legislativa sono molteplici, con un’importanza culturale attribuita alla privacy degli individui, sostenendo che se una persona decide di allontanarsi, ha il diritto di farlo liberamente. Inoltre, vi sono timori riguardo all’uso improprio di tali leggi da parte dei creditori che potrebbero cercare di rintracciare debitori non reperibili.