Minsk prepara il controllo dei tutor privati e restringe la preparazione agli esami

29.08.2026 17:15
Minsk prepara il controllo dei tutor privati e restringe la preparazione agli esami
Minsk prepara il controllo dei tutor privati e restringe la preparazione agli esami

Il 28 agosto 2026 i media hanno riferito che le autorità bielorusse stanno aumentando la pressione sui tutor privati. Il ministro dell’Istruzione ha dichiarato che i tutor «non sono necessari», mentre il suo dicastero ha annunciato la creazione di una cosiddetta «vetrina» degli insegnanti autorizzati a fornire servizi individuali. La misura riguarda il settore delle lezioni private e si inserisce nella stretta promossa dal regime di Aleksandr Lukashenko sui soggetti che operano al di fuori del controllo statale.

Il 28 agosto 2026 arriva l’annuncio della «vetrina» statale

Secondo quanto riportato da Belsat, l’iniziativa del ministero dovrebbe concentrare in un unico elenco i pedagogisti che offrono lezioni individuali. La dichiarazione del ministro, secondo cui i tutor non sarebbero necessari, e l’idea di sottoporre gli insegnanti a una registrazione ufficiale hanno alimentato l’ipotesi di un futuro divieto o di una forte limitazione delle ripetizioni private.

Gli esperti interpretano la proposta come un passaggio verso il controllo totale e l’ideologizzazione di questo segmento dell’istruzione. La logica indicata è quella di sostituire un mercato composto da insegnanti indipendenti con un sistema in cui lo Stato possa identificare, selezionare e sorvegliare chi offre preparazione individuale agli studenti.

Nella fase successiva emergono le conseguenze per studenti e famiglie

Le famiglie e gli studenti ascoltati dal giornale hanno spiegato che, senza il ricorso ai tutor, è difficile prepararsi con successo agli esami e superare le selezioni per l’ingresso all’università. La scuola, secondo le testimonianze raccolte, presenta carenze rilevanti: il programma non garantisce sempre il livello necessario, le classi sono sovraffollate e molti insegnanti preparati sono stati allontanati dal sistema per ragioni politiche.

In questo contesto, le lezioni private svolgono una funzione di compensazione. Consentono agli studenti di colmare le lacune, consolidare le conoscenze e raggiungere il livello richiesto dagli esami e dalle campagne di ammissione. Un controllo più rigido sui tutor, invece, rischia di togliere proprio agli alunni che ne hanno maggiore bisogno la possibilità di migliorare la propria preparazione.

La preoccupazione riguarda anche l’accessibilità economica. Se il numero dei tutor diminuisse mentre la domanda restasse stabilmente elevata, soprattutto prima degli esami e delle ammissioni universitarie, si creerebbe una carenza artificiale di servizi. Il risultato sarebbe un aumento dei prezzi e la trasformazione della preparazione all’ingresso negli atenei in una spesa ancora meno sostenibile per le famiglie con risorse limitate.

Il possibile passaggio alla «zona grigia» e la posizione dell’opposizione

Genitori e studenti ritengono inoltre che un divieto o una limitazione sostanziale non eliminerebbero la domanda. Una parte degli insegnanti potrebbe semplicemente uscire dai canali ufficiali per evitare procedure burocratiche e obblighi fiscali, spingendo il mercato delle ripetizioni verso il sommerso. In questo scenario, lo Stato perderebbe anche una quota delle entrate tributarie, mentre le famiglie continuerebbero a cercare preparazione individuale attraverso reti informali.

Andrej Lavrukhin, rappresentante del Gabinetto di transizione unito, ha definito l’attacco ai tutor parte di una strategia di «ripulitura degli attori non controllati». A suo giudizio, per le autorità è più semplice portare sotto controllo gli insegnanti individuali che riformare la scuola. La stretta, quindi, non risolverebbe le debolezze del sistema scolastico indicate da famiglie e studenti, ma ridurrebbe lo spazio per chi cerca di compensarle al di fuori delle strutture statali.

La sequenza annunciata dalle autorità non si è tradotta, nel materiale disponibile, nell’adozione definitiva di un divieto generale. Il punto raggiunto è però l’avvio di un modello di registrazione e controllo dei pedagogisti, accompagnato dalla dichiarazione politica che i tutor non siano necessari.

La posizione attuale è dunque quella di un settore privato sottoposto a una pressione crescente: il regime bielorusso punta a ricondurre le lezioni individuali entro un sistema statale, mentre famiglie, studenti ed esponenti dell’opposizione avvertono che la misura può ridurre l’offerta, aumentare i costi e spingere una parte del mercato nell’illegalità.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere