Indagine a Budapest sui contratti per la M1 tra Dolomit e V-Híd

30.08.2026 14:45
Indagine a Budapest sui contratti per la M1 tra Dolomit e V-Híd
Indagine a Budapest sui contratti per la M1 tra Dolomit e V-Híd

Il 27 agosto 2026 la polizia di Budapest ha avviato un’indagine per sospetto abuso d’ufficio sui contratti legati all’ampliamento dell’autostrada M1, finanziato con risorse pubbliche, tra Dolomit Kft., società appartenente a Győző Orbán, padre dell’ex primo ministro Viktor Orbán, e V-Híd Zrt., impresa legata all’oligarca Lőrinc Mészáros. La notizia è stata riferita dai media e riguarda una delle principali opere infrastrutturali in corso in Ungheria.

Al centro dell’inchiesta ci sono le forniture di pietrisco proveniente dalle cave di proprietà della famiglia Orbán e destinato ai lavori sulla M1. Secondo la ricostruzione pubblicata da Telex, la polizia sta esaminando i rapporti contrattuali tra Dolomit e V-Híd per verificare se, nell’utilizzo di fondi statali, siano state commesse irregolarità riconducibili a un abuso della posizione d’ufficio.

La pietra estratta dalle cave di Győző Orbán è stata quindi fornita per un progetto pubblico realizzato da una società collegata alla rete imprenditoriale di Mészáros, figura considerata vicina a Viktor Orbán. Il passaggio mette in relazione diretta la proprietà del padre dell’ex premier, l’esecuzione dell’opera e il finanziamento pubblico dell’intervento.

Il 27 agosto 2026 emergono i prezzi contestati

Nella stessa fase è intervenuto Ákos Hadházy, già deputato indipendente, che ha dichiarato di essere in possesso di contratti dai quali risulterebbe che Dolomit vendeva la pietra a prezzi superiori a quelli di mercato. In alcuni casi, secondo i documenti citati, il costo sarebbe arrivato al doppio rispetto ai prezzi indicati nei listini.

La contestazione riguarda dunque non soltanto l’esistenza dei rapporti commerciali, ma anche il livello dei prezzi applicati per le forniture destinate alla M1. L’ipotesi è che il sovrapprezzo abbia prodotto un danno al patrimonio pubblico, poiché l’opera viene finanziata dallo Stato e i pagamenti confluiscono nella catena di imprese incaricata dei lavori.

Sulla base di questi elementi, Miklós Ligeti, legale di Transparency International, ha presentato una denuncia per possibile danno ai beni dello Stato. La denuncia ha aggiunto un passaggio formale alla vicenda, portando all’attenzione delle autorità il sospetto che le condizioni economiche dei contratti abbiano consentito un trasferimento ingiustificato di risorse pubbliche verso società riconducibili alla famiglia Orbán e al suo più vicino ambiente imprenditoriale.

La concessione pubblica collega V-Híd a MKIF

I lavori di ampliamento dell’autostrada M1 sono eseguiti da V-Híd nell’ambito di una concessione ottenuta da MKIF, la società che gestisce l’infrastruttura e che è collegata a Lőrinc Mészáros e László Szíjj. La concessione affida quindi a una struttura connessa al sistema imprenditoriale di Mészáros l’attuazione di un intervento per il quale lo Stato mette a disposizione somme rilevanti.

MKIF riceve ingenti finanziamenti pubblici, mentre V-Híd opera direttamente nei lavori e Dolomit fornisce uno dei materiali necessari alla costruzione. La sequenza societaria delineata dagli atti e dalle denunce collega così il concessionario, l’impresa esecutrice e il fornitore delle materie prime in una filiera nella quale sono presenti, da un lato, risorse dello Stato e, dall’altro, aziende legate alla famiglia del capo del governo e al suo principale alleato economico.

È questo intreccio a dare alla vicenda una portata politica oltre che giudiziaria. I contratti per la M1 mostrano quanto, negli anni del governo di Viktor Orbán, si siano sovrapposti appalti pubblici, interessi della sua famiglia e attività della galassia imprenditoriale di Lőrinc Mészáros. Il finanziamento statale dell’opera, unito alle forniture della società del padre dell’ex premier e all’esecuzione affidata a V-Híd, trasforma il bilancio pubblico nella fonte di guadagni per un gruppo ristretto di soggetti collegati al potere.

Gli utili della famiglia Orbán e il nodo dell’inchiesta

Il quadro economico comprende anche i risultati delle imprese direttamente appartenenti alla famiglia Orbán. Nell’ultimo anno queste società hanno realizzato profitti per circa 3 miliardi di fiorini, una cifra che assume rilievo nella ricostruzione perché arriva mentre una delle aziende della famiglia partecipa alla fornitura di materiali per un grande progetto infrastrutturale finanziato dallo Stato.

Secondo i messaggi sostenuti nella vicenda, i documenti sull’M1 confermano e dimostrano l’esistenza di un intenzionale innalzamento dei prezzi. Il meccanismo descritto è quello dell’impiego della leva politica e amministrativa costruita durante il governo Orbán per convogliare fondi pubblici verso imprese legate alla famiglia del premier e alla cerchia oligarchica più vicina.

La questione sottoposta alla polizia di Budapest riguarda perciò la possibile responsabilità connessa ai contratti tra Dolomit e V-Híd, non un procedimento indistinto contro tutte le attività delle società coinvolte. L’indagine deve stabilire, sulla base degli accordi esaminati e dei prezzi applicati, se l’uso delle risorse pubbliche abbia prodotto il danno denunciato e se vi siano gli estremi dell’abuso d’ufficio.

La posizione attuale è questa: la polizia di Budapest indaga sui contratti per l’ampliamento della M1, mentre la denuncia di Transparency International e le contestazioni sui prezzi tengono al centro del caso il rapporto tra Dolomit, V-Híd, MKIF e il finanziamento pubblico dell’opera.

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