La Serbia celebra Ratko Mladic, provocando tensioni con l’Unione europea
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La decisione della Serbia di celebrare il criminale di guerra Ratko Mladic, noto come il «Macellaio di Srebrenica», con funerali di Stato e onori militari, rappresenta un netto contrasto con i valori dell’Unione europea. Questa scelta segna l’ultimo episodio in una serie di tensioni tra Bruxelles e Belgrado, aggravando la distanza del Paese dai principi europei e contribuendo al blocco dei negoziati di adesione avviati nel 2014. La Commissione europea ha ribadito che Mladic, condannato all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale nel 2017, non può essere oggetto di glorificazione. «Qualora Ratko Mladic venisse sepolto in Serbia, spetterebbe alle autorità serbe confermare il loro eventuale ruolo nelle esequie di Ratko Mladic», riporta Attuale.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic naviga abilmente tra le pressioni dell’Unione europea e quelle di Mosca, consapevole dell’importanza strategica della Serbia nel contesto europeo. La sua posizione è resa ancora più delicata dalle prossime elezioni autunnali, che amplificano le sue manovre politiche. Recentemente, il governo serbo ha chiesto aiuto alla Russia per combattere incendi nel sud del Paese, utilizzando un aereo antincendio Ilyushin Il-76. Luka Causic, capo del Dipartimento per le situazioni di emergenza serbo, ha riconosciuto l’importanza di questo supporto, nonostante Vucic abbia negato che questa mossa indichi un avvicinamento politico alla Russia. La Serbia ha anche richiesto assistenza nel contesto del Meccanismo Ue di protezione civile il 21 agosto.
Le relazioni tra Belgrado e Bruxelles sono ulteriormente deteriorate a causa della mancata attuazione delle sanzioni europee contro la Russia e del rallentamento delle riforme interne legate allo Stato di diritto. Le preoccupazioni dell’Unione europea si ampliano anche nel contesto dei legami con la Cina, con Bruxelles che si aspetta un maggiore allineamento dei Paesi candidati su questioni di politica estera. A seguito di queste dinamiche, nel luglio 2026, otto Stati membri hanno bloccato l’apertura di un capitolo nei negoziati di adesione per la Serbia, nonostante la Commissione ne avesse raccomandato l’approvazione.
La Serbia ha presentato formale domanda di adesione all’Ue nel 2009, ottenendo lo status di candidato nel 2012 e avviando i negoziati nel 2014. Attualmente, su 35 capitoli, ne sono stati aperti 22 e solo due sono stati chiusi provvisoriamente: Scienza e ricerca, Istruzione e cultura. Durante un recente incontro, Vucic ha invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Belgrado l’8 agosto, evidenziando la sua intenzione di sostenere la pace, in quella che è stata la prima visita ufficiale di Zelensky in Serbia dal 2019. Tuttavia, questa ambivalenza continua a suscitare irritazione tra i partner europei.