Nepal: Alluvione Devastante, Almeno 682 Vittime e Possibili Dispersi
A quattro giorni dall’alluvione devastante che ha colpito il Nepal, il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal ha alzato la voce, dichiarando che «il Nepal emette meno dello 0,01% dei gas serra mondiali, ma è tra le principali vittime del cambiamento climatico». Le dichiarazioni arrivano mentre il paese affronta una crisi umanitaria senza precedenti, con le autorità stimate che il numero delle vittime potrebbe superare le 682, riporta Attuale.
Il disastro ha colpito in particolare le vallate di Bhotekoshi e Trishuli, dove otto impianti idroelettrici attivi e sei in costruzione sono stati travolti. Si stima che oltre mille lavoratori siano dispersi, mentre molti altri sono riusciti a contattare le autorità ma restano bloccati. Dirgahyu Kumar Shrestha, vicedirettore dell’associazione delle imprese idroelettriche nepalesi, ha dichiarato che in almeno tre impianti non è stato possibile individuare l’ingresso dei tunnel a causa dell’altezza dei detriti. L’esercito nepalese ha recuperato 300 lavoratori sopravvissuti e sta lottando per salvare altri cento, intrappolati nei tunnel invasi dal fango.
Il governo di Kathmandu ha infranto la regola di non accettare squadre di soccorso straniere, richiedendo l’invio di cinque esperti di tunnel dalla Cina. Nonostante gli sforzi, l’accesso alle aree colpite è estremamente difficile: le strade e le piazzole per gli elicotteri sono state distrutte e il pendio troppo scosceso per le operazioni di soccorso. L’esercito ha tentato di far giungere acqua e cibo tramite secchi, ma mancano le attrezzature necessarie per estrarre i lavoratori intrappolati.
Poco più a valle, nella centrale della società Rasuwagadhi, 49 impiegati risultano dispersi, con scarse speranze di recupero. La situazione è precaria poiché, se i canali di ossigeno dovessero intasarsi, i tecnici intrappolati potrebbero rimanere senza aria vitale nel giro di pochi giorni. Il bilancio dei dispersi continua ad aumentare, ma lentamente: da 2400 a 3000 nella sola giornata di ieri.
La critica alla gestione dell’informazione da parte di Pechino si intensifica, con media statali che riportano solo gli sforzi dei soccorritori militari, senza dare voce alle vittime né indagare le vere cause del disastro ambientale. Anche la narrazione ufficiale cinese suggerisce che sia stata una frana originata in Nepal a causare la spaccatura nel ghiacciaio.
Storie di sopravvivenza emergono dalle aree colpite, come quella di Rambachan Sah, 36 anni, salvatosi aggrappandosi a un filo elettrico durante il disastro. Allo stesso modo, la famiglia Tamang sta offrendo rifugio e cibo a chi ha perso tutto, dimostrando la forza dell’umanità di fronte alla tragedia.