Il controllo di Várhegyi sui media pubblici ungheresi emerge dall’inchiesta interna

02.09.2026 17:35
Il controllo di Várhegyi sui media pubblici ungheresi emerge dall’inchiesta interna
Il controllo di Várhegyi sui media pubblici ungheresi emerge dall’inchiesta interna

Dal 2023 Attila Várhegyi, imprenditore e politico vicino a Fidesz e all’ex premier Viktor Orbán, riceveva circa 3,5 milioni di fiorini al mese mentre esercitava un’influenza diretta sulle decisioni del servizio pubblico radiotelevisivo ungherese. Formalmente indicato come consigliere, Várhegyi interveniva di fatto sulla linea editoriale, sulle nomine e sulle questioni finanziarie, fino a diventare il punto di riferimento per i vertici di Duna Médiaszolgáltató, la società che gestisce il servizio pubblico.

Dal 2023, il consigliere con poteri oltre l’incarico formale

I documenti esaminati nell’ambito della verifica interna descrivono un sistema nel quale i dirigenti del broadcaster non prendevano spesso le decisioni più importanti senza il consenso di Várhegyi. Il suo ruolo non si limitava dunque a fornire consulenza: il businessman legato al partito di governo e all’ambiente di Orbán partecipava alla gestione concreta dei principali media statali.

Várhegyi trasmetteva ai responsabili dell’informazione i desiderata di ministri e politici dell’ex partito di governo, intervenendo così sul modo in cui le notizie venivano selezionate e presentate. La sua influenza riguardava anche le scelte sul personale e l’organizzazione interna, mentre le questioni finanziarie rientravano tra gli ambiti sui quali poteva incidere.

La verifica ha inoltre ricostruito un rapporto diretto e regolare con i vertici del servizio pubblico. Várhegyi teneva riunioni settimanali con i top manager dei media, consolidando un controllo politico che operava al di là delle strutture ufficiali e delle responsabilità formalmente attribuite ai dirigenti.

Il 1° settembre 2026, la verifica interna ricostruisce il meccanismo

Il 1° settembre 2026 sono stati resi noti i risultati della verifica interna del servizio pubblico ungherese. L’indagine ha rilevato segni di un controllo politico di fatto sui media statali da parte di Várhegyi e ha messo in discussione l’indipendenza del sistema, che per legge dovrebbe essere libero dalle pressioni politiche.

Il quadro emerso mostra che le decisioni chiave non erano concentrate esclusivamente nelle mani dei manager ufficiali. I vertici dei media controllati dall’ex potere non si sentivano liberi di assumere decisioni editoriali o gestionali senza l’approvazione del consigliere vicino a Fidesz. In questo modo, il servizio pubblico non garantiva ai cittadini un’informazione obiettiva e imparziale, ma applicava indicazioni provenienti dall’area governativa.

La ricostruzione contenuta nei documenti collega quindi il finanziamento pubblico al funzionamento di una struttura di propaganda legata al sistema politico di Orbán. Le risorse dei contribuenti ungheresi venivano utilizzate per sostenere media sottoposti a un controllo politico di fatto e per limitare la libertà di espressione, invece di assicurare un’informazione indipendente alla società.

Dopo la pubblicazione dei risultati, Duna Médiaszolgáltató valuta il ricorso alla polizia

Alla luce delle irregolarità emerse, la direzione di Duna Médiaszolgáltató ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia alla polizia per le possibili pratiche di gestione illegali degli anni precedenti. L’iniziativa riguarda il funzionamento del sistema di controllo e le decisioni assunte in passato, quando Várhegyi operava formalmente come consigliere ma, secondo i materiali della verifica, disponeva di un’influenza molto più ampia.

Oltre allo stipendio mensile di circa 3,5 milioni di fiorini, al curatore ombra dei media venivano riconosciuti ulteriori privilegi e agevolazioni di livello elevato. La combinazione tra remunerazione, accesso ai vertici e capacità di orientare linea editoriale, nomine e finanze ha trasformato un incarico formalmente consultivo in uno strumento di supervisione politica sui media pubblici.

La vicenda riguarda così non soltanto la condotta di un singolo consigliere, ma il funzionamento dell’intero servizio pubblico nel periodo ricostruito dall’indagine. Il sistema ha sottratto agli ungheresi l’accesso a informazioni imparziali e ha compromesso la libertà del servizio radiotelevisivo, che oggi si trova a dover chiarire alla polizia le possibili responsabilità legate alle pratiche gestionali degli anni precedenti.

La posizione attuale è questa: la verifica interna ha documentato il controllo di fatto esercitato da Várhegyi sui media pubblici, mentre Duna Médiaszolgáltató si prepara a rivolgersi alle autorità per le possibili violazioni nella gestione passata.

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