I modelli di intelligenza artificiale battono l’essere umano anche nell’intelligenza emotiva

26.05.2025 12:31
I modelli di intelligenza artificiale battono l'essere umano anche nell'intelligenza emotiva
I modelli di intelligenza artificiale battono l'essere umano anche nell'intelligenza emotiva

Un tempo considerata dominio esclusivo dell’essere umano, l’intelligenza emotiva potrebbe non essere più un nostro primato. Una nuova indagine congiunta tra l’Università di Ginevra e quella di Berna ha infatti portato alla luce risultati che ribaltano una convinzione radicata: in una serie di test specifici, alcuni modelli avanzati di intelligenza artificiale — in particolare ChatGPT-4 — hanno superato gli esseri umani nella gestione e comprensione delle emozioni.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Psychology, ha messo alla prova sei tra i più sofisticati modelli linguistici oggi disponibili: ChatGPT-4, ChatGPT-o1, Gemini 1.5 Flash, Claude 3.5 Haiku, Copilot 365 e DeepSeek V3. A ciascun sistema è stata assegnata una batteria di cinque test utilizzati comunemente in ambito accademico e professionale per valutare l’intelligenza emotiva, includendo scenari realistici ed emotivamente coinvolgenti.

Il verdetto? Tutti i modelli AI hanno ottenuto risultati significativamente migliori rispetto ai partecipanti umani. ChatGPT-4, in particolare, ha dimostrato non solo una straordinaria capacità nel selezionare le risposte emotivamente più appropriate, ma è stato anche in grado di generare autonomamente nuovi test di intelligenza emotiva, poi validati da esseri umani con un alto tasso di approvazione.

Marcello Mortillaro, tra i ricercatori a capo dello studio, ha sottolineato come questi modelli siano capaci di adattare in modo coerente i contenuti emotivi al contesto richiesto. Secondo i ricercatori, si tratta di una competenza autentica, e non di una semplice emulazione fredda o meccanica. In breve, l’AI non sta solo “recitando”: sembra effettivamente comprendere il senso emotivo delle situazioni.

Questo apre le porte a una nuova serie di applicazioni potenzialmente rivoluzionarie in ambiti a forte componente relazionale: dalla gestione dei conflitti all’assistenza psicologica di primo livello, passando per il coaching motivazionale e la formazione scolastica.

Lo studio arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta dimostrando capacità sempre più “umane”. Non è un caso che recenti test abbiano mostrato come modelli come GPT-4.5 di OpenAI e Llama-3.1-405B di Meta siano riusciti a superare il celebre Test di Turing — quello che misura la capacità di una macchina di simulare un essere umano — in condizioni specifiche. In sessioni di chat della durata di cinque minuti, GPT-4.5, programmato per impersonare una “persona”, è stato scambiato per un essere umano più spesso degli umani stessi, con un tasso di successo del 73%.

Questi risultati non vanno presi alla leggera. L’intelligenza artificiale non è più solo una questione di calcoli e automazione, ma entra ora in campi delicatissimi come le emozioni, la comprensione interpersonale e il comportamento sociale. E se davvero l’AI inizia a eccellere dove un tempo si pensava fosse impossibile — ovvero nei sentimenti — allora è tempo di ridefinire cosa significhi essere “umani”.

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