Dubbi di Kiev sul «sforzo diplomatico» degli USA e la risposta russa sulla tregua
Kiev ha accolto con scetticismo la missione a Mosca degli emissari americani, Steve Witkoff e Jared Kushner. L’annuncio di Vladimir Putin, che ha ordinato la sospensione degli attacchi su Kiev per tre giorni, cambia il quadro, ma non sposta gli equilibri sul terreno, riguardando solo la capitale e limitandosi a un breve intervallo, riporta Attuale.
L’obiettivo di Kiev è chiaro: sfruttare la missione americana per costringere Washington a prendere atto della realtà di una Russia che continua a proclamare negoziati mentre intensifica le operazioni militari. Dal Cremlino erano già giunti segnali pessimisti prima dell’arrivo dei due emissari, con affermazioni secondo cui le possibilità di una svolta nei negoziati erano «estremamente basse» e che Putin era disponibile a discutere solo alle condizioni della Russia.
La tregua di tre giorni serve a Mosca per apparire come un interlocutore ragionevole agli occhi degli americani, ma Kiev la considera una pausa tattica, limitata e circoscritta alla capitale. Non si tratta di un cessate il fuoco generale, né di una sospensione dei combattimenti lungo il fronte. Volodymyr Zelensky ha accompagnato la missione con un messaggio che sottolinea la continuità della pressione militare russa. Dopo recenti attacchi aerei, ha commentato che le azioni di Mosca rappresentano una reazione alle discussioni sulla possibilità che gli Stati Uniti inviino un aeroplano in Ucraina.
Il consigliere presidenziale Kyrylo Budanov ha riassunto la situazione con una frase provocatoria: «I droni stanno volando, lo avete visto tutti». Ha evidenziato che la proposta ucraina di cessate il fuoco era stata inviata a Putin, ma Mosca non aveva risposto fino al rifiuto di ieri, riguardando la cessazione degli attacchi non solo su Kiev, ma anche lungo il fronte.
Nonostante l’annuncio di Putin, la situazione rimane ben lontana dalle richieste di Kiev. L’Ucraina ha urgente necessità di giungere all’inverno in condizioni più stabili. Una tregua più estesa potrebbe alleviare la pressione dei bombardamenti e garantire la sicurezza delle infrastrutture, oltre a offrire una pausa fondamentale per il reclutamento. Le difficoltà nel reclutamento e l’affaticamento delle truppe al fronte evidenziano la necessità di una pausa.
Zelensky, da parte sua, deve affrontare una doppia pressione: quella strategica di rallentare l’avanzata russa e quella politica di unire un’opinione pubblica sempre più provata dalla guerra e dai recenti scandali di corruzione. A Kiev si interrogano se questa tregua di tre giorni possa rappresentare un inizio o solo una parentesi per permettere a Mosca di mostrarsi moderata, con la previsione di riprendere le ostilità a breve.
Infatti, in serata è arrivata la conferma da parte di Putin: tra tre giorni i combattimenti riprenderanno.