Domani il testo arriva in aula, ma gli “sherpa” del centrodestra limano ancora il testo. Ecco i punti su cui, per ora, c’è un accordo, riporta Attuale.
Il testo definitivo della nuova legge elettorale dovrà essere chiuso domani, 9 settembre, con l’ultima riunione dei cosiddetti sherpa di centrodestra, giusto a ridosso dell’approdo in aula a Palazzo Madama nella stessa giornata. Nel corso della seduta fiume della commissione Affari costituzionali del Senato – che andrà avanti anche stanotte fino a, quasi certamente, mandare la proposta in aula senza relatore e con tutti gli emendamenti da rivalutare – la forma dello Stabilicum o Melonellum si comincia a delineare. Ed è un testo abbastanza simile a quello approvato dalla Camera prima dell’estate.
I capilista bloccati e il premio di maggioranza
Alla luce degli emendamenti che più probabilmente saranno salvati al momento del voto in aula, lo Stabilicum o Melonellum sarà una legge elettorale proporzionale a turno unico, con preferenze e capilista bloccati. Ciò significa che la scelta delle preferenze inciderà solo su FdI, Pd e un po’ sul Movimento cinque stelle, perché sono gli unici partiti che in qualche caso potrebbero arrivare ad eleggere il secondo o terzo in lista.
Rispetto allo schema iniziale – posto che il ballottaggio è da tempo naufragato – le novità che prendono maggiore quota sono tre. L’abbassamento della soglia per raggiungere il premio di maggioranza, di 70 deputati, al 41% e non più al 42%; l’alternanza di genere solo nel listino per il premio di maggioranza; la revisione – ancora al centro di aggiustamenti – della legge taglia cespugli che impedisce ai partiti più piccoli di incidere sul calcolo dei voti raccolti dalla coalizione.
Proprio la soglia per il premio di maggioranza abbassata al 41% (secondo un emendamento di Fratelli d’Italia) è probabilmente la novità più significativa perché lascia intendere che la maggioranza di centrodestra cominci a considerare difficile arrivare alla soglia, visto che non è prevista una alleanza elettorale con Roberto Vannacci.
E infatti proprio il parlamentare europeo esulta. «Adesso hanno perso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco: senza Futuro nazionale il centrodestra non raggiunge il 42%. Non è propaganda. È aritmetica. Ma nessuno si illuda: i nostri voti non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni. Sono – aggiunge – la fiducia di milioni di italiani che chiedono sicurezza, sovranità, identità, famiglia, lavoro e una destra che torni finalmente a fare la destra».
La norma sui partiti minori
Sulla norma “taglia cespugli” la trattativa è ancora in corso. L’ipotesi iniziale era che, in coalizione, solo la prima lista sotto il 3% potesse concorrere al riparto dei seggi e al calcolo dei voti complessivi della coalizione. Gli emendamenti presentati dalla maggioranza ipotizzano che, posto che solo la prima lista partecipi al riparto dei seggi, le altre contribuiscano ai voti della coalizione se hanno raggiunto almeno l’1%.
Forza Italia, però, che aveva firmato la norma a Montecitorio, sta pressando perché si mantenga almeno la soglia del 2% per accedere al conteggio. Il rischio, però, è che escludendo una fetta di elettori l’articolo venga bocciato perché incostituzionale. Sul punto, per quanto risulta, è stato interessato anche il Quirinale. Il presidente della commissione, Andrea De Priamo, ha confermato che la trattativa è in corso: «Ovvio che sui dettagli ci possono essere fino all’ultimo momento degli aggiustamenti».