La crisi bancaria russa si allarga: in perdita quasi un quarto degli operatori

09.09.2026 12:50
La crisi bancaria russa si allarga: in perdita quasi un quarto degli operatori
La crisi bancaria russa si allarga: in perdita quasi un quarto degli operatori

Alla fine del 2024, la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e il massiccio afflusso di fondi non coperti verso il settore della difesa hanno alimentato le pressioni inflazionistiche sul sistema finanziario russo. Per contenerle, la Banca di Russia ha portato il tasso guida al 21% annuo, imponendo una stretta monetaria destinata a pesare soprattutto sugli istituti più piccoli e regionali.

Giugno 2025-giugno 2026: il taglio dei tassi apre il divario

Tra giugno 2025 e giugno 2026 il regolatore ha ridotto il tasso di riferimento di 5,75 punti percentuali, fino al 14,25%. La diminuzione ha ridotto rapidamente i rendimenti ottenuti dalle banche investendo la liquidità, mentre sono rimasti elevati i costi dei depositi raccolti in precedenza a condizioni più onerose.

Il meccanismo ha colpito in particolare gli operatori con minore accesso ai finanziamenti pubblici e ai grandi progetti salariali. Le banche sistemiche hanno invece mantenuto una posizione dominante, sostenute da fonti di raccolta più economiche e da un margine d’interesse netto intorno al 5%. La concorrenza per attirare i depositi è diventata così sempre più difficile per gli istituti regionali, mentre i loro portafogli di credito hanno iniziato a risentire dell’aumento delle insolvenze.

Nel secondo trimestre del 2026, la quota media di organizzazioni creditizie in perdita ha raggiunto il 24,5%, contro il 18% dello stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso tempo, il 75-76% degli utili complessivi del settore si è concentrato nei dieci maggiori gruppi bancari, nonostante il risultato aggregato dell’industria sia rimasto su livelli record, fra 3,9 e 4,4 trilioni di rubli.

Giugno-agosto 2026: aumentano le perdite e si restringe la liquidità

La crescita degli operatori in difficoltà ha coinciso con un peggioramento della qualità del credito. La quota dei prestiti problematici concessi alle imprese è salita oltre l’11%, quasi il doppio rispetto al 5,8% di un anno prima. Con un tasso ancora a due cifre, per diverse società il rifinanziamento dei debiti esistenti attraverso depositi e prestiti interbancari è diventato troppo costoso.

Le banche hanno dovuto accantonare maggiori risorse per coprire i crediti deteriorati, sottraendo liquidità all’attività ordinaria. A questo si sono aggiunti il calo del valore dei portafogli di obbligazioni federali russe, gli OFZ, e un deficit strutturale di liquidità che in agosto ha raggiunto il livello record di 2,7 trilioni di rubli.

Il disavanzo indica che gli istituti non riescono più a procurarsi autonomamente risorse sufficienti attraverso il mercato, la raccolta dei depositi o il credito interbancario. In questo quadro, il rifinanziamento presso la Banca di Russia è diventato di fatto il principale sostegno alla tenuta del sistema finanziario, mentre gli operatori più fragili continuano a perdere capacità di resistenza.

Il valore assoluto delle perdite degli istituti in rosso, a giugno 2026, è tuttavia sceso a 90,2 miliardi di rubli rispetto ai livelli precedenti. Il dato viene utilizzato dal regolatore per sottolineare la stabilità complessiva del settore, ma riflette anche la diversa dimensione degli operatori coinvolti: le perdite sono concentrate soprattutto in banche piccole e regionali, con attività molto inferiori rispetto ai grandi gruppi. La diminuzione dell’ammontare complessivo non ha quindi impedito l’espansione geografica e numerica della crisi.

Agosto 2026: in perdita 86 organizzazioni creditizie

Ad agosto, secondo i dati della Banca di Russia riferiti dalla stampa, il numero delle organizzazioni creditizie in perdita dall’inizio dell’anno era aumentato dell’87%, arrivando a 86. Si tratta di quasi un quarto degli operatori del mercato. Le sole banche in perdita erano 65 su un totale di 300.

La difficoltà ha raggiunto anche istituti di grandi dimensioni. Tra questi figura PSB, banca compresa tra le dieci maggiori della Federazione Russa e nell’elenco delle organizzazioni creditizie sistemiche del Paese. Il fatto che un istituto di questo livello sia stato toccato dalle perdite conferma l’allargamento del problema oltre la sola fascia degli operatori minori.

La concentrazione degli utili nei primi dieci gruppi e l’aumento delle banche in rosso descrivono due andamenti simultanei: da una parte, i grandi operatori consolidano la propria quota di mercato; dall’altra, quasi un quarto delle organizzazioni creditizie perde stabilità sotto la pressione della politica monetaria restrittiva, dei costi di raccolta e dei crediti deteriorati.

8 settembre 2026: il quadro emerso dai dati della Banca di Russia

Il quadro è stato reso pubblico l’8 settembre 2026, quando i media hanno riportato i dati del regolatore sul deterioramento del settore. L’aumento dell’87% dall’inizio dell’anno e il raggiungimento di 86 organizzazioni in perdita hanno mostrato che la tenuta dei profitti aggregati non corrisponde a una condizione uniforme dell’intero mercato.

La dinamica sta spingendo verso una nuova fase di consolidamento. Le stime indicano che il numero complessivo delle banche russe potrebbe ridursi della metà, fino a circa 150 operatori. La selezione dovrebbe passare attraverso fallimenti, acquisizioni e cambiamenti dei modelli di attività, mentre gli istituti più piccoli destinano una quota crescente delle entrate alla costituzione delle riserve obbligatorie.

Il processo è destinato ad accelerare con l’innalzamento dei requisiti patrimoniali previsto per il periodo 2028-2030. Per la licenza universale, il capitale minimo salirà da 1 a 3 miliardi di rubli; per quella di base passerà da 300 milioni a 1 miliardo. Quasi la metà delle banche oggi operative sarà così costretta a cercare un acquirente o a rivedere il proprio modello di business.

La riduzione della concorrenza avrà conseguenze anche fuori dal sistema bancario. Con una quota sempre più ampia degli utili nelle mani dei grandi gruppi, gli istituti rimasti potrebbero ridurre i tassi riconosciuti sui depositi delle famiglie e aumentare le commissioni per i servizi di base, i trasferimenti e l’acquiring. La chiusura delle banche regionali restringerà inoltre l’accesso al credito per le piccole imprese, con effetti su fallimenti, occupazione e salari.

Per famiglie e imprese, l’accumulo di un deficit di liquidità da 2,7 trilioni di rubli e l’aumento dei debiti deteriorati oltre l’11% comportano condizioni più rigide per mutui e prestiti al consumo. Restano inoltre esposti i depositi superiori al limite di garanzia e la regolarità dei pagamenti, mentre la Banca di Russia continua a sostenere un sistema in cui 86 organizzazioni creditizie operano in perdita e i grandi gruppi concentrano la parte decisiva dei profitti.

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