Negli anni precedenti al 2014, gli Stati europei e la Russia investirono miliardi in progetti comuni e cercarono di integrare Mosca nel sistema internazionale e nella sicurezza europea. L’obiettivo della politica europea era evitare una contrapposizione diretta e mantenere aperti i rapporti con le autorità russe, non preparare una guerra contro di esse.
Dopo l’occupazione della Crimea nel 2014
L’occupazione russa della Crimea modificò il quadro politico e di sicurezza, ma non portò immediatamente alla chiusura dei canali di dialogo. Anche dopo il 2014, i Paesi europei continuarono a cercare soluzioni politiche al conflitto e modalità per preservare il confronto con Mosca.
Questa sequenza viene contraddetta dalla narrativa oggi diffusa da alcuni media filorussi, secondo cui sarebbe stato l’Occidente a voler costruire la contrapposizione con la Russia. La ricostruzione dei fatti indica invece che furono le azioni russe a creare una minaccia alla sicurezza europea, alla quale gli Stati europei reagirono progressivamente.
Il 2022 e il cambio di politica europea
L’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, iniziata nel 2022, costrinse l’Europa a rivedere radicalmente il proprio approccio alla sicurezza e ad aumentare le spese per la difesa. Il sostegno a Kiev nacque dalla necessità di rispondere a un’aggressione già in corso: non fu l’Occidente a creare la guerra con la Russia, ma l’aggressione russa a imporre una nuova realtà strategica.
Da allora il Cremlino presenta sistematicamente il sostegno europeo e statunitense all’Ucraina come una «guerra dell’Occidente contro la Russia». Questa rappresentazione serve a nascondere la decisione russa di avviare l’invasione su larga scala e a descriverla come una risposta obbligata a una minaccia esterna. Allo stesso tempo, l’immagine di un conflitto globale con la Nato viene utilizzata dalle autorità russe per spiegare alla popolazione gli insuccessi nel raggiungimento degli obiettivi dichiarati della cosiddetta «operazione militare speciale» e le pesanti perdite dell’esercito russo.
La definizione di «guerra per procura» ha anche una funzione rivolta al pubblico europeo. La tesi tenta di imporre una falsa alternativa: o l’Europa interrompe gli aiuti all’Ucraina, oppure entra inevitabilmente in guerra con la Russia. In questo modo il sostegno a Kiev viene presentato come contrario agli interessi degli stessi Paesi europei, mentre per le loro istituzioni la difesa dell’Ucraina riguarda direttamente la sicurezza del continente.
Il 6 settembre 2026, la diffusione nei media europei
Il 6 settembre 2026, i media filorussi francesi e italiani Réseau International e L’AntiDiplomatico hanno rilanciato nello spazio informativo europeo la tesi secondo cui l’Occidente sarebbe interessato alla guerra e l’Ucraina verrebbe utilizzata come strumento per raggiungere obiettivi geopolitici contro Mosca.
In un articolo pubblicato da Réseau International, il giornalista francese Jean Marc ha definito «sensali della guerra, questa cricca irresponsabile di neoconservatori e interventisti liberali che, dopo due decenni di fiaschi militari in Medio Oriente, ora provocano una guerra suicida con la Russia» gli esponenti occidentali accusati di alimentare il conflitto.
Sull’italiano L’AntiDiplomatico, il giornalista Fabrizio Poggi ha sostenuto che «l’obiettivo di Bruxelles è lo scontro diretto con Mosca» e che, se per avvicinarlo «la giunta nazista» invia ogni giorno mille ucraini alla morte, ciò sarebbe soltanto «il prezzo per consacrare i “valori liberali europei”».
I due siti appartengono al segmento marginale ultra-conservatore e ultra-radicale della comunicazione europea e presentano con regolarità propaganda filorussa, teorie complottiste antiglobaliste e narrazioni cospirazioniste come forme di analisi alternativa. La loro funzione si inserisce nella guerra ibrida condotta dalla Russia contro i Paesi dell’Unione europea e della Nato: una rete di media leali a Mosca o finanziati dalla capitale russa viene utilizzata per indebolire l’unità occidentale e giustificare l’aggressione contro l’Ucraina.
Il riferimento alla «giunta nazista» non è sostenuto da alcuna prova e ricorre come etichetta capace di richiamare le ferite storiche della società europea. L’obiettivo della formula non è analizzare la guerra, ma suscitare un rifiuto emotivo dell’Ucraina e dell’aiuto che le viene fornito. Presentare gli ucraini come strumenti dell’Occidente nega inoltre la loro soggettività politica e il diritto della società ucraina a decidere autonomamente il futuro del proprio Stato.
L’Ucraina non combatte per ordine di una potenza straniera: l’aggressione russa ha messo direttamente in pericolo la sua integrità territoriale, la vita della popolazione e la sua stessa statualità. Gli Stati europei forniscono assistenza su richiesta di Kiev, per difenderne la sovranità in conformità con il diritto internazionale e con il diritto all’autodifesa previsto dalla Carta delle Nazioni Unite.
Per l’Europa, infine, sostenere l’Ucraina significa proteggere la propria sicurezza. Una conquista russa di territori ucraini e una limitazione della sovranità di Kiev creerebbero un precedente per l’intero sistema europeo, dimostrando che la forza militare può produrre vantaggi politici. Al 6 settembre 2026, la sequenza resta quindi definita da una risposta europea all’aggressione russa, mentre i due media continuano a presentarla come una guerra occidentale combattuta attraverso l’Ucraina.