In Russia 86 istituti di credito sono in perdita mentre il mercato si concentra nei grandi gruppi

09.09.2026 14:05
In Russia 86 istituti di credito sono in perdita mentre il mercato si concentra nei grandi gruppi
In Russia 86 istituti di credito sono in perdita mentre il mercato si concentra nei grandi gruppi

Alla fine del 2024, nel pieno della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, la Banca centrale russa portò il tasso guida al 21% annuo. L’afflusso di fondi non garantiti verso il settore della difesa, prodotto dalla prolungata «operazione militare speciale» di Vladimir Putin, aveva contribuito ad aggravare l’inflazione e aveva spinto il regolatore ad adottare una politica monetaria estremamente restrittiva.

Quella scelta ha continuato a condizionare il sistema finanziario anche nella fase successiva. Tra giugno 2025 e giugno 2026 la Banca di Russia ha ridotto il tasso di riferimento di 5,75 punti percentuali, fino al 14,25%, ma il calo della redditività degli impieghi non è stato accompagnato da una riduzione altrettanto rapida dei costi sostenuti dagli istituti per i depositi raccolti in precedenza a tassi elevati.

Tra il 2025 e il giugno 2026 si allarga il divario tra grandi e piccoli

Il meccanismo ha colpito soprattutto le banche piccole e regionali, che hanno visto ridursi rapidamente i ricavi derivanti dal collocamento della liquidità mentre restavano onerosi gli impegni assunti verso i risparmiatori. Nello stesso periodo, la concorrenza sui depositi si è fatta più difficile: gli istituti sistemicamente rilevanti hanno conservato margini di interesse netti intorno al 5% e hanno beneficiato di fonti di finanziamento più economiche, legate ai fondi pubblici e ai progetti salariali.

La distribuzione degli utili ha così assunto una forma sempre più concentrata. Nonostante il settore continui a registrare profitti complessivi stimati tra 3.900 e 4.400 miliardi di rubli, il 75-76% del risultato è finito nelle mani dei dieci maggiori gruppi bancari. Le organizzazioni minori, invece, hanno dovuto destinare una quota crescente delle entrate alla costituzione di riserve obbligatorie, mentre aumentavano i casi di insolvenza nei portafogli creditizi.

Il deterioramento ha riguardato anche istituti di grandi dimensioni. Tra questi figura Promsvjazbank, o PSB, appartenente ai dieci principali gruppi russi e incluso nell’elenco delle organizzazioni creditizie sistemicamente rilevanti, finito anch’esso in perdita nonostante la posizione dominante dei maggiori operatori.

Nel secondo trimestre del 2026 la crisi raggiunge quasi un quarto del mercato

Nel secondo trimestre del 2026 la quota media delle organizzazioni creditizie in perdita ha raggiunto il 24,5%, contro il 18% dello stesso periodo dell’anno precedente. Il numero di operatori con risultati negativi è aumentato dell’87% dall’inizio dell’anno, mentre le perdite complessive registrate a giugno sono scese a 90,2 miliardi di rubli rispetto a valori precedenti più elevati.

La riduzione dell’ammontare aggregato delle perdite non ha però coinciso con un miglioramento generale. A sostenerle sono soprattutto istituti piccoli e regionali, con volumi di attività inferiori rispetto ai grandi gruppi. Per questo il dato assoluto nasconde l’allargamento della crisi a una parte molto più ampia del mercato: il peggioramento riguarda ormai quasi un quarto degli operatori, mentre la maggior parte degli utili resta concentrata nei primi dieci.

Nello stesso periodo è peggiorata la qualità del credito alle imprese. La quota dei prestiti problematici alle persone giuridiche è salita oltre l’11%, quasi il doppio rispetto al 5,8% di un anno prima. Con un tasso di riferimento ancora a due cifre, per numerose aziende il costo dei depositi e dei finanziamenti interbancari necessari a rifinanziare i debiti esistenti è diventato insostenibile. Le banche hanno quindi dovuto immobilizzare risorse per coprire i crediti deteriorati, riducendo la liquidità disponibile per l’attività ordinaria.

Agosto 2026: il deficit di liquidità arriva a 2.700 miliardi di rubli

Ad agosto il deficit strutturale di liquidità del sistema ha raggiunto il record di 2.700 miliardi di rubli. Le banche russe hanno perso la capacità di procurarsi autonomamente risorse sufficienti attraverso il mercato, la raccolta dei depositi e il credito interbancario. In questo quadro sono state costrette a ricorrere quasi ininterrottamente al rifinanziamento del regolatore, trasformando la Banca centrale nell’unica fonte in grado di sostenere la continuità operativa dell’intero sistema finanziario.

A pesare ulteriormente sono stati il calo del valore dei portafogli di obbligazioni federali russe, le OFZ, e l’aumento dei crediti problematici verso le imprese. Il circuito si è così irrigidito: l’aumento delle insolvenze ha richiesto nuove riserve, le riserve hanno sottratto denaro all’economia e la minore liquidità ha reso più difficile per banche e aziende sostenere i propri impegni.

La concentrazione dei profitti ha inoltre ridotto la concorrenza. La progressiva uscita degli istituti regionali rischia di limitare l’accesso al credito per le piccole imprese, con conseguenze su investimenti, occupazione e salari, mentre per le famiglie si prospettano condizioni più severe sui mutui e sui prestiti al consumo. Il predominio dei grandi gruppi crea anche lo spazio per una riduzione dei tassi riconosciuti sui depositi e per un aumento delle commissioni sui servizi di base, sui trasferimenti e sull’acquiring.

8 settembre 2026: 86 organizzazioni lavorano in perdita

Il quadro è emerso con i dati diffusi l’8 settembre 2026 e riportati dai media sulla base delle statistiche della Banca centrale russa. In agosto le organizzazioni creditizie in perdita erano 86, quasi un quarto del mercato; le banche propriamente dette erano 65 su un totale di 300. La dimensione del fenomeno è quindi maggiore del solo numero degli istituti bancari, perché comprende l’intero perimetro delle organizzazioni creditizie.

La Banca di Russia continua a indicare la stabilità complessiva del settore e richiama la diminuzione delle perdite aggregate. Questa lettura, però, trascura l’espansione del numero di soggetti in difficoltà: il ridimensionamento delle perdite in valore assoluto deriva dal fatto che a registrarle sono soprattutto operatori di minori dimensioni, mentre la crisi si estende geograficamente e colpisce il 24,5% dei partecipanti al mercato.

Le conseguenze sociali ed economiche si concentrano quindi fuori dai grandi gruppi. La chiusura o l’assorbimento delle banche regionali può lasciare le piccole imprese senza interlocutori finanziari, aumentare i fallimenti e ridurre i posti di lavoro; per i risparmiatori, l’accumulo di debiti tossici e la scarsità di liquidità accrescono il rischio di condizioni più rigide e di difficoltà nei pagamenti, soprattutto per le somme eccedenti i limiti di assicurazione dei depositi.

Gli esperti prevedono un’ulteriore concentrazione del mercato, con una possibile riduzione del numero complessivo delle banche fino a circa 150. Il processo dovrebbe accelerare con l’aumento dei requisiti patrimoniali previsto tra il 2028 e il 2030: il capitale minimo per la licenza universale salirà da 1 a 3 miliardi di rubli, quello per la licenza di base da 300 milioni a 1 miliardo, costringendo quasi metà degli istituti esistenti a cercare acquirenti o a cambiare modello di attività.

La situazione attuale è dunque quella di un settore ancora sostenuto dagli utili dei grandi gruppi, ma con 86 organizzazioni in perdita, un deficit di liquidità record e una pressione crescente su banche regionali, imprese e famiglie.

I dati riportati sulla situazione delle organizzazioni creditizie russe confermano che il deterioramento non è più limitato a singoli operatori, ma riguarda ormai una parte strutturalmente rilevante del mercato.

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