Colin Walsh, enigmi dell’anima irlandese

03.06.2025 17:01
Colin Walsh, enigmi dell’anima irlandese
Colin Walsh, enigmi dell’anima irlandese

Kala Lanann ha solo quindici anni quando, nel 2003, scompare senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Si è nel pieno dell’estate, la stagione che ogni anno trasforma la cittadina di Kinlough, sulla costa nordorientale dell’Irlanda, in un luogo festoso attraversato da eventi musicali e sportivi che attirano anche molti turisti. Kala e il suo gruppo di amici si stanno affacciando alla vita e il rapporto con il luogo in cui crescono è ancora complesso, caratterizzato da incertezze, paure, minacce. E, quando, quindici anni più tardi, tre di loro, Helen, Mush e Joe si ritroveranno ancora una volta a Kinlough proprio nei giorni in cui in un bosco non lontano dal mare saranno rinvenuti dei resti umani forse appartenenti alla loro amica, gli adulti che sono nel frattempo diventati dovranno tornare a fare i conti con l’inquietudine di un tempo, con le ferite e i fantasmi che avevano segnato in modo indelebile la loro adolescenza. E con i segreti inconfessabili che la cittadina continua gelosamente a custodire.

Allo stesso tempo romanzo di formazione, noir sofisticato e thriller letterario, Kala (traduzione di Stefano Tummolini, Fazi, pp. 456, euro 19) segna l’esordio di Colin Walsh, uno scrittore 39enne di Galway, ma che vive da tempo in Belgio, considerato tra le voci più interessanti della narrativa locale delle ultime stagioni. In Kala, Walsh riesce ad indagare i misteri di una stagione tra le più complesse dell’esistenza, trasformando le domande e i dubbi di un gruppo di adolescenti nella ricerca di una verità che finisce per scuotere dalle fondamenta l’ipocrisia e la falsa coscienza su cui sembra basarsi il mondo che li circonda. Sfidando i luoghi comuni del «modello irlandese», lo scrittore offre, tra le righe, anche un ritratto inedito e imprevedibile del suo Paese. Dopo aver partecipato nei giorni scorsi al festival Rovigoracconta, Colin Walsh presenterà oggi alle 19 il suo romanzo alla Libreria Arcadia di Rovereto e domani alle 19’30, con Giulia Buzzoni, al Parco 11 settembre di Bologna nell’ambito di Bookadventure.

Già prima della sparizione di Kala, l’evento intorno al quale ruota il romanzo, il mondo dei protagonisti adolescenti sembra avvolto da un clima cupo, oppressivo, quasi la loro condizione celasse in sé degli esisti potenzialmente negativi o pericolosi. L’adolescenza stessa è una sorta di thriller o di noir, una stagione della vita piena di segreti che non sempre saranno svelati?

In effetti credo che nelle sfumature emotive dell’adolescenza si possano trovare in qualche modo dei parallelismi con il thriller: la vertigine delle emozioni, dove tutto sembra spingersi fino al punto di rottura. L’adolescenza è un periodo di febbrile elettricità ormonale, una fase della vita caratterizzata da un proprio slancio interiore davvero mutevole. C’è sempre il potenziale per veri estremi: euforia, crepacuore, rivelazione, orrore. Per molti versi, il romanzo parla perciò di adolescenti, e del loro io adulto, che fanno i conti con la propria capacità di raggiungere estremi di coraggio e crudeltà.

Nelle sfumature emotive dell’adolescenza un parallelo con il thriller: la vertigine delle emozioni dove tutto si spinge fino al punto di rottura

Lei non ha ancora 40 anni, fino a che punto si è ispirato alla sua adolescenza per costruire i personaggi del romanzo?

In Kala ci sono dei punti di riferimento culturali che penso siano specifici della mia generazione, della mia adolescenza, ma ho attinto principalmente all’intensità emotiva di quegli anni. Sebbene le peculiarità di ogni adolescenza possano essere uniche, credo che la tensione emotiva che circonda quella fase dell’esistenza sia universale. Ho incontrato lettori di Kala di tutte le età – dai ventenni ai settantenni -, e nonostante questa differenza, in molti mi hanno detto la stessa cosa riguardo a ciò che provano i protagonisti della storia: «Ecco come è stato per me. Ricordo questa sensazione. Ero uno di quei ragazzi».

Lo sguardo che i personaggi riservano alla realtà in cui sono cresciuti, a Kinlough ma forse all’Irlanda intera, non fa nessuno sconto al «romanticismo delle tradizioni», al mito di un Paese che vive intrecciato alle proprie radici. Al contrario, il loro giudizio e l’esito della vicenda che li vede protagonisti, faranno emergere «il dietro le quinte» di questa immagina da cartolina e forse dell’intero «miracolo irlandese». Certamente la sua non è una scelta casuale…

Da un certo punto di vista tutti gli stereotipi positivi, diciamo da cartolina, sull’Irlanda – gente amichevole, paesaggi selvaggi e romantici, cultura musicale e poetica, spontaneità e giocosità – sono effettivamente veri. Ma ogni luce ha la sua ombra. Nel XX Secolo, l’Irlanda, come paese postcoloniale, ha cercato di forgiare una propria identità nazionale indipendente. In quella fase c’erano parametri estremamente rigidi su cosa significasse essere un membro «legittimo» della società irlandese. Chiunque deviasse dalla norma sociale, e in particolare le donne, veniva severamente punito. Alcune delle peggiori atrocità morali nella storia dello Stato irlandese sono state perpetrate in nome della rispettabilità sociale, e questo è il tipo di orrore che può compiersi solo con la silenziosa complicità di intere comunità. Gran parte del dramma che emerge in Kala si concentra su come i personaggi reagiscono a questa oscurità, sia nella città in cui vivono che dentro se stessi.

Alcuni degli adolescenti protagonisti del romanzo sembrano possedere maggiore coraggio e determinazione degli adulti, quasi sentissero di dover sfidare il silenzio che regna intorno a quanto accade nella cittadina e che i loro genitori, invece, paiono alimentare. Questo confronto tra le generazioni, apparentemente in nome della verità, è una delle chiavi per avvicinarsi al libro?

Diciamo sì e no. Kala Lanann è un’adolescente coraggiosa, disposta a rompere con l’ordine costituito. Come molti iconoclasti, paga un prezzo brutale per questo. Tuttavia, non è vero che solo i giovani possano essere rivoluzionari, o che solo gli anziani possano essere reazionari. La vita non è un viaggio di sola andata dall’euforia e dall’integrità della giovinezza alle «conseguenze» e al silenzio della maturità. Nella trama del romanzo, appaiono adulti emotivamente distrutti da quanto accade nel 2003 che si sono risvegliati alla vita nel 2018. In questo senso, la vita è sempre potenzialmente un nuovo inizio.

Prima quindicenni, poi adulti, i personaggi reagiscono all’oscurità della cittadina in cui crescono ma che alberga anche dentro di loro 

A fare da contrappunto alla vicenda di cui Helen, uno dei personaggi principali del libro, è protagonista, ci sono i diari della madre, che probabilmente soffriva di depressione e che ad un certo punto scriveva che «la vita è solo presente». Parole significative per una storia che, al contrario, si svolge su più piani temporali. Cosa rappresenta per lei questo elemento e perché ha scelto di farlo emergere nel romanzo?

Il nostro passato, presente e futuro si riconfigurano costantemente a vicenda, ma questa riconfigurazione, come ogni altra cosa, avviene solo «ora». Ricordiamo il passato da adesso e allo stesso modo ci proiettiamo nel futuro a partire da questo momento. Ma quando incontriamo per la prima volta molti dei personaggi di Kala in età adulta, ci accorgiamo che sono «fuori asse» rispetto al presente. Alcuni sono così ossessionati dalla fuga dal presente che non lo sperimentano mai. Altri sono stati così rovinati dal passato che sono emotivamente congelati nel presente. Gran parte della storia del romanzo ruota intorno al fatto che i protagonisti sono costretti dal presente a confrontarsi con il passato e, nel loro fare i conti con il passato, devono trovare nuovi modi per affrontare le sfide del presente.

All’inizio, «Kala» si legge senza pensare ai misteri che racchiude, rapiti dal modo in cui sono plasmate le personalità dei personaggi, l’intreccio tra le diverse figure, l’atmosfera della cittadina. Poi, si è conquistati dal ritmo dell’indagine, dal respiro del thriller, dalla necessità di giungere ad una qualche risposta. Attraverso quali tappe ha elaborato la storia, fino a costruire quello che la critica anglosassone ha presentato come un «noir letterario»? E, in questo processo, c’è anche l’eco delle sue letture?

Fin dall’inizio sapevo di voler scrivere qualcosa che avesse la complessità emotiva e psicologica della «narrativa letteraria», ma con la spinta propulsiva e avvincente di un thriller. Pensavo a libri come Dio di illusioni di Donna Tartt e Le ragazze di Emma Cline. Diciamo che in generale attraverso la narrativa letteraria si scrive dall’interno dei personaggi verso l’esterno, verso la trama. Ma poiché Kala racchiude al centro un mistero, avevo anche bisogno di sapere bene quale fosse la trama già mentre creavo i personaggi. Ho dedicato molto tempo a conoscere i personaggi, ed è stato attraverso di loro che la trama è emersa, ma questa mutava continuamente forma durante la scrittura. Quando dico questo, il processo sembra calmo e razionale. La realtà è che spesso mi sono sentito come un pazzo, cercando di correre in due direzioni opposte contemporaneamente! Ma, alla fine, è questo il libro che volevo scrivere.

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