L’attacco alla pipeline saudita accresce le tensioni nel Golfo
Un attacco contro una pipeline saudita ha intensificato le crisi nel sistema di trasporto del petrolio in Medio Oriente, evidenziando attori in campo e la vulnerabilità della regione. I sospetti si concentrano su fazioni sciite alleate di Teheran, che in passato hanno già colpito l’Arabia Saudita utilizzando droni, affinando così le loro tattiche. Queste milizie, rappresentanti di uno stato nello stato, ostacolano i tentativi di disarmo da parte di Bagdad. I pasdaran, nel corso dell’estate, hanno creato cellule operative autonome per missioni specifiche, distaccandosi formalmente dai loro vertici, riporta Attuale.
L’attacco ha aperto un secondo fronte di conflitto contro Riad, che ora deve difendersi su più fronti. La capacità di risposta del regno, nonostante i costosi sistemi bellici, è stata messa seriamente alla prova. L’operazione ha avuto anche un impatto significativo sull’export di petrolio, coinvolgendo la rotta alternativa attraverso Yanbu (Mar Rosso), dimostrando che nessuna via è attualmente sicura. I paesi della regione hanno tentato di trovare soluzioni alternative, incluso l’invio di petrolio via camion attraverso la Siria, sebbene in quantità ridotte.
Le monarchie del Golfo, comprese Emirati e Arabia Saudita, cercano di coordinarsi, ma frequentemente optano per approcci autonomi a causa della mancanza di fiducia reciproca nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati. Hanno partecipato in segreto alla campagna di attacchi statunitensi, mentre hanno anche esplorato negoziati con Teheran, riconoscendo che la protezione americana non è totale. Nonostante il patto di difesa con Turchia e Pakistan, le nazioni del Golfo rimangono vulnerabili e inquieti, riflettendo una situazione complessa e instabile nella regione.
Teheran, nel frattempo, sembra intendere chiaramente il suo approccio strategico, collegando il conflitto con gli USA a scenari in Libano, Gaza e Yemen. Questa manovra mira a estendere la sua influenza, affermando il sostegno ai gruppi favorevoli e suggerendo di essere pronta a rispondere con forza. La crisi potrebbe sfociare in un nuovo ordine regionale che avvantaggi la Repubblica islamica, fortemente influenzata dagli errori strategici occidentali.
Negli Stati Uniti, il presidente Trump ha rifiutato due richieste saudite per una rappresaglia contro gli Houthi, evidenziando le complicazioni nel conflitto e la natura delicata della politica estera americana nell’area. Sebbene la Casa Bianca stia navigando tra operazioni militari e trattative, l’escalation della situazione potrebbe spingerla a considerare attacchi aerei contro i miliziani, ora in posizione avanzata. Tale decisione, ritenuta possibile da fonti, evidenzia l’incertezza che circonda la strategia americana.
Questo conflitto pone l’accento sull’importanza di non sottovalutare le forze non statali, ben radicate territorialmente e supportate socialmente, che possono rivelarsi più incisive di un’intera nazione. L’esperienza militare degli Houthi, unita a una geografia favorevole, ha già ostacolato i tentativi di contrasto da parte dei loro avversari, creando un quadro complesso per il futuro politico e militare della regione.