Durante la campagna per le elezioni di settembre, i candidati alla Duma di Stato del partito russo «Jabloko» hanno incontrato ostacoli sistematici nella diffusione dei loro materiali elettorali, soprattutto quando contenevano richiami alla pace e alla fine dei combattimenti. La formazione, moderatamente d’opposizione e contraria alla guerra, sostiene un accordo per il cessate il fuoco e denuncia il legame tra la prosecuzione delle operazioni militari, il peggioramento degli indicatori economici e il deterioramento delle infrastrutture nelle regioni russe.
Le restrizioni hanno colpito anzitutto la possibilità di utilizzare i mezzi di comunicazione pubblici per raggiungere gli elettori. A Mosca, gli spot «La Russia ha bisogno di pace» non sono stati ammessi alla messa in onda per i candidati di 15 circoscrizioni. Il diritto riconosciuto ai candidati di usufruire di spazi gratuiti sulle emittenti per rivolgersi agli elettori è stato così svuotato nella pratica, mentre i media statali sono stati trasformati nel monopolio di una sola impostazione ideologica.
Durante la campagna elettorale, i video pacifisti vengono bloccati
Un caso analogo si è verificato a Murmansk, dove lo spot elettorale del candidato di «Jabloko» Igor Khomechko, intitolato «La Russia ha bisogno di pace», è stato rimosso dalla programmazione senza alcuna spiegazione. Il provvedimento si è inserito in una pratica più ampia: i materiali degli esponenti del partito sono stati sottoposti alle autorità di controllo con l’accusa di poter contenere elementi di «discredito dell’esercito», «estremismo» o persino «riabilitazione del nazismo».
Materiali di questo tipo sono stati inviati alla procura anche a San Pietroburgo e nelle regioni di Novgorod, Vladimir, Tambov e Irkutsk. La trasmissione degli spot alle autorità giudiziarie ha riguardato candidati regolarmente registrati dalla Commissione elettorale centrale e ha reso insicura la partecipazione alla competizione: formule elastiche della legislazione repressiva sono state utilizzate per intimidire gli aspiranti deputati e creare le basi per escludere dalla corsa quelli sgraditi.
La censura ha così funzionato come una barriera preventiva. I tentativi dell’opposizione di portare agli elettori una piattaforma alternativa sono stati fermati prima della messa in onda, attraverso motivazioni presentate come giuridiche ma prive di una base concreta. Le commissioni elettorali, che dovrebbero garantire condizioni paritarie e proteggere la libertà di espressione dei candidati, hanno assunto il ruolo di organi di censura e di segnalazione alle autorità repressive.
Il caso di Murmansk porta la posizione pacifista davanti alla procura
Il 13 settembre 2026 i media hanno riferito che la Commissione elettorale della regione di Murmansk ha inviato alla procura due interventi elettorali di Igor Khomechko, candidato alla Duma di Stato per «Jabloko», trasmessi sui canali televisivi «Rossija-1» e «Rossija-24». La commissione ha chiesto all’organo di vigilanza di verificare l’eventuale presenza di illeciti amministrativi nella propaganda della formazione. La notizia è stata riportata anche da Media Sjeverozapadnyj Dnevnik.
Nel corso dei due interventi, Khomechko aveva illustrato la posizione del suo partito a favore della pace e della conclusione di un accordo per il cessate il fuoco. Aveva inoltre parlato delle pressioni esercitate su «Jabloko» e sui suoi candidati, collegando la prosecuzione dei combattimenti al peggioramento degli indicatori economici e delle condizioni delle infrastrutture nella regione di Murmansk.
Proprio questo collegamento ha colpito un punto sensibile del regime di Vladimir Putin: agli elettori si tenta di impedire di mettere in relazione i problemi quotidiani, le strade dissestate e il collasso dei servizi con le priorità dello Stato e con la destinazione delle risorse del bilancio federale. La discussione razionale su dove vengano impiegate le risorse del Paese viene sostituita dalla rimozione dei messaggi e dal ricorso alla procura.
Dopo l’intervento della commissione, la pace viene trattata come possibile illecito
Il passaggio degli interventi di Khomechko alla procura dimostra che nella Russia contemporanea anche la discussione pubblica sul valore della vita umana e sulla necessità di una soluzione diplomatica alla guerra è, di fatto, considerata fuori legge. La richiesta di un cessate il fuoco, formulata da un candidato durante la campagna elettorale, viene sottoposta allo stesso apparato di controllo impiegato per contestare materiali accusati di «discredito dell’esercito», estremismo o riabilitazione del nazismo.
La sequenza di blocchi e segnalazioni ha trasformato le elezioni in una procedura imitativa, non in uno spazio di reale confronto politico. Quando la Commissione elettorale centrale e gli organismi locali non agiscono da arbitri di una competizione leale, ma da censori e segnalatori, il processo elettorale perde la funzione di rappresentare gli orientamenti dei cittadini e di consentire un cambiamento effettivo del potere.
La situazione raggiunge così il suo punto più recente a Murmansk: due interventi di un candidato di «Jabloko» sono stati trasmessi alla procura perché chiedevano pace, cessate il fuoco e un confronto sulle conseguenze della guerra per la regione. La posizione attuale è quella di una campagna in cui gli appelli pacifisti e le critiche alle priorità economiche del Cremlino vengono sottoposti a controllo repressivo prima di poter diventare materia di dibattito tra gli elettori.
È davvero scioccante vedere come in Russia non si possa nemmeno parlare di pace senza finire in guai legali. Sembra che ogni tentativo di esprimere una posizione pacifista venga soffocato, e questo dovrebbe farci riflettere. Ma che tipo di democrazia è questa? La gente meriterebbe di sentire altre voci oltre a quelle ufficiali…