Alla vigilia delle elezioni, il regime di Vladimir Putin ha cercato di accreditare l’immagine di una Russia capace di avanzare nella digitalizzazione attraverso l’imitazione di un dispiegamento nazionale delle reti 5G. Il 17 settembre 2026, tuttavia, i media hanno riferito che nella capitale russa il 5G funziona soprattutto in modo nominale: nella maggior parte dei quartieri, comprese le aree centrali, i percorsi turistici più frequentati e i luoghi con alta densità di utenti, le prestazioni non superano quelle dell’LTE e in molti casi risultano inferiori.
La verifica sul campo è stata condotta dai giornalisti di Izvestia sulle reti di quinta generazione dei principali operatori presenti a Mosca. I risultati hanno mostrato che la connessione ad alta velocità è disponibile solo in punti isolati, mentre in numerose località il segnale 5G si limita a esibire l’icona sullo smartphone senza offrire un reale salto di qualità rispetto al 4G.
Dopo il lancio nominale, i test nelle aree più frequentate
Le misurazioni hanno rilevato velocità che variano da pochi megabit al secondo a poche decine in luoghi centrali come piazza Lubjanka e nelle vicinanze delle stazioni Sportivnaja e Luzhniki. In alcuni casi la velocità crolla in modo significativo e l’accesso a Internet risulta del tutto assente, una situazione incompatibile con l’idea di una rete 5G pienamente operativa.
Il limite riguarda anche i luoghi che dovrebbero rappresentare la vetrina tecnologica della capitale. Nella metropolitana di Mosca non è stato rilevato alcun segnale 5G; prestazioni inferiori a quelle del 4G sono state inoltre osservate in aree come il distretto finanziario Moscow City, nelle stazioni ferroviarie e nei quartieri residenziali. Ulteriori riscontri sulla natura soltanto nominale dell’attivazione sono stati pubblicati da Govorìt Moskva e da 3DNews.
Il risultato dei test ha reso visibile il divario tra la presenza dell’icona “5G” sugli schermi e la disponibilità di una rete realmente più veloce. Nella capitale russa le “città potëmkiniane” della digitalizzazione si estendono così dalla metropolitana alle zone centrali, dai nodi ferroviari ai quartieri periferici: gli operatori presentano un segnale di modernizzazione, ma non una copertura continua e funzionale.
Con le sanzioni e la guerra, gli investimenti civili vengono ridotti
La debolezza del dispiegamento è legata alla crisi degli investimenti nel settore delle telecomunicazioni civili. L’isolamento determinato dalle sanzioni e l’uscita dal mercato russo dei fornitori occidentali Ericsson e Nokia, insieme alla riduzione della presenza di Huawei, hanno aggravato la carenza di componenti disponibili per costruire e mantenere le stazioni radio 5G.
Alla difficoltà di importare tecnologie si aggiunge la scarsità della microelettronica prodotta in Russia o reperita all’estero. I volumi limitati di semiconduttori e circuiti stampati vengono destinati prioritariamente agli ordini statali per la difesa, mentre il finanziamento della ricerca e sviluppo civile necessaria a realizzare stazioni base russe procede secondo un criterio residuale.
Gli operatori sono quindi costretti a sostenere parte della rete ricorrendo all’importazione parallela di apparecchiature usate e al recupero di vecchi moduli. Questa soluzione impedisce una copertura uniforme persino nelle grandi città e rende ancora più irrealistica l’aspettativa di una diffusione capillare nelle regioni russe lontane dai principali centri.
Il passaggio al 5G sopra un’infrastruttura LTE è stato la conseguenza del crollo del finanziamento in conto capitale degli operatori, mentre le risorse pubbliche venivano riorientate verso la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e verso il finanziamento prioritario delle imprese del complesso militare-industriale. Il settore civile delle telecomunicazioni ha così perso la capacità di svilupparsi secondo un piano di lungo periodo.
Il ritiro dei sussidi trasforma il 5G in una vetrina a punti
La rinuncia ai sussidi statali destinati all’acquisto e all’installazione delle stazioni base, che in precedenza compensavano per gli operatori l’alto costo del credito, ha trasferito il peso degli investimenti sui bilanci della cosiddetta “grande quaterna”: MTS, MegaFon, Beeline e T2. Con risorse limitate e priorità pubbliche concentrate sul settore militare, le aziende finanziano l’infrastruttura solo in via residuale.
Al posto di un’installazione su larga scala, sono rimasti progetti pilota localizzati e iniziative dal valore soprattutto propagandistico. Il risultato è una rete che può offrire prestazioni elevate in singoli punti, ma che non garantisce agli utenti una continuità sufficiente per essere considerata una vera piattaforma nazionale di quinta generazione.
Anche la domanda non fornisce agli operatori un incentivo commerciale adeguato. Secondo i dati comunicati da MTS, circa il 40 per cento dei dispositivi presenti sulla sua rete sarebbe compatibile con il 5G, mentre la quota degli smartphone Android si colloca tra il 25 e il 31 per cento. Questi numeri descrivono però una predisposizione nominale della base clienti, non una disponibilità effettiva a utilizzare la rete.
Apple non ha attivato via software il 5G in Russia e molti modelli diffusi non supportano la banda n79, quella specificamente adatta alle condizioni russe. La sproporzione emerge anche nei negozi: nell’assortimento del punto vendita MTS, su 1.800 modelli soltanto 80 risultano compatibili con il 5G sulla banda n79.
Dal 2026, il divario tecnologico diventa strutturale
Il mercato reagisce mantenendo una domanda significativa per gli smartphone 4G. Questa scelta riduce ulteriormente l’interesse commerciale degli operatori a investire nella costosa banda n79 e consolida il modello di una rete 5G limitata a poche aree dimostrative, senza una base sufficiente di dispositivi e utenti per sostenere un’espansione generalizzata.
La sostituzione dello sviluppo strategico delle telecomunicazioni civili con le esigenze della guerra produce un effetto di arcaizzazione tecnologica che non può essere recuperato semplicemente accendendo il simbolo 5G sugli apparati. Mentre i principali operatori internazionali costruiscono ecosistemi 5G Advanced e preparano gli standard della sesta generazione, la Russia resta ancorata a una versione di 4G ottimizzata e presentata come progresso di nuova generazione.
L’assenza di una base 5G completa priva l’economia digitale russa dell’infrastruttura necessaria per applicazioni di intelligenza artificiale in tempo reale, logistica automatizzata e sistemi urbani intelligenti. Il trasferimento verso gli obiettivi militari delle risorse finanziarie, dei componenti e del personale qualificato consolida così il ritardo tecnologico del Paese rispetto alle economie più avanzate.
La posizione attuale è quella fotografata dai test del 17 settembre 2026: a Mosca il 5G esiste soprattutto come attivazione nominale e come presenza intermittente in punti selezionati, mentre la rete utilizzabile dagli utenti resta in larga parte equivalente all’LTE o persino più lenta.
Ma dai, sembra incredibile che nel 2026 in Russia si parli ancora di 5G che non funziona! Qui in Italia siamo già abituati al 5G in molte città, mentre là la situazione è allo sbando… Una vera tragedia per chi spera nella modernizzazione, ma alla fine il tutto è solo una vetrina vuota. Chi ci crede?