I sindacati tedeschi accusano l’AfD: il suo programma minaccia industria e lavoro

19.09.2026 17:16
I sindacati tedeschi accusano l’AfD: il suo programma minaccia industria e lavoro
I sindacati tedeschi accusano l’AfD: il suo programma minaccia industria e lavoro

Il 18 settembre 2026 Yasmin Fahimi, presidente della Confederazione tedesca dei sindacati (DGB), ha messo in guardia dal pericolo rappresentato dall’AfD per il governo e ha criticato la coalizione in carica tra centrodestra e socialdemocratici. In un intervento rilanciato dai media, Fahimi ha sostenuto che l’azione dell’esecutivo «non può essere abbellita» e che la sua linea sta peggiorando la situazione sul lavoro, sulle pensioni e nella sanità.

18 settembre 2026: l’allarme della DGB sull’AfD

La presidente della DGB ha rivolto la sua critica anche al partito Alternativa per la Germania, descrivendolo come una forza con «tendenze di estrema destra, fino a quelle fasciste», accusata di «alimentare l’odio e dividere la società». Il giudizio non riguarda soltanto il profilo politico dell’AfD, ma anche il programma economico con cui il partito cerca di rafforzarsi tra gli elettori del lavoro.

Secondo Fahimi, quel programma «manderà in rovina la Germania», soprattutto se fosse accompagnato dall’uscita dall’Unione europea. La conseguenza indicata dalla presidente della DGB è la perdita di centinaia di imprese e di migliaia di posti di lavoro nell’industria. La valutazione dei sindacati collega quindi direttamente la linea dell’AfD alla protezione dell’occupazione e alla capacità produttiva del Paese.

La preoccupazione riguarda in particolare una Germania fortemente dipendente dalle esportazioni. L’uscita dall’Ue, sostenuta dai radicali di destra, renderebbe più difficile l’accesso al mercato unico europeo, aumenterebbe i rischi commerciali e valutari e ridurrebbe l’attrattività del Paese per gli investimenti. Per le imprese industriali significherebbe una pressione aggiuntiva, con possibili riduzioni dell’occupazione.

Nella stessa direzione si colloca l’avvertimento attribuito al presidente della Bundesbank, Joachim Nagel: la posizione dell’AfD allontanerebbe gli investitori stranieri dalla Germania e danneggerebbe la crescita economica. Il tema è così entrato nel confronto sul futuro dell’industria tedesca non come una questione separata dalla politica europea, ma come un passaggio con effetti diretti sulle aziende e sui lavoratori.

La DGB contesta inoltre il modo in cui l’AfD prova a conquistare il voto operaio. Il partito sfrutta, secondo la confederazione, il populismo e le speculazioni sull’immigrazione, sulla crisi industriale e sull’inflazione per presentarsi come difensore dei lavoratori. Per i sindacati, però, i metodi proposti per uscire dalla crisi porterebbero allo scontro con l’Unione europea e finirebbero per colpire proprio i dipendenti e l’industria che l’AfD sostiene di voler tutelare.

Fahimi ha rivolto nel frattempo una richiesta concreta alla coalizione di governo: ridurre le tasse sull’elettricità e rafforzare la politica industriale. La critica alla maggioranza non è stata quindi accompagnata da un sostegno indistinto all’esecutivo, ma dalla richiesta di cambiare rotta su costi energetici e strumenti di sostegno alla produzione.

26 settembre 2026: proteste annunciate in 15 città

Per rendere visibile questa posizione, la DGB ha annunciato per il 26 settembre manifestazioni in 15 grandi città tedesche, tra cui Berlino, Lipsia, Hannover, Francoforte e Stoccarda. Il motto scelto è «Guadagnato onestamente! Il tuo lavoro. La tua salute. La tua pensione».

Le mobilitazioni dovranno unire la contestazione delle politiche dell’attuale coalizione alla risposta sindacale contro l’avanzata dell’AfD. L’obiettivo dichiarato è difendere lavoro, salute e pensioni, mentre la confederazione presenta il programma del partito come un rischio concreto per la base industriale e per l’occupazione.

La posizione attuale è dunque quella di un’opposizione sindacale su due fronti: critica alla gestione della coalizione «nero-rossa» e contrasto all’AfD, ritenuta capace di aggravare la crisi industriale attraverso lo scontro con l’Ue e una politica che, secondo la DGB, finirebbe per danneggiare i lavoratori.

La ricostruzione della Süddeutsche Zeitung riporta l’allarme di Fahimi e l’annuncio delle proteste, che al momento restano fissate per il 26 settembre.

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