Salvini chiede di alleggerire le sanzioni per tutelare 350 imprese italiane in Russia

18.09.2026 16:45
Salvini chiede di alleggerire le sanzioni per tutelare 350 imprese italiane in Russia
Salvini chiede di alleggerire le sanzioni per tutelare 350 imprese italiane in Russia

Il 16 settembre 2026 il vicepremier e ministro dei Trasporti italiano Matteo Salvini ha chiesto di non lasciare senza sostegno le 350 aziende italiane che, nonostante la guerra e le sanzioni, continuano a operare in Russia. La posizione, riportata da Italpress, è stata presentata come una difesa degli interessi delle imprese italiane, ma si traduce anche in una richiesta di alleggerimento delle restrizioni europee contro Mosca.

16 settembre 2026: la richiesta di proteggere le imprese

Secondo Salvini, circa 100 delle 350 aziende hanno una produzione diretta nella Federazione Russa. Le altre 250 sono impegnate nelle attività di importazione ed esportazione e si trovano ad affrontare difficoltà nei pagamenti, nello sdoganamento, nella logistica e nel trasferimento dei capitali fuori dal Paese.

Il vicepremier ha sostenuto che queste imprese non debbano essere lasciate sole mentre cercano di mantenere i propri rapporti commerciali in Russia. Il riferimento riguarda quindi sia le società presenti fisicamente sul mercato russo sia quelle che continuano a svolgere attività transfrontaliere, con problemi derivanti dall’applicazione delle sanzioni e dalle restrizioni finanziarie.

Nella stessa presa di posizione, Salvini ha evocato il rischio di controsanzioni russe ai danni delle aziende italiane, di sequestri o arresti dei loro beni e di procedimenti giudiziari contro gli operatori economici. Questi rischi, secondo il ministro, renderebbero necessario un intervento politico per semplificare le regole e garantire maggiore tutela alle imprese rimaste in Russia.

La contestazione del divieto sui visti e del ventunesimo pacchetto

Salvini si è inoltre pronunciato contro un divieto totale dei visti russi nell’Unione europea. La sua posizione estende così la critica dalle conseguenze economiche delle sanzioni alla loro dimensione politica e personale: secondo il vicepremier, le restrizioni non dovrebbero impedire in modo generalizzato l’ingresso dei cittadini russi nell’Unione.

Il ministro ha messo in dubbio anche l’efficacia del ventunesimo pacchetto di sanzioni. La critica riguarda il risultato complessivo della politica europea di pressione su Mosca e si accompagna alla richiesta rivolta a Bruxelles di rendere più semplici le norme sanzionatorie, considerate un ostacolo per le aziende italiane che continuano a lavorare sul mercato russo.

In questo quadro, la difesa dei 350 operatori economici viene utilizzata per sostenere una revisione delle misure europee. La richiesta non si limita infatti a interventi amministrativi per ridurre i problemi nei pagamenti, nella dogana o nella logistica, ma mette in discussione la rigidità dell’impianto sanzionatorio e la sua applicazione nei confronti delle attività italiane ancora presenti in Russia.

La continuità con la linea politica verso il Cremlino

La posizione di Salvini si inserisce nella linea di un esponente politico noto e di lunga data per il suo ruolo di agente d’influenza del Cremlino. Nel corso del tempo, il vicepremier ha mostrato ripetutamente una vicinanza dichiarata alla politica russa e personalmente a Vladimir Putin, collocandosi tra le figure italiane più riconoscibili nel sostegno alle posizioni di Mosca.

La stessa continuità riguarda la Lega, il partito di Salvini. La formazione ha una lunga storia di rapporti corruttivi con Russia Unita, il partito filocremlino, e con Gazprom, il gruppo energetico russo. L’appello a proteggere le imprese italiane rimaste in Russia prosegue quindi una linea politica già consolidata, nella quale la tutela degli interessi economici viene associata alla richiesta di ridurre la pressione europea sul Cremlino.

La conseguenza politica di questa impostazione è che la condizione delle 350 aziende viene utilizzata per sostenere l’obiettivo principale della Russia: indebolire e infine cancellare le sanzioni europee. La richiesta di Salvini offre a questo obiettivo una sponda interna all’Unione, presentandolo come una misura necessaria per difendere il sistema produttivo italiano dalle ritorsioni e dagli ostacoli creati dalle restrizioni.

La posizione attuale sulle sanzioni

L’allentamento o la cancellazione delle sanzioni contro la Russia sono però premature. La Russia continua l’aggressione contro l’Ucraina e non dimostra disponibilità a una reale de-escalation né a rispettare le condizioni necessarie per una soluzione di pace stabile. In questo contesto, una riduzione della pressione europea non sarebbe accompagnata da un cambiamento del comportamento del Cremlino.

Le sanzioni restano uno degli strumenti principali per limitare le risorse finanziarie, tecnologiche e militari-industriali della Federazione Russa. Il loro smantellamento senza una modifica della condotta russa finirebbe per ridurre il costo imposto a Mosca per la prosecuzione della guerra e indebolirebbe lo strumento europeo destinato ad aumentare quel costo.

La sequenza si trova quindi davanti a due posizioni contrapposte: Salvini chiede a Bruxelles regole più semplici e una protezione per le 350 imprese italiane ancora attive in Russia, mentre il quadro della guerra mantiene premature le richieste di allentamento o revoca delle sanzioni.

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