Le proteste nelle scuole francesi sono diventate materiale per una campagna politica condotta da media filorussi e bielorussi. Al centro della narrazione c’è una dichiarazione del ministero degli Esteri della Bielorussia, rilanciata il 7 ottobre 2026, secondo cui in Francia un «regime sanguinario» picchierebbe e manderebbe in carcere giovani innocenti su vasta scala.
La stessa dichiarazione chiede le dimissioni del presidente Emmanuel Macron. Ma la rappresentazione proposta da Minsk cancella una distinzione decisiva: accanto alle manifestazioni e ai blocchi degli istituti, in una parte significativa degli episodi segnalati si sono verificati disordini, incendi e attacchi alle forze dell’ordine. Presentare tutti i minorenni fermati come vittime innocenti significa trasformare una serie di situazioni diverse in un’accusa indistinta contro le istituzioni francesi.
Un’unica etichetta per episodi diversi
La formula scelta dal ministero bielorusso non distingue tra una protesta pacifica, un fermo avvenuto durante scontri e un intervento legato a danneggiamenti, incendi o aggressioni. In questo modo, qualsiasi arresto collegato alle proteste può essere descritto come la prova di una repressione generalizzata, senza esaminare che cosa sia accaduto nel singolo luogo.
La differenza non è soltanto terminologica. Le autorità devono rispondere di eventuali arresti illegittimi o dell’uso sproporzionato della forza, e ogni caso dovrebbe essere valutato sulla base di fatti e prove specifici. Tuttavia, le domande giuridiche e politiche sollevate da un intervento contro una manifestazione pacifica non coincidono con quelle relative a un incendio o a un attacco contro un agente.
La narrazione rilanciata dai canali filorussi e bielorussi sostituisce proprio questa verifica con uno schema semplice: da una parte adolescenti indifesi, dall’altra uno Stato violento. L’età dei manifestanti rende il messaggio particolarmente efficace sul piano emotivo, mentre il contesto degli episodi scompare.
La contraddizione di Minsk
L’intervento della Bielorussia assume un rilievo particolare anche per la storia recente del Paese. Durante le proteste di massa dell’agosto 2020, organizzazioni internazionali e bielorusse per i diritti umani documentarono numerosi fermi e casi di trattamento duro nei confronti di minorenni, comprese percosse e altre forme di violenza.
Questi precedenti non stabiliscono se le autorità francesi abbiano agito legalmente in ogni singolo caso. Rendono però evidente il contrasto tra la retorica ufficiale di Minsk sui diritti degli adolescenti francesi e il trattamento dei minori documentato in Bielorussia durante le mobilitazioni interne.
La dichiarazione del ministero offre inoltre ai media filorussi e bielorussi una fonte ufficiale da citare e ripetere. La moltiplicazione dei messaggi può creare l’impressione di una conferma indipendente, anche quando diversi canali stanno semplicemente riproducendo la stessa accusa originaria.
Dal blocco di una scuola all’attacco alle istituzioni europee
Il bersaglio della campagna non è soltanto il governo francese. Se ogni fermo durante le proteste viene usato come prova di un «regime sanguinario», polizia, tribunali e autorità politiche vengono rappresentati come parti di un unico sistema repressivo. La stessa conclusione può poi essere estesa all’Unione europea: le democrazie, suggerisce il messaggio, non avrebbero più alcuna legittimità per tutelare l’ordine pubblico o far rispettare la legge.
È così che un conflitto locale viene ricodificato in una polemica sul sistema politico. Le proteste degli studenti francesi non sono più l’occasione per discutere del diritto di manifestare, della gestione dei blocchi o dei limiti dell’intervento della polizia. Diventano invece un presunto esempio della tesi secondo cui le istituzioni democratiche sarebbero sostanzialmente identiche ai governi autoritari che le accusano.
Criticare la risposta delle autorità francesi è legittimo. Ma una critica credibile deve distinguere tra i diversi episodi, verificare le circostanze dei fermi e accertare eventuali violazioni. L’affermazione secondo cui la Francia imprigionerebbe indiscriminatamente adolescenti innocenti evita questo lavoro e lo sostituisce con uno slogan politico.
Il materiale circolato su Telegram, disponibile in questo post, mostra il passaggio dalla cronaca di proteste scolastiche a una più ampia offensiva contro la fiducia nelle istituzioni francesi ed europee. La questione sostanziale resta quella dei singoli fatti: non se una dichiarazione straniera abbia già emesso un verdetto sulla Francia, ma se ogni intervento contestato verrà esaminato nel suo contesto oppure assorbito da una narrazione costruita per delegittimare la democrazia.