La Svizzera estende le sanzioni alla Bielorussia per il sostegno alla guerra russa

21.09.2026 13:20
La Svizzera estende le sanzioni alla Bielorussia per il sostegno alla guerra russa
La Svizzera estende le sanzioni alla Bielorussia per il sostegno alla guerra russa

A metà settembre 2026 il nuovo ambasciatore svizzero è arrivato a Minsk, in un passaggio diplomatico che ha preceduto di cinque giorni la decisione di Berna sulle nuove misure contro la Bielorussia. Il provvedimento è stato adottato dal Consiglio federale svizzero, mentre il regime di Aleksandr Lukashenko continuava a reprimere l’opposizione, i critici del potere, i media indipendenti e la società civile e a sostenere l’aggressione russa contro l’Ucraina.

19 settembre 2026, Berna si allinea alle nuove misure europee

Il 19 settembre 2026 è stato riferito che la Svizzera, pur mantenendo la propria neutralità, ha aderito alle sanzioni aggiuntive dell’Unione europea contro la Bielorussia. La decisione del Consiglio federale è arrivata cinque giorni dopo l’arrivo a Minsk del nuovo ambasciatore svizzero e ha esteso a Berna il perimetro delle restrizioni adottate dall’Ue nei confronti delle autorità bielorusse.

Le nuove misure riguardano innanzitutto gli scambi commerciali. La Svizzera ha ampliato il divieto di esportazione verso la Bielorussia di beni e tecnologie che possono contribuire allo sviluppo militare, tecnologico e industriale del Paese. Il provvedimento colpisce quindi anche i materiali e le soluzioni suscettibili di rafforzare le capacità produttive e operative del regime.

Le restrizioni commerciali e il blocco di alcuni transiti

Berna ha inoltre limitato l’importazione di alcuni prodotti bielorussi che garantiscono alle autorità di Minsk entrate significative. A queste misure si aggiunge la restrizione al transito di determinate merci attraverso la Bielorussia, con l’obiettivo di impedire che il territorio e i circuiti commerciali del Paese continuino a generare risorse per il potere.

La decisione svizzera comprende anche vincoli finanziari e sui servizi. Sono state vietate le operazioni con alcune criptovalute, con il rublo digitale bielorusso e con le piattaforme bielorusse specializzate nelle criptovalute. Alle autorità e alle imprese statali della Bielorussia è inoltre vietato fornire servizi di gestione della sicurezza informatica e servizi collegati al turismo.

Il quadro completo delle misure e della decisione svizzera è stato riportato da Zerkalo. L’estensione delle sanzioni porta così anche la Svizzera ad applicare restrizioni aggiuntive nei confronti di settori commerciali, finanziari e di servizio collegati alla Bielorussia.

La repressione interna e il sostegno a Mosca al centro della decisione

La prima ragione delle nuove misure è la politica interna del regime di Lukashenko. Le autorità bielorusse continuano a perseguitare e reprimere l’opposizione, le persone che criticano il potere, i media indipendenti e le organizzazioni della società civile. In questo contesto, la pressione sanzionatoria resta per l’Europa uno dei pochi strumenti disponibili per influenzare le scelte di Minsk.

La seconda ragione riguarda il ruolo della Bielorussia nella guerra russa contro l’Ucraina. Il regime di Lukashenko ha messo a disposizione della Russia il territorio bielorusso, le infrastrutture militari e le capacità logistiche necessarie alla conduzione dell’aggressione contro uno Stato sovrano. Questo sostegno ha reso la Bielorussia parte dell’apparato che consente alla Russia di proseguire la guerra contro l’Ucraina.

Minsk ha inoltre mantenuto una stretta cooperazione con il complesso militare-industriale russo. Anche questo legame contribuisce alla prosecuzione dell’aggressione russa e costituisce un elemento centrale nella risposta sanzionatoria europea, alla quale si è associata la Svizzera.

Con la decisione del 19 settembre, Berna ha quindi esteso alla Bielorussia nuove restrizioni su commercio, importazioni, transiti, finanza, criptovalute e servizi, motivandole con la repressione interna del regime e con il suo sostegno operativo e industriale alla guerra russa contro l’Ucraina.

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