Roma, 22 settembre 2026 – Il governo italiano sta considerando l’introduzione di un numero massimo di studenti stranieri per classe, una misura che ha suscitato sia critiche che apprezzamenti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato il 20 settembre un provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri, volto a restringere ulteriormente il tetto del 30% già esistente nelle indicazioni ministeriali dal 2010. Il testo definitivo non è ancora noto, ma le aspettative sono alte, riporta Attuale.
I genitori, al di là della loro inclinazione politica, stanno esprimendo preoccupazioni. Una questione centrale è se la presenza di un alto numero di studenti stranieri influenzi negativamente l’apprendimento degli alunni italiani. È importante sottolineare che, secondo ricerche, essere stranieri non implica necessariamente una scarsa conoscenza dell’italiano. Nelle scuole italiane, infatti, ci sono circa 931mila studenti con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% del totale. Tuttavia, la maggioranza di essi è composta da bambini nati in Italia, il che suggerisce che l’uso della cittadinanza come indicatore di difficoltà linguistica può essere fuorviante.
Cosa succede quando aumentano gli studenti stranieri
La ricerca scientifica offre risultati contrastanti. Uno dei principali studi italiani, condotto da Rosario Ballatore, Margherita Fort e Andrea Ichino sui dati delle scuole primarie, ha evidenziato un effetto negativo sulla performance degli studenti italiani in concomitanza con un aumento della presenza di compagni stranieri. L’impatto stimato è di circa 0,16 deviazioni standard nei test di lingua e matematica.
Tuttavia, esperienze in altri Paesi offrono una prospettiva diversa. In Austria, uno studio pubblicato su Labour Economics non ha trovato effetti significativi sulla performance degli studenti nativi, mentre in Norvegia, analisi condotte su coorti di scuole superiori tra il 2002 e il 2008 hanno indicato che la concentrazione di studenti immigrati non influenzava i risultati degli studenti nativi, nemmeno a Oslo, dove la concentrazione di immigrati è maggiore.
Questa varietà di risultati ha portato l’OCSE, nel rapporto PISA 2022, a definire il tema ancora controverso: ci sono studi che documentano effetti negativi, mentre altri non ne rilevano affatto, evidenziando l’importanza del contesto.
Il punto cambia quando il bambino non conosce la lingua
La situazione si chiarisce meglio considerando il tempo di permanenza nel Paese e le competenze linguistiche degli studenti. Uno studio della World Bank ha separato gli studenti stranieri residenti da tempo dai nuovi arrivati. I risultati mostrano che coloro che risiedono nel Paese da tempo non influenzano negativamente i compagni nativi, mentre i nuovi arrivati possono generare un lieve effetto negativo nelle competenze linguistiche. Un incremento del 5% degli alunni neo-arrivati può ridurre la performance linguistica degli altri nativi di circa 0,03 deviazioni standard.
È fondamentale notare che l’effetto è piccolo e paragonabile a quello di aggiungere un ulteriore alunno alla classe.
Rallentano davvero la classe?
Non vi sono prove definitive che indichino che la presenza di uno studente straniero causi automaticamente una diminuzione dell’apprendimento degli altri. Tuttavia, concentrarsi su un gran numero di bambini recentemente arrivati con scarsa conoscenza della lingua può aumentare il carico di lavoro per gli insegnanti, portando a effetti misurabili, principalmente in ambito linguistico. La questione fondamentale si pone quindi non solo in termini di quanti studenti stranieri possono essere in classe, ma anche di quanti di loro necessitano effettivamente di supporto linguistico e quali risorse siano disponibili nella scuola per fornirlo.
Il modello svedese
Un modello da considerare è quello svedese, dove l’approccio è individualizzato. Un neo-arrivato viene valutato nei primi mesi per determinare la sua conoscenza della lingua svedese e delle altre materie. Può partecipare temporaneamente a una classe preparatoria, ma il passaggio alla classe ordinaria avviene in modo graduale, materia per materia. Questa metodologia evita due errori opposti: collocare immediatamente un alunno in una classe normale senza che possa seguirne le lezioni o lasciarlo troppo a lungo separato dagli altri.
Anche l’OCSE sostiene che le classi preparatorie sono utili quando uno studente non conosce affatto la lingua, ma devono avere una durata limitata e mirare a un rapido inserimento nella classe ordinaria, per evitare segregrazione e ritardi nell’apprendimento.