La memoria del 16 ottobre: una lezione attuale contro l’antisemitismo
Il 16 ottobre segna il ricordo della grande razzìa nazista nel ghetto ebraico di Roma, avvenuta nel 1943, in un periodo drammatico della seconda guerra mondiale. Malgrado la sconfitta subita dai nazisti a Stalingrado e la cattura di Mussolini, il terrore si diffuse in tutta Europa, segnando la vita di milioni di persone. Quel giorno furono deportati più di mille ebrei, di cui solo 16 sarebbero tornati, una testimonianza agghiacciante dell’efficienza della macchina di morte nazista e un monito attuale contro il riemergere di tendenze razziste, riporta Attuale.
L’anno zero della fine della guerra nel 1945 avrebbe dovuto segnare un rinnovamento, portando a 80 anni di pace e prosperità. Tuttavia, il ricordo di eventi come quello del 16 ottobre sembra allontanarsi, mentre oggi si assiste a tentativi di minimizzare le atrocità del passato da parte dei governi, incluso quello italiano. La condanna delle leggi razziste del 1938 viene presentata come un semplice errore, ma questo approccio non protegge la comunità ebraica dalle ombre del passato, che oggi si ripresentano con la retorica di partiti come l’Afd in Germania.
Il giorno della memoria, istituito nel 2000, ha visto il confronto tra due date: il 27 gennaio e il 16 ottobre. Mentre il 27 gennaio è stato scelto dalla maggior parte degli stati europei per commemorare la liberazione di Auschwitz, il 16 ottobre è stato considerato troppo divisivo, in parte per il ruolo discusso dei fascisti di Salò nel rastrellamento degli ebrei. Negli anni, la destra ha ottenuto la creazione di una giornata dedicata alle foibe, come una forma di compensazione per la sua “non belligeranza”.
La situazione attuale è complicata dal dibattito sulle responsabilità relative alla Shoah, ripreso negli ultimi anni a causa della violenza tra Hamas e Israele. La destra europea tenta di utilizzare questi eventi per distogliere l’attenzione dalle proprie complicità storiche. Tuttavia, il grido “mai più Auschwitz!” rimane fortemente radicato nel dna della sinistra, il cui impegno contro l’antisemitismo non può essere messo in discussione dalle polemiche attuali contro Israele.