Un record preoccupante nel mercato dei titoli di Stato tra Stati Uniti e Cina
Ieri, mentre Donald e Melania Trump accoglievano Xi Jinping alla Casa Bianca, il mercato dei titoli di Stato ha raggiunto un nuovo picco: il spread tra i titoli di Stato statunitensi e cinesi ha toccato i 351 punti base, un dato senza precedenti. A favore di Pechino, ovviamente, dato che il bond decennale della Repubblica popolare ha reso l’1,67%, rispetto al 5,18% degli Stati Uniti, evidenziando il crescente costo per il debito pubblico americano, riporta Attuale.
Questa differenza di rendimento suggerisce che, se mantenuta, il costo dell’indebitamento pubblico a lungo termine per gli Stati Uniti potrebbe superare il 30% rispetto a quello cinese. I titoli di Stato non solo rappresentano una spesa diretta per i governi, ma determinano anche i tassi di interesse su tutte le altre forme di indebitamento, con implicazioni significative per l’intera economia. Gli attuali livelli di indebitamento si attestano a circa il 300% del PIL per la Cina e 260% per gli Stati Uniti.
Tuttavia, il confronto tra i due paesi rimane complicato. La Cina mantiene il mercato dei capitali semichiuso e costringe le banche commerciali a finanziare lo Stato, a differenza degli Stati Uniti. Nonostante ciò, la crescita dello spread riflette una crisi latente che minaccia non solo la Cina e gli Stati Uniti, ma tutte le economie avanzate.
Nell’ultimo periodo, l’andamento rientra all’interno di una lunga spirale negativa per i bond americani, i cui rendimenti aumentano quando i prezzi scendono. Le misure proposte dal segretario al Tesoro Scott Bessent, come l’ampliamento dei riacquisti a lungo termine dei titoli, non sembrano avere l’effetto desiderato. Anche l’inizio della stretta monetaria della Federal Reserve, mirato a contenere un’inflazione sopra le aspettative da cinque anni, non ha portato risultati tangibili.
Tra i fattori che influenzano negativamente il mercato, spiccano i recenti rincari del petrolio – ieri il Brent è stato quotato a 107 dollari al barile – alimentati da un blocco di Hormuz che non mostra segni di soluzione. A preoccupare ulteriormente è il deficit pubblico americano, che continua a raggiungere livelli record, unito alla necessità del Tesoro di collocare titoli per circa dieci trilioni di dollari l’anno, in competizione con una vasta offerta di bond dai giganti dell’intelligenza artificiale.
Questa miscela di fattori ha amplificato la distanza con Pechino. Sebbene la Cina affronti la propria crisi economica, combattendo contro il rischio di deflazione, l’aumento del costo del debito americano sta iniziando a generare effetti a catena. Con le recenti fluttuazioni, i titoli decennali italiani hanno raggiunto un rendimento del 4,54%, mentre quelli francesi si avvicinano al 4,7%. Questa situazione complica notevolmente le manovre fiscali e le campagne elettorali nei rispettivi paesi.