Il Giappone affronta un cambio di rotta sulla politica monetaria con l’inflazione in aumento

15.09.2026 10:05
Il Giappone affronta un cambio di rotta sulla politica monetaria con l'inflazione in aumento

La Banca Centrale Giapponese Prima di Un Rinvio: Aumento dei Tassi di Interesse

Questa settimana la banca centrale giapponese è attesa a un aumento del tasso di riferimento dall’1% all’1,25%, segnando il livello più alto in 31 anni, una decisione che riflette un cambiamento significativo nella sua politica monetaria, riporta Attuale.

Il governo della premier Sanae Takaichi si oppone a tale decisione, sostenendo che mantenere i tassi bassi sia cruciale per stimolare la crescita economica. Takaichi, infatti, sta premendo da mesi sulla banca centrale affinché eviti un rialzo, mentre la questione si complica ulteriormente a causa delle pressioni dell’amministrazione statunitense.

Negli ultimi decenni, l’obiettivo condiviso tra governo e banca centrale giapponesi era l’aumento dell’inflazione, una situazione contraria a quella dell’Europa, dove l’inflazione è stata un problema costante. Il Giappone, a differenza di altri paesi, ha affrontato per anni una crisi di deflazione, caratterizzata da un abbassamento generalizzato dei prezzi, disincentivando i consumi e minando la crescita del PIL.

Politiche come quelle di Shinzo Abe, attraverso le sue riforme economiche note come Abenomics, avevano mirato a combattere la deflazione. Negli ultimi due anni, l’inflazione è tornata a crescere, attestandosi poco sopra il 2%, ma non tanto per l’aumento dei consumi quanto a causa dell’incremento dei prezzi globali, in particolare dei costi energetici.

In questo contesto, il governo giapponese si è trovato a dover affrontare due tipi di inflazione: quella “buona”, desiderata per stimolare l’economia, e quella “cattiva”, derivante da fattori esterni. La banca centrale ha indicato la necessità di aumentare i tassi per combattere quest’ultima, una posizione condivisa da molti economisti sostenitori dell’Abenomics.

Tuttavia, l’attuale squilibrio nei tassi favorisce il deprezzamento dello yen, già al valore più basso dal 1986 rispetto al dollaro. Questo ha sollevato preoccupazioni, in particolare riguardo all’elevato livello di spesa pubblica, con piani di investimenti miliardari proposti dal governo Takaichi, il cui debito pubblico è considerato poco sostenibile dai mercati.

Le prospettive per l’economia giapponese si avvicinano sempre di più a quelle delle economie occidentali, dove la priorità si è spostata dal creare inflazione al mantenerla sotto controllo. A queste dinamiche si aggiunge la pressione della recente amministrazione Trump, che spinge per misure destinate a rafforzare lo yen, suggerendo ulteriore aumento dei tassi.

La premier Takaichi e i membri del suo governo ritengono, tuttavia, che sia prematuro un rialzo dei tassi. Sostengono che l’inflazione attuale rimanga a livelli gestibili e che alziarla ora potrebbe deprimere ulteriormente l’economia, ostacolando ogni tentativo di recupero. Hanno paura che le preoccupazioni economiche possano soffocare le incertezze su possibili miglioramenti economici, una situazione già vissuta negli anni Duemila.

Takaichi è quindi intenzionata a continuare a incrementare la spesa pubblica e a fare investimenti strategici, ritenendo che questo approccio, nonostante la pressione inflazionistica e sul debito, rappresenti la chiave per la crescita futura del Giappone.

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