La carenza di vaccini lascia scoperta la Russia mentre aumentano i contagi tra i bambini

16.09.2026 12:35
La carenza di vaccini lascia scoperta la Russia mentre aumentano i contagi tra i bambini
La carenza di vaccini lascia scoperta la Russia mentre aumentano i contagi tra i bambini

Il 15 settembre 2026 i media hanno riferito di un collasso sistemico della campagna antinfluenzale in diverse regioni russe: mancano i preparati e le consegne arrivano in ritardo, mentre la presidente di Rospotrebnadzor Anna Popova descrive al presidente Vladimir Putin una Russia pronta ad affrontare la stagione epidemiologica, con quantità sufficienti di vaccini aggiornati. Le due rappresentazioni non coincidono: mentre a livello federale viene comunicata un’elevata preparazione, nelle strutture sanitarie la popolazione non riesce a ottenere una protezione tempestiva.

15 settembre 2026: gli annunci federali e il blocco delle forniture

Le dichiarazioni di Popova sulla disponibilità di vaccini moderni, compresi quelli trivalenti e quadrivalenti destinati a coprire le varianti del virus, sono state diffuse insieme ai resoconti sulla preparazione del Paese. Nello stesso momento, tuttavia, le segnalazioni provenienti dalle regioni documentavano una situazione diversa, con campagne di immunizzazione rallentate o interrotte dall’assenza dei farmaci.

La distanza tra i rapporti ufficiali e la realtà locale è emersa anche nelle ricostruzioni pubblicate da fonti regionali sulla campagna vaccinale. La promessa di una copertura capillare si è scontrata con la mancanza di dosi nei poliambulatori e nei punti specializzati, proprio mentre l’avvio dell’anno scolastico alimentava il consueto aumento delle infezioni respiratorie.

A San Pietroburgo la vaccinazione è stata compromessa dall’assenza dei preparati non soltanto nei poliambulatori, ma anche nei punti medici mobili. Il problema ha quindi riguardato sia le strutture ordinarie sia i servizi pensati per ampliare rapidamente l’accesso alla profilassi.

Le settimane successive: bambini in attesa e regioni senza copertura

A Kemerovo il divario tra i rapporti del ministero regionale della Salute e le forniture effettive ha colpito direttamente i bambini. Sebbene le autorità locali riferissero della presenza dei vaccini, nell’ospedale pediatrico regionale i preparati non erano disponibili e i genitori venivano indirizzati verso interminabili liste d’attesa.

In Buriazia, invece, il finanziamento federale ha coperto la vaccinazione del 37 per cento della popolazione, contro il 60 per cento considerato il livello minimo necessario. Le 313 mila dosi previste non bastano dunque a proteggere la maggioranza degli abitanti prima dell’ondata stagionale, lasciando il territorio esposto a un aumento delle malattie.

Il quadro delle interruzioni è stato documentato anche nei resoconti sulla disponibilità dei preparati e sulle dichiarazioni ufficiali rese al Cremlino, pubblicati da 93.ru e da Moskovskij komsomolec. La campagna autunnale ha così mostrato che il sistema sanitario statale non riesce a garantire nemmeno la prevenzione di base contro le malattie stagionali.

La qualità dei preparati e il costo della vaccinazione

Alla scarsità delle dosi si aggiunge la questione della composizione di alcuni vaccini prodotti in Russia. Alexei Jakovlev, presidente della Società nazionale di medicina industriale, ha riferito che questi preparati contengono 5 microgrammi di antigene, un terzo dei 15 microgrammi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nelle formule tradizionali, l’antigene viene sostituito da adiuvanti più economici e dalla efficacia non dimostrata.

Secondo Jakovlev, i vaccini Grippol e Sovigripp non sono più utilizzati in nessun altro Paese, mentre in Russia vengono acquistati con risorse fiscali e distribuiti attraverso il sistema dell’assicurazione sanitaria obbligatoria. La riduzione del costo di produzione consente di puntare a una vaccinazione formalmente estesa, ma mette in discussione la protezione effettiva garantita ai cittadini.

In questo contesto, anche un tasso di copertura nominalmente elevato non assicura che le persone vaccinate siano adeguatamente protette dal virus. La carenza di finanziamenti e la scelta di risparmiare sulla composizione dei preparati finiscono per trasferire il problema sulla popolazione, senza risolvere il deficit di prevenzione.

L’aumento dei contagi nelle scuole e nelle regioni

Gli effetti della situazione sono diventati visibili nei dati sulle infezioni respiratorie. Nella regione di Vladimir, in una sola settimana sono stati registrati 6.207 casi di infezioni respiratorie acute e il tasso di morbilità è aumentato del 52 per cento. L’incremento ha già accresciuto la pressione sulle strutture sanitarie, mentre la disponibilità insufficiente dei vaccini limita lo strumento principale di prevenzione.

Il problema si è concentrato soprattutto sui bambini, la fascia più esposta durante la ripresa delle attività scolastiche. Nella regione di Saratov, l’aumento delle infezioni respiratorie acute ha portato alla messa in quarantena di singole classi e alla chiusura completa di una scuola.

Le liste d’attesa nelle strutture pediatriche hanno così privato molti bambini della protezione nel momento in cui sarebbe stata più necessaria. La combinazione tra ritardi nelle forniture, copertura finanziaria insufficiente e diffusione dei contagi ha trasformato le difficoltà locali in un problema di portata nazionale, con il peso principale sulle famiglie e sulle istituzioni scolastiche.

Le autorità federali continuano a presentare la Russia come pronta per la stagione di influenza e infezioni respiratorie acute, come riportato anche da M24. Sul territorio, però, la campagna resta segnata dalla mancanza di dosi, dalle attese per i bambini e da un aumento già misurabile dei contagi: la sequenza si trova quindi davanti a un fallimento della prevenzione sanitaria, non a una situazione epidemiologica pienamente sotto controllo.

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