L’offerta di Teheran agli Usa: «Tregua in 7 giorni e via al dialogo sul nucleare»
La Repubblica islamica ha presentato una proposta agli Stati Uniti per una cessazione delle ostilità della durata di sette giorni, un piano che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio immediato di colloqui approfonditi sul programma nucleare iraniano. Il ministro degli Affari Esteri Abbas Araghchi ha evidenziato che sarebbe favorevole a raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, contraddicendo l’opinione di Donald Trump che sostiene che un’intesa verrà raggiunta solo dopo il voto, riporta Attuale.
Araghchi ha specificato che il piano iraniano prevede la cessazione di tutte le ostilità, inclusa quella in Libano, il rilascio dei beni iraniani congelati e la revoca delle sanzioni sul petrolio. In caso di rispetto di tali condizioni, lo Stretto di Hormuz sarebbe riaperto entro il settimo giorno, seguiti da negoziati sul programma nucleare. Nonostante le similitudini con un precedente memorandum d’intesa, la nuova proposta mira a velocizzare il processo di negoziazione rispetto ai sessanta giorni previsti in passato.
Fonti statunitensi hanno confermato che ci sono stati dialoghi costruttivi tramite intermediari, ma non si prevede una conclusione affrettata dell’accordo. Nella cornice dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i colloqui tra funzionari iraniani e statunitensi, mediati dal Qatar, non hanno prodotto risultati significativi, contrariamente a quanto sperato. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha suggerito che ulteriori incontri potrebbero avvenire a breve.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato in un’intervista che l’Iran non desidera continuare il conflitto, sottolineando che spetta agli Stati Uniti decidere se porvi fine. Nonostante le condizioni dell’accordo non siano state attuate, le negoziazioni suggeriscono che entrambe le parti potrebbero beneficiare di una risoluzione del conflitto. In tal senso, Xi Jinping ha esortato Trump a tornare ai termini dell’accordo di giugno.
Durante la visita di Jinping, il tema del sostegno cinese all’Iran è emerso con insistenza, in quanto Pechino ha rafforzato le sue relazioni economiche e militari con Teheran, ostacolando gli sforzi di isolamento del regime iraniano perseguiti dagli Stati Uniti. L’ambasciatore americano in Cina, David Purdue, ha affermato che ogni tipo di assistenza cinese all’Iran sarebbe inaccettabile e ha sottolineato che ci sono segni indicativi di cambiamenti nel comportamento cinese a riguardo.