Armando Palmegiani contraddice la Procura sull’impronta a pallini nella chiusura delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi

30.09.2026 03:25
Armando Palmegiani contraddice la Procura sull'impronta a pallini nella chiusura delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi

Garlasco (Pavia) – “Presenteremo una corposa integrazione della precedente relazione: siamo totalmente convinti che un domani se andremo in perizia con qualunque esperto scelto dal giudice, sarà determinato che l’impronta della suola a pallini è di taglia 41 e che Sempio ha il 44”, riporta Attuale. Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio, risponde così alle conclusioni della Procura rese note con il secondo atto di chiusura indagini sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007. Palmegiani definisce come “fantasia” l’attribuzione all’indagato dell’impronta lasciata dalla suola a pallini, precedentemente considerata attribuibile a una scarpa Frau di taglia 42 durante i processi contro Alberto Stasi, mentre per gli esperti della Procura “risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”.

“Confermiamo le conclusioni a cui eravamo già arrivati”

“Integreremo la nostra precedente relazione – aggiunge Palmegiani – perché abbiamo avuto più tempo per approfondire, ma confermiamo le conclusioni a cui eravamo già arrivati. Le nostre consulenze non vanno a smentire le precedenti, come fanno invece quelle della Procura, ad esempio sul tempo e durata dell’aggressione, che nell’ultima relazione è cambiata”, riferendosi ai “fino a 60 minuti” citati dalla Procura come tempi di sopravvivenza in base ai consulenti Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone.

La replica sulle tracce di sangue repertate sulla scena del delitto

Palmegiani risponde anche alle osservazioni del consulente della Procura, il comandante del Ris di Cagliari colonnello Andrea Berti, riguardo alla relazione sul sangue repertato. “Il consulente del pm – sintetizza il procuratore Fabio Napoleone nella nota sulla chiusura delle indagini – dopo aver valutato le ipotesi prospettate, ha rassegnato le sue osservazioni critiche, sottolineando la necessità di distinguere tra dati sorretti da riscontri materiali, già indicati nella precedente relazione e confermati, e ipotesi ricostruttive non suscettibili di conferma diretta come quelli prospettati dalla difesa di Andrea Sempio”.

“Mi è sembrata strana l’affermazione della Procura – replica Palmegiani – tenendo conto che la parte discordante dalle affermazioni del loro consulente è proprio quella che va per ipotesi non suffragate da fatti, come l’assassino che entra in cucina per lavarsi le mani: questo non è suffragato da alcun elemento. La Procura può ritenere più valido il proprio consulente rispetto a me, anche perché soltanto la dinamica ipotizzata dal colonnello Berti combacia con l’ipotesi fantasiosa della mano bagnata che lascia la traccia 33”.

In merito a una delle nuove consulenze della Procura, quella del Ris di Roma su “evidenze sperimentali relative alle dinamiche di prelievo e alla caratterizzazione biologico-genetica di tracce emo derivate umane deposte su tre differenti tipologie di supporto murario”, Palmegiani prende tempo: “Non posso dire nulla, è la prima volta che viene contestata, dobbiamo ancora studiare la relazione e vedremo come rispondere a tale ipotesi”.

Come spiegato dalla Procura, l’esperimento ha rilevato esiti negativi alla ricerca di sangue e di Dna su campioni analizzati sugli intonaci, con presenza di sangue certa, ma non rilevata “a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alacino dell’intonaco”. Palmegiani commenta: “Rilevo solo che la consulenza della Procura ha preso e ripetuto l’esperimento già presentato dalla difesa di Stasi”, giungendo alla conclusione che l’impronta 33 poteva essere stata lasciata da una mano bagnata da liquido misto a sangue.

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