Il 3 ottobre 2026, diverse centinaia di persone si sono radunate a Parigi, in Place du Palais-Royal, per chiedere l’uscita della Francia dall’Unione europea e dalla Nato. La manifestazione, organizzata da Florian Philippot, leader del partito di estrema destra, euroscettico e filorusso Les Patriotes, ha collegato il rifiuto delle alleanze occidentali al costo della vita, alla spesa militare e al sostegno francese all’Ucraina.
I partecipanti hanno chiesto anche una riduzione delle tasse sulla benzina, meno risorse per le forze armate e la fine degli aiuti finanziari e militari a Kyiv. La promessa implicita è quella di liberare fondi per restituire ai francesi un livello di vita più dignitoso. È una combinazione che porta una questione di sicurezza internazionale direttamente dentro il dibattito su carburante, bilanci familiari e priorità del governo.
La manifestazione è stata riferita da media russi e da . I resoconti hanno descritto una protesta contro il sostegno a Kyiv e contro il coinvolgimento della Francia in una possibile guerra.
Un programma costruito sul ritiro
Per Philippot, l’abbandono dell’Ue e della Nato non è una richiesta accessoria, ma il cuore della linea politica del suo partito. A Parigi il messaggio è stato presentato come una risposta immediata alle difficoltà economiche e alla guerra in Ucraina: uscire dalle alleanze, interrompere gli aiuti, ridurre le spese per la difesa e destinare le risorse così risparmiate alla popolazione.
Un’uscita dalla Nato avrebbe però conseguenze che andrebbero oltre il cambio di orientamento diplomatico. L’Alleanza coordina la pianificazione della difesa, la cooperazione militare e la risposta comune alle crisi. La Francia dovrebbe quindi ridefinire il proprio sistema di deterrenza, la condivisione delle informazioni e il modo in cui assistere i partner europei, proprio mentre Les Patriotes propongono di ridurre ulteriormente le spese per l’esercito.
L’uscita dall’Unione europea produrrebbe una rottura ancora più ampia. Coinvolgerebbe la partecipazione francese al mercato unico, alle istituzioni comuni e ai processi decisionali europei. La manifestazione ha indicato la separazione come soluzione preferibile all’integrazione, senza chiarire quale assetto dovrebbe sostituire quei legami economici e istituzionali.
Dalla protesta alla corsa del 2027
Philippot punta a candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027, ma parte da una posizione elettorale marginale. Alle elezioni europee, Les Patriotes ha ottenuto meno dell’1 per cento dei voti. Inoltre, nel 2022 il suo leader non è riuscito a raccogliere il numero di firme necessario per presentarsi alla corsa presidenziale.
Una candidatura nel 2027 offrirebbe comunque al partito una tribuna nazionale. Le campagne presidenziali francesi possono dare visibilità anche a forze prive di una presenza parlamentare significativa, soprattutto quando collegano temi internazionali a preoccupazioni quotidiane. Il sostegno all’Ucraina viene così trasformato in una questione di prezzi, tasse e destinazione della spesa pubblica.
La strategia consente inoltre a Philippot di rivolgersi a pubblici diversi con un’unica piattaforma: agli euroscettici promette il ritorno della sovranità nazionale, agli oppositori degli aiuti a Kyiv propone una politica estera di disimpegno e a chi teme il rincaro dei carburanti offre la riduzione delle imposte sulla benzina. Il punto di raccordo è l’idea che la Francia debba spendere meno all’estero e nelle strutture militari per concentrarsi sul benessere interno.
Una voce marginale in un ambiente di sicurezza più teso
Le richieste avanzate a Parigi si collocano in direzione opposta rispetto all’allarme espresso da numerosi governi europei sul peggioramento del quadro di sicurezza. Le capitali dell’Ue hanno richiamato i rischi militari legati alla Russia, all’Iran, alla Cina e alla Corea del Nord e hanno denunciato attività ibride russe contro gli Stati europei.
In questo contesto, chiedere contemporaneamente l’uscita dalla Nato e una riduzione della capacità militare francese non significa soltanto contestare una singola decisione del governo. Significa mettere in discussione il modo in cui Parigi intende contribuire alla difesa collettiva e affrontare minacce che, per la maggior parte dei governi europei, richiedono più coordinamento e non meno.
Il risultato elettorale finora ottenuto da Les Patriotes non indica una forza in grado di determinare da sola la politica francese. La manifestazione mostra però come un partito piccolo possa usare la corsa presidenziale per portare al centro del dibattito un progetto di rottura: non solo meno aiuti all’Ucraina, ma il distacco dai due principali pilastri europei e transatlantici della Francia.
Resta da vedere se Philippot riuscirà a trasformare il consenso raccolto nelle piazze in una candidatura valida e in un risultato nazionale. Intanto, l’uscita da Ue e Nato è entrata nella sua agenda per il 2027 come risposta proposta a una domanda molto più concreta: come finanziare il tenore di vita francese in un periodo di crescente insicurezza.