Crisi del governo spagnolo di Sánchez dopo il voto contrario di Junts
Il governo spagnolo del primo ministro socialista Pedro Sánchez, nato nel novembre 2023 grazie a un accordo con il partito indipendentista catalano Junts, è giunto alla sua fine a causa del voto contrario dello stesso partito su due decreti-legge per affrontare la crisi abitativa. Questo risultato segna un punto di svolta significativo nella legislatura, in cui i socialisti e la coalizione Sumar hanno frequentemente negoziato con Junts per ottenere l’approvazione delle leggi necessarie, riporta Attuale.
Junts, il partito guidato dall’ex presidente catalano Carles Puigdemont, attualmente in Belgio per evitare l’arresto, ha rivestito un ruolo centrale nell’equilibrio di potere del governo. Con sette deputati su un totale di 350, il loro sostegno si è rivelato cruciale per la sopravvivenza del governo di minoranza di Sánchez.
Nonostante le sfide continue, Sánchez ha dovuto trattare non solo con Junts, ma anche con altri partiti regionali come la Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), il Partito Nazionalista Basco (PNV) e Bildu dei Paesi Baschi. Le negoziazioni sono state complesse a causa delle differenze ideologiche tra le forze coinvolte.
Il governo si è basato su un accordo preliminare, in cui Sánchez aveva promesso l’approvazione di una legge di amnistia per i leader indipendentisti catalani, collegata alle vicende del referendum del 2017. Questo passaggio ha scatenato proteste significative da parte dei partiti di destra e ha minato il sostegno tra i socialisti stessi, rendendo il governo di Sánchez ancor più vulnerabile.
A causa dell’assenza di una maggioranza stabile, molte riforme necessarie sono rimaste inattuate, inclusi progetti cruciali sul diritto alla casa. Il governo ha operato con proroghe del bilancio senza mai approvare una legge annuale di bilancio durante l’intero mandato. Tuttavia, l’economia spagnola ha mostrato segni di crescita superiore rispetto ad altri grandi paesi europei.
Il governo ha mantenuto interazioni più stabili con alcuni partiti regionali, ma ha affrontato difficoltà nel negoziare con altre forze, come il PNV di centrodestra. Le collaborazioni si sono spesso tradotte in compromessi su più questioni.
In seguito all’accordo di amnistia, diverse persone coinvolte nel referendum del 2017 non sono state coperte dalla legge, complicando ulteriormente il panorama politico. La Corte Suprema spagnola ha stabilito che i reati di malversazione non sono amnistiabili, ma una decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea ha recentemente supportato la compatibilità della legge con il diritto europeo. Martedì prossimo si attende un pronuncio della Corte costituzionale spagnola.
Se la Corte confermerà che il reato di malversazione rientra tra quelli amnistiabili, ciò potrebbe consentire a Puigdemont, dopo nove anni, di tornare in Spagna senza il rischio di arresto. Egli potrebbe così partecipare fisicamente alla campagna elettorale per le elezioni anticipate fissate per il 29 novembre, annunciate recentemente da Sánchez.
Attualmente, Junts affronta sfide interne significative, compreso l’emergere di formazioni più radicali che minacciano il suo sostegno in Catalogna. I sondaggi indicano che il numero di seggi per i partiti che hanno sostenuto il governo di Sánchez varia da 4 a 7, con Junts tra i rappresentanti più vulnerabili. Con le elezioni anticipate convocata, Sánchez cerca di ottenere un mandato più ampio per il fronte progressista, ma i sondaggi suggeriscono una potenziale maggioranza per il Partito Popolare e Vox, fondi di centrodestra ed estrema destra.