La situazione critica dell’accordo sulle esportazioni di gasolio russo negli Stati Uniti
L’accordo siglato all’inizio di ottobre tra gli Stati Uniti e la Russia per consentire le esportazioni di gasolio russo sul mercato statunitense sta affrontando gravi difficoltà. Le prime due petroliere partite dalla Russia hanno cambiato rotta, indirizzandosi rispettivamente verso il Brasile e nel Mediterraneo. Questo cambiamento improvviso è attribuito a incertezze legali riguardo all’accordo, che hanno dissuaso i clienti statunitensi dall’acquistare il prodotto, riporta Attuale.
L’intesa era stata proposta dal presidente Donald Trump come misura per abbassare i prezzi del gasolio in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre, che hanno visto una sconfitta significativa per il Partito Repubblicano. L’accordo ha suscitato contestazioni significative, poiché legittimava il regime di Vladimir Putin, offrendo al Cremlino potenziali vantaggi economici dalle vendite internazionali. Inoltre, si è ritenuto che fosse inefficace per ridurre i costi del gasolio, dato che le quantità previste erano limitate. Da quando è stata siglata l’intesa, il prezzo del gasolio negli Stati Uniti non ha mostrato variazioni, rimanendo al di sotto dei 6,3 dollari al gallone (circa 1,4 euro al litro).
Il cambio di rotta delle petroliere è stato riportato dal Financial Times: la Leruo, una nave russa sanzionata dalla UE, Regno Unito e Canada, che era partita dalla Russia verso gli Stati Uniti, ora è diretta verso il Brasile. Un’altra petroliera, Talisman, sotto sanzioni statunitensi e con bandiera di Hong Kong, è attualmente “in attesa di ordini” al largo dell’Algeria. Una terza nave ha cambiato anch’essa stato in “in attesa di ordini”, mentre una quarta continua a dirigersi verso le coste atlantiche statunitensi. Queste erano le prime quattro petroliere partite dopo la stipula dell’accordo.
L’accordo prevede la sospensione delle sanzioni sulle esportazioni russe di gasolio e l’immissione di 4,8 milioni di tonnellate di gasolio nel mercato statunitense. Nel primo mese, erano previste 500mila tonnellate, che rappresentano solo lo 0,4% del consumo mondiale mensile. Ci sono dubbi sull’effettiva capacità della Russia di esportare le quantità promesse, soprattutto dopo che gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le raffinerie russe hanno creato una grave crisi nel Paese. A luglio, il regime di Putin aveva imposto un divieto di esportazione di gasolio per preservare l’approvvigionamento interno.
La legalità dell’accordo ha sollevato interrogativi anche tra membri del Congresso statunitense, sia Democratici che Repubblicani, che sostengono che potrebbe violare una legge approvata nel 2022 per vietare le importazioni di carburanti dalla Russia. Questa settimana, la governatrice del New Jersey, Mikie Sherrill, ha inviato una lettera alle autorità portuali del suo stato, esortandole a rifiutare le petroliere russe per prevenire possibili conseguenze legali.
Secondo la CNN, la Commissione per gli affari esteri del Senato ha richiesto a banche, operatori portuali e società coinvolte di conservare la documentazione in vista di potenziali indagini che potrebbero avviare con l’assunzione del controllo del Congresso da parte dei Democratici, a gennaio. Anche prima della vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine, molte aziende statunitensi si erano mostrate riluttanti a procedere con l’acquisto del gasolio russo, proprio per il timore di possibili implicazioni legali.