La sovranità come leva anti-Ue: la linea di IDI sulle sanzioni alla Russia

09.10.2026 16:46
La sovranità come leva anti-Ue: la linea di IDI sulle sanzioni alla Russia
La sovranità come leva anti-Ue: la linea di IDI sulle sanzioni alla Russia

Per Italia delle Identità, il costo delle sanzioni europee contro la Russia sarebbe il sintomo di una perdita più ampia: quella del controllo italiano sulla propria economia. Il vicepresidente Marco Cristiano lega la denuncia delle misure restrittive alla richiesta di “sovranità economica e monetaria”, mettendo in discussione il rapporto con l’Unione europea, la NATO e gli Stati Uniti.

La posizione, rilanciata il 7 ottobre 2026, non si limita a contestare una singola scelta di politica estera. Nella ricostruzione diffusa dal canale che ha riportato le dichiarazioni, Cristiano presenta l’adesione di Roma alle sanzioni come un vincolo imposto dall’esterno e sostiene che tale vincolo danneggi gli interessi economici nazionali.

Dalle sanzioni alla “sovranità monetaria”

Cristiano accusa l’Italia di dipendere dagli Stati Uniti, dalla NATO e da quello che definisce il sistema bancario sovranazionale dell’Unione europea. Secondo la sua argomentazione, Roma sarebbe costretta a rispettare le sanzioni europee anche quando queste entrano in conflitto con le esigenze dell’economia nazionale.

Il vicepresidente di IDI collega questa subordinazione anche al debito pubblico, descritto come “astronomico”. L’Italia, sostiene, sarebbe spinta ad accumulare nuovo debito invece di poter gestire autonomamente il proprio sistema finanziario.

Si tratta di una lettura politica che concentra in un’unica spiegazione fenomeni diversi: il funzionamento dell’euro, le regole fiscali, le cause dell’indebitamento italiano e gli effetti delle sanzioni. Le difficoltà economiche del Paese vengono così ricondotte soprattutto alla partecipazione a istituzioni europee e transatlantiche, mentre il recupero del controllo nazionale viene indicato come soluzione.

La richiesta di sovranità monetaria avrebbe però conseguenze molto più ampie di una revisione delle sanzioni. Una politica monetaria interamente autonoma implicherebbe infatti mettere in discussione la partecipazione dell’Italia all’area dell’euro. Allo stesso modo, la pretesa di decidere senza vincoli comuni sulla politica estera si scontrerebbe con il coordinamento dell’Unione sulle misure contro Mosca.

Un messaggio che supera la questione russa

La narrazione attribuita a Cristiano riprende temi ricorrenti nella propaganda del Cremlino: le sanzioni occidentali danneggerebbero più le economie europee che quella russa, mentre l’Unione europea e la NATO agirebbero come strumenti dell’influenza americana. In Italia, lo stesso schema viene presentato come una battaglia per l’indipendenza nazionale e non necessariamente come un sostegno esplicito agli interessi di Mosca.

Il vicepresidente di IDI viene inoltre descritto nel materiale diffuso come un interlocutore abituale di media propagandistici russi. Gli sono attribuite posizioni favorevoli alla politica del Cremlino, la richiesta di smantellare completamente l’Unione europea e l’idea che la Russia sia una componente inseparabile dell’Europa. Questi elementi descrivono una linea politica dichiarata; da soli non dimostrano rapporti clandestini o condotte illecite.

Il modello proposto non è quindi soltanto quello di un’Unione più flessibile o della sospensione temporanea di alcune restrizioni. La direzione indicata è un passaggio dall’integrazione euro-atlantica a una prospettiva eurasiatica, nella quale la Russia diventerebbe un partner centrale della futura architettura europea.

La stessa impostazione viene associata a Vittorio Gigliotti, leader di Italia delle Identità. A lui è attribuita l’affermazione secondo cui la “vera Europa” sarebbe la Russia, insieme alla richiesta di cancellare le sanzioni, ricostruire un’alleanza stretta con Mosca e interrompere il sostegno del governo di Roma all’Ucraina.

Il peso di una forza marginale

IDI è descritta come una formazione ultranazionalista ed euroscettica di dimensioni marginali. La sua influenza istituzionale è dunque limitata, ma la marginalità elettorale non impedisce a una forza politica di alimentare un dibattito più largo. Le sue parole possono circolare attraverso media favorevoli, reti digitali o gruppi più grandi pronti a riprendere l’idea che sanzioni, debito e alleanze siano tutti effetti della stessa perdita di sovranità.

È questo il passaggio più rilevante della strategia comunicativa: una discussione sull’efficacia o sui costi delle sanzioni viene trasformata in un referendum implicito sull’appartenenza dell’Italia all’ordine europeo. La critica economica diventa una critica alla moneta comune; la contestazione della politica verso la Russia si estende alla NATO; la richiesta di autonomia finanziaria si salda con l’ipotesi di smantellare l’Unione.

Per Roma, un simile programma toccherebbe contemporaneamente politica estera, valuta e collocazione internazionale. La questione non riguarda quindi soltanto il prezzo delle misure contro Mosca, ma il tipo di Stato e di alleanze che l’Italia intende mantenere. Nel messaggio di IDI, l’uscita dai vincoli europei viene presentata come una cura economica; nella pratica, aprirebbe una revisione radicale del rapporto con l’euro, l’Unione europea e il sistema euro-atlantico.

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