Vajont, anniversario e polemiche sul progetto di centrale: “Non profanate la terra dei nostri morti”
Longarone (Belluno), 9 ottobre 2026 – Oggi, nell’anniversario del Vajont si riaccendono le polemiche sul progetto di centrale idroelettrica che si intende realizzare sul torrente, a valle della diga, riporta Attuale.
Il 9 ottobre 1963, alle 22.39, una frana si staccò dal monte Toc, precipitando nel bacino artificiale e creando un’onda gigantesca che travolse la vallata. Le vittime furono 1.910, con 817 di esse che non sono mai state identificate. Il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, ha dichiarato: “Siamo alla fase autorizzativa”. Tuttavia, ha aggiunto che “la comunità è divisa, ci sono due interpretazioni. C’è chi pensa che quel luogo sia sacro e inviolabile e chi invece ritiene che la memoria da passiva debba diventare attiva”.
Padrin ha chiarito la posizione dell’amministrazione: “Siamo contrari a un uso esclusivamente privato dell’acqua del torrente Vajont. Cosa diversa se ci sono ricadute e benefici sul territorio”. La questione ha suscitato forti sentimenti tra i superstiti e le famiglie delle vittime. Viviana Vazza, orfana della tragedia, ha espresso il suo dolore: “Là sotto ci sono ancora i nostri morti! La diga è un monumento alla memoria, un terreno sacro”.
Viviana Vazza, oggi 79 anni, ha subito la perdita di tutti i suoi familiari nella tragedia, e ha dichiarato: “Provo rabbia, come si fa a dimenticare la sciagura? Ho portato questo dolore con me ogni giorno della mia vita”. In merito alla commemorazione di oggi, ha spiegato di non aver partecipato: “Ho messo le viole pansé sui davanzali, un gesto che è anche un omaggio ai miei morti”.
La Vazza ha condiviso il suo pensiero per le vittime: “Il pensiero per loro non passa mai. Ogni anno, la domanda è sempre la stessa. Mi chiedo: che cosa facevano in questo momento?”. Ha anche sottolineato l’importanza del ricordo: “Siamo soprattutto noi, i superstiti, che portiamo avanti la memoria. Temo che, quando scompariremo, il ricordo possa svanire”.
Il dibattito intorno al progetto della centrale idroelettrica continua a suscitare reazioni contrastanti, con la comunità che cerca di trovare un equilibrio tra la commemorazione dei tragici eventi e le necessità di sviluppo locale. La voce dei superstiti come Viviana Vazza rimane un elemento fondamentale per mantenere vive le memorie della tragedia del Vajont.