Oleshky, città martire in Ucraina, alla deriva senza cibo e acqua potabile

17.10.2026 08:55
Oleshky, città martire in Ucraina, alla deriva senza cibo e acqua potabile

Crisi umanitaria a Oleshky, in Ucraina: 1.700 civili bloccati e morenti di fame

DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV – Cadaveri coperti da lenzuoli e lasciati per strada. Niente cibo, acqua potabile, elettricità. «In autunno moriremo sicuramente», scriveva su Telegram un residente in agosto. «Io sto già morendo. Mi indebolisco ogni giorno di più». Un altro: «Stiamo preparando il nostro ultimo borscht, con una barbabietola, cinque patate, una cipolla, una zucchina, un pomodoro e un po’ di orzo. Non ci sono carote», riporta Attuale.

La situazione è drammatica a Oleshky, una città occupata dai russi nella regione di Kherson, che si trova a nove chilometri in linea d’aria da Kherson, ora isolata dopo l’inondazione causata dalla rottura della diga di Kakhovka nel 2023. I russi colpiscono Kherson da Oleshky, mentre gli ucraini attaccano Oleshky da Kherson. Ancora più allarmante è che l’ultimo arrivo di cibo è stato documentato il 26 maggio, secondo Ksenia Arkhipova, una volontaria locale. «Qualcuno rischia la vita per comprare alimenti a Radensk, a venti chilometri di distanza: almeno cinque ore a piedi tra mine e droni», ha aggiunto, evidenziando i pericoli della «Strada della morte», dove almeno due uomini sono stati uccisi mentre riportavano cibo, lasciando i viveri accanto ai loro corpi.

La catastrofe umanitaria si aggrava giorno dopo giorno. La mancanza di cibo, medicinali e acqua potabile ha portato gli abitanti a preparare zuppe d’erba e mangiare lumache. Le sepolture formali sono proibite per «indagare sui crimini di guerra dell’Ucraina», e i corpi restano per strada. L’unico ospedale richiede cereali per i pazienti, compresi quelli amputati. «In oltre quattro anni non c’è stata un’evacuazione ufficiale», è stata la dichiarazione allarmante di Arkhipova, che ha anche confermato l’inefficacia delle trattative con la Croce Rossa Internazionale. Sei mesi di negoziati non hanno prodotto risultati, e tutte le vie di uscita sono minate e controllate dall’esercito russo.

Secondo l’Onu, circa 1.700 persone, in gran parte anziani e disabili, aspettano di essere evacuate, mentre la stessa Onu ha registrato almeno 29 civili uccisi e 54 feriti. Il 25 settembre, Michael O’Flaherty, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha chiesto un «cessate il fuoco, accesso umanitario e l’evacuazione sicura dei civili». Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha portato la crisi davanti all’ONU, mentre il Cremlino ha cercato di attribuire la responsabilità alla risposta di Kiev. Inoltre, nella giornata di ieri, Leonardo XIV ha sollecitato Putin per una tregua e il tempo necessario a percorrere ventidue chilometri di strada minata per tornare prima del coprifuoco, sperando di portare a casa un pugno di patate.

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