Rapporto Immigrazione 2026: Crescita stabile della popolazione straniera in Italia
Al 1° gennaio 2026, si contano quasi 5,6 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia, corrispondenti a il 9,4% della popolazione totale, contribuendo in modo significativo a contrastare la diminuzione demografica del Paese. Questi dati emergono dalla XXXV edizione del “Rapporto Immigrazione” di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, intitolata “Meno confini e più partecipazione“, presentata oggi a Roma. L’analisi mette in luce che la popolazione immigrata genera un valore aggiunto di 196 miliardi di euro (9,7% del PIL italiano) e versa 12,6 miliardi di IRPEF, sebbene molti stranieri siano impiegati in professioni a basso salario e affrontino numerose difficoltà socio-economiche, burocratiche ed esistenziali che ostacolano la loro integrazione, riporta Attuale.
Il rapporto, curato da Manuela De Marco e Simone Varisco e illustrato con disegni di Francesco Piobbichi, analizza le dinamiche complesse di un contesto storico contrassegnato da una crescente chiusura delle frontiere. La popolazione straniera è aumentata di circa 188 mila unità nell’ultimo anno, segnando un incremento del 3,5%, con una diversificazione delle provenienze, tra cui le comunità romena, albanese e marocchina, mentre si nota una crescente presenza asiatica. Tuttavia, nell’ultimo decennio, l’Italia ha registrato una crescita dell’immigrazione del 13%, più lenta rispetto a Paesi come la Germania (+51%), la Spagna (+33%) e la Francia (+18%).
Il Rapporto rileva inoltre marcate disparità nel mercato del lavoro. I lavoratori stranieri costituiscono il 10,7% del totale degli occupati, eppure la maggior parte di loro è costretta a ricoprire professioni non qualificate (29% rispetto all’8% degli italiani), guadagnando in media circa 17.000 euro all’anno contro i quasi 27.000 euro percepiti da chi è nato in Italia. Gli stranieri si trovano a fronteggiare anche difficoltà legate al lavoro su piattaforme digitali, sfruttamento e mancanza di trasparenza nei canali di ingresso del “Decreto flussi”. Inoltre, il 60% del bilancio delle famiglie straniere è dedicato ai bisogni essenziali, lasciando solo il 13% per il risparmio, mentre le rimesse costituiscono il 17%.
Sul fronte educativo, persistono significativi divari di apprendimento e un elevato rischio di abbandono scolastico tra i giovani con background migratorio (30% contro il 17%). Nelle diocesi di frontiera, le difficoltà occupazionali raggiungono il 61,5%, e il 34,5% degli stranieri vive in grave esclusione abitativa.
Tra le indagini originali nel volume, è possibile trovare risultati di un’indagine effettuata su circa 400 uffici Caritas e Migrantes, rivelando che il 67,4% degli immigrati desidera rimanere in Italia, grazie al supporto offerto dall’associazionismo e dalla società civile. Il quadro è completato da ricerche sulle pratiche partecipative dei giovani e su comunità di cattolici stranieri.
In risposta a tali evidenze, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno delineato priorità politiche, tra cui la creazione di un permesso di soggiorno per “radicamento sociale” e un adeguato rifinanziamento del Fondo nazionale per le politiche migratorie. Come sottolineato da mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, e don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, “il confine non è soltanto uno spazio di divisione fisica e valoriale, ma anche di opportunità di vita. È tempo di affrontarne i limiti con decisione: troppo alti sono ancora gli ostacoli nell’accesso alla scuola e agli alloggi, nelle opportunità lavorative e nella regolarizzazione del soggiorno”.