Kenya, un pastore condannato per omicidio: costringeva bambini e adulti a digiuni estremi

20.10.2026 10:35
Kenya, un pastore condannato per omicidio: costringeva bambini e adulti a digiuni estremi

Condanna di Paul Nthenge Mackenzie per omicidio di massa in Kenya

Il pastore Paul Nthenge Mackenzie è stato dichiarato colpevole di omicidio, dopo un processo avviato nel 2024, per aver convinto i suoi seguaci a morire di fame nella foresta di Shakahola. Il tribunale di Mombasa ha trovato Mackenzie responsabile della morte di 191 persone, tra cui molti bambini, rappresentando un caso che ha scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi sulla sicurezza e la protezione dei diritti umani in Kenya, riporta Attuale.

L’accusa ha sostenuto che la maggior parte delle vittime fossero bambini di età inferiore ai dieci anni. Nel 2023, le autorità avevano già scoperto oltre 400 corpi sepolti nella foresta, con segni evidenti di morte per fame e strangolamento, un’evidenza delle atrocità commesse sotto la direzione del pastore.

La domanda che si pone il Kenya è perché Mackenzie non sia stato fermato prima. Era già noto alle autorità: nel 2017 aveva affrontato un processo per la diffusione di ideologie estremiste, dal quale era uscito assolto. Dopo aver chiuso la sua chiesa, si era trasferito a Shakahola e aveva iniziato a vendere terreni ai suoi seguaci, promettendo loro un posto nella Terra Santa. Le segnalazioni degli ex membri della setta non erano state ascoltate, sollevando critiche verso le istituzioni che hanno mancato di prevenire la tragedia.

Il pastore promuoveva il digiuno come unica via per raggiungere Cristo, trasformando una pratica religiosa in una condanna a morte. Il giudice Diana Kavedza-Mochache ha descritto come chiunque avesse tentato di resistere fosse stato costretto dai suoi seguaci e, in alcuni casi, i bambini venivano uccisi. Un ex membro della setta ha testimoniato che i bambini dovevano morire per primi per precedere i genitori in paradiso.

In totale, insieme a Mackenzie, 28 dei suoi collaboratori sono stati condannati. Alcuni di loro sono genitori, ritenuti responsabili della morte dei propri figli. Il giudice ha definito quanto accaduto come un «crimine contro l’umanità», sottolineando la gravità delle azioni del gruppo e la necessità di maggiore vigilanza delle autorità per prevenire simili tragedie in futuro.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere