Decreto sicurezza, Carfagna propone divieto di accesso ai social per minori di 13 anni

21.10.2026 16:05
Decreto sicurezza, Carfagna propone divieto di accesso ai social per minori di 13 anni

Roma, 21 ottobre 2026 – I fatti di Milano smuovono la politica. All’indomani del via libera al decreto sicurezza, che estende il fermo preventivo anche ai minori, Noi Moderati intende “rafforzare” il decreto su un “fronte specifico”, quello dei social. Un tema su cui anche la premier Giorgia Meloni si è schierata a favore. Il partito guidato da Mara Carfagna annuncia un emendamento per introdurre il divieto di accesso alle piattaforme per gli under 13, un regime regolamentato e protetto per i ragazzi più grandi e l’obbligo per le società di intervenire sugli algoritmi che favoriscono la dipendenza, riporta Attuale.

Vietare l’accesso ai social network ai bambini sotto i 13 anni, introdurre un regime protetto per gli adolescenti e intervenire sugli algoritmi che favoriscono un utilizzo compulsivo delle piattaforme. È la stretta che Noi Moderati vuole portare nel decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri, con un emendamento che riprende il disegno di legge già depositato in Parlamento. “I fatti di Milano, il modo in cui i social sono stati utilizzati per organizzare violenze e devastazioni, ripropongono la necessità di introdurre limiti e regole chiare nell’accesso alle piattaforme per i più giovani”, afferma Carfagna.

Meloni apre al divieto, Carfagna cerca un’intesa con l’opposizione

La stretta sui social per i minori incassa anche l’apertura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non esclude un divieto per gli under 14. “Credo che spetti al Parlamento valutare se riprendere anche il lavoro fatto sul divieto di social ai minori di 14 anni”, ha detto a La Repubblica, indicando la strada parlamentare e lasciando aperta la possibilità di inserire una norma durante la conversione del decreto sicurezza. La premier ha ricordato che sul tema esiste già un lavoro trasversale, quello avviato nel 2024 da Marianna Madia, oggi in Italia Viva, e dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni. Il disegno di legge, sostenuto da esponenti di maggioranza e opposizione, punta a vietare l’accesso ai social sotto i 15 anni, ma è rimasto fermo in Parlamento. La riapertura del confronto potrebbe ora favorire una convergenza, anche se resta da definire quale soglia anagrafica adottare e come articolare le restrizioni.

È proprio su questi aspetti che si misura la proposta di Noi Moderati. Carfagna ha annunciato la disponibilità a lavorare con gli altri gruppi per arrivare a un testo comune: “Il ddl Madia-Mennuni è trasversale e ha il medesimo obiettivo del nostro emendamento al dl sicurezza: un ambiente digitale sicuro”. Le modalità, ha spiegato, sono però diverse: il testo bipartisan prevede il divieto assoluto sotto i 15 anni, mentre Noi Moderati propone di vietare i social fino ai 13 anni e di introdurre un regime speciale protetto per i ragazzi tra i 13 e i 16. “Mi farò carico di interloquire anche con le forze di opposizione per convergere su un testo comune”, ha assicurato Carfagna, sottolineando la necessità di collaborare per ottenere il massimo risultato.

L’idea restrittiva sui social di Nm: limitare età e contenuti

La proposta si articola su tre fronti: divieto di accesso ai social per gli under 13; profili speciali per i ragazzi più grandi, con limitazioni su contenuti, contatti e funzionalità più sensibili; revisione dell’architettura algoritmica delle piattaforme, per contrastare i meccanismi che incentivano la permanenza prolungata online. Il disegno di legge di Carfagna, presentato alla Camera il 31 marzo, è stato assegnato alla commissione Trasporti e non ha ancora iniziato l’esame. Un altro testo, presentato al Senato da Mariastella Gelmini il giorno stesso, riguarda l’utilizzo delle piattaforme digitali da parte degli under 16.

La stretta europea

L’Italia si inserisce in un dibattito ormai continentale, alimentato dalla decisione dell’Australia di vietare, dal dicembre 2025, l’accesso agli account di determinate piattaforme social ai minori di 16 anni. In Europa, la Francia ha approvato alla Camera, il 21 luglio, una legge che punta a vietare i social agli under 15 e a introdurre verifiche dell’età. Il percorso, tuttavia, deve fare i conti con la compatibilità delle misure nazionali con le regole europee sui servizi digitali.

Anche la Norvegia ha annunciato l’intenzione di presentare entro la fine dell’anno una proposta per impedire ai minori di 16 anni di utilizzare piattaforme considerate dannose, con obblighi di verifica dell’età a carico delle aziende. In Spagna il governo ha proposto di alzare a 16 anni la soglia per l’accesso, mentre in Danimarca e Portogallo sono state avanzate iniziative per introdurre restrizioni rispettivamente per gli under 15 e per gli under 16. Il dibattito coinvolge inoltre Germania, Regno Unito e altri Paesi, con modelli e tempi diversi. Bruxelles, intanto, lavora a strumenti comuni per la verifica dell’età e il rafforzamento della protezione dei minori online. La questione è anche come evitare che ogni Stato introduca soglie e sistemi differenti, rendendo più complicato per le piattaforme rispettare gli obblighi e per le famiglie orientarsi tra le regole.

E in Italia?

Nel nostro Paese non esiste ancora un divieto generale di accesso ai social per i minori di una determinata età. La normativa italiana prevede che il minore possa prestare autonomamente il consenso al trattamento dei dati personali per i servizi della società dell’informazione a partire dai 14 anni; al di sotto di quella soglia è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Non è, però, un divieto generale di utilizzare i social fino ai 14 anni. Il Parlamento ha già avviato diverse iniziative.

Oltre al testo di Noi Moderati, sono state presentate proposte che puntano a vietare l’accesso ai social agli under 15, come quella della deputata Renate Gebhard, e agli under 16, come quella di Avs. Altri disegni di legge si concentrano sulla verifica dell’età e sulla tutela dei minori nella fruizione dei servizi digitali. Il nodo politico e tecnico resta l’effettiva applicazione delle restrizioni: verificare l’età senza raccogliere una quantità eccessiva di dati personali, impedire l’aggiramento dei controlli e stabilire quali piattaforme rientrino nel divieto. La proposta di Carfagna mira a limitare l’accesso dei più piccoli e rendere meno insidiosa l’esperienza digitale degli adolescenti. Ora occorre delineare un quadro: l’emendamento troverà spazio nel decreto sicurezza o il confronto proseguirà nell’iter parlamentare delle proposte già depositate.

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